Big Data

Hai presente quelle scene allucinanti in cui Neo e i suoi compagni riescono a vedere il mondo di Matrix attraverso delle velocissime ed incomprensibili liste di numeretti verdi sullo schermo di un pc? Ecco. Quello che i protagonisti di Matrix scorgevano era un mondo virtuale fatto di montagne di dati che oggi definiremmo Big Data: dati strutturati come i database, ma anche non strutturati come immagini, email, dati GPS, informazioni prese dai social network...

Un insieme tanto grande e complesso di dati richiede l’utilizzo di strumenti che permettano di organizzare, estrapolare, analizzare e, cosa fondamentale, creare legami che mettano in relazione tutto questo mare di informazioni che, altrimenti,  saranno destinate ad un triste naufragio

Ci troviamo nell’era dell’Internet of Things, in un mondo iperconnesso alla rete e proprio per questo pieno di dati, o meglio, di impronte digitali. Proprio così: tu, io, le persone, le organizzazioni, persino le cose – diamine, anche la tua nuova lavatrice è connessa alla rete – non fanno altro che lasciare dietro di sé una scia lunghissima di dati.

Il problema, quando si parla di Big Data, è che si tende spesso a parlare di qualcosa di astratto, per questo provo a darti un’idea più chiara con un esempio pratico.

Walmart, la più grande catena al mondo operante nella grande distribuzione organizzata (circa 2 milioni di impiegati e 20.000 punti di vendita), un gigante del retail che ha capito per tempo il valore del data analytics studiando i dati nel loro complesso e non in singoli dataset.

Nel 2012 – all’approssimarsi del funesto Uragano Sandy – la CIO di Walmart Linda Dillman si mise a studiare tutti i dati a propria disposizione per cercare di prevedere la domanda delle provviste di emergenza in vista dell’arrivo del ciclone. Si rese conto che, insieme alle torce e agli equipaggiamenti di emergenza, negli anni precedenti c’era stata una crescita esponenziale nelle vendite delle Pop Tarts alla fragola, merendine confezionate che tutto farebbero pensare tranne che ad un ciclone in arrivo. Eppure i dati parlavano chiaro: così, all’avvicinarsi del violentissimo uragano, i negozi vennero riforniti di montagne di Pop Tarts le quali, guarda caso, vennero vendute in tempi brevissimi.

Come ha spiegato Naveen Peddamail, Senior Statistical Analyst di Walmart, «il nostro obiettivo è di avere le informazioni sui nostri business il più velocemente possibile, così da poter entrare subito in azione ed eliminare ogni ritardo. Parliamo di analisi proattiva e reattiva».

Insomma: qualsiasi strategia tu scelga di implementare non potrai fare a meno di partire dalla comunicazione.

La comunicazione, va da se, non può prescindere dalle parole, dalle keyword.

Perciò, se stai cercando qualche dritta capace di farti entrare in testa le più importanti logiche di posizionamento sul web mi sa che la mia guida SEO fa proprio al caso tuo.