Gemini 3.5 Flash Cyber: la nuova IA di Google per la sicurezza è potente, ma non per tutti

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

La sua capacità di scovare e persino creare exploit funzionanti la rende un’arma a doppio taglio, tanto preziosa per la difesa quanto pericolosa se usata per attaccare

Google entra a gamba tesa nella cybersicurezza con Gemini 3.5 Flash Cyber, un modello AI economico che supera i rivali come Anthropic. La sua capacità di creare exploit lo rende però un'arma a doppio taglio, tanto che il suo accesso è limitato a pochi eletti, sollevando interrogativi su una nuova corsa agli armamenti digitali tra pochi attori.

Google lancia la sfida ad Anthropic: un’IA per la sicurezza più economica, ma è davvero per tutti?

Google ha appena messo sul tavolo una nuova carta nella partita dell’intelligenza artificiale, e si chiama Gemini 3.5 Flash Cyber. La promessa è allettante: un modello di IA per la sicurezza informatica che, stando a quanto dicono, fa lo stesso lavoro dei sistemi più blasonati e costosi, come Mythos di Anthropic, ma a un costo decisamente inferiore.

In un mondo dove le vulnerabilità software sono il pane quotidiano degli hacker, avere uno strumento capace di trovarle e correggerle in fretta è una manna dal cielo. Peccato che, per ora, questa potente tecnologia non sia destinata a te o a me, ma solo a governi e a una cerchia ristretta di partner fidati.

Il motivo?

È una di quelle storie in cui la soluzione a un problema rischia di diventare un problema ancora più grande.

Come funziona questa nuova “arma” e perché i numeri sembrano darle ragione

Non pensare a un assistente virtuale con cui chiacchierare.

Flash Cyber è più un segugio specializzato che opera all’interno di un altro strumento di Google, CodeMender. In pratica, Google scatena più “agenti” AI contemporaneamente sullo stesso codice, ciascuno con il compito di scovare falle da prospettive diverse, per poi unire i risultati in un unico rapporto. Questo approccio, combinato con la velocità e il basso costo del modello, permette di analizzare il software in modo molto più approfondito rispetto al passato.

E i risultati, a quanto pare, parlano chiaro.

Nel test sul motore V8 di JavaScript, un componente fondamentale di browser come Chrome, Flash Cyber ha scovato 55 problemi unici, contro i 47 del modello Gemini standard e i 36 di Claude Opus 4.6 di Anthropic, come riportato su The Verge.

Ma è qui che la cosa si fa seria.

Durante i test, questo modello è stato in grado di generare un exploit funzionante al 100% per un attacco di tipo remote code execution, bypassando le misure di sicurezza standard. Una capacità che da un lato è preziosissima per chi si difende, ma dall’altro fa venire i brividi se si pensa a chi potrebbe usarla per attaccare.

Non solo cybersicurezza: arriva anche Gemini 3.6 Flash

L’annuncio di Flash Cyber è arrivato insieme al debutto di Gemini 3.6 Flash, il nuovo modello “general purpose” con cui Google punta a migliorare prestazioni ed efficienza nelle applicazioni AI. Secondo l’azienda, il modello offre risultati migliori nella scrittura di codice, nell’analisi di documenti e nelle attività multimodali, consumando il 17% in meno di token in uscita rispetto a Gemini 3.5 Flash. In alcuni benchmark dedicati allo sviluppo software, come DeepSWE, la riduzione arriva addirittura fino al 65%, con un numero inferiore di passaggi di ragionamento e chiamate agli strumenti.

Google ha abbassato anche i costi di utilizzo: Gemini 3.6 Flash viene proposto a 1,50 dollari per milione di token in input e 7,50 dollari per milione di token in output, rendendolo più economico del suo predecessore e più adatto alla diffusione di agenti AI in ambienti produttivi. In parallelo è stato annunciato anche Gemini 3.5 Flash-Lite, una versione ancora più veloce ed economica, mentre Gemini 3.5 Pro resta in fase di test con alcuni partner. DeepMind ha inoltre confermato di aver già avviato l’addestramento di Gemini 4, definito il progetto di pre-training più ambizioso mai realizzato dal gruppo.

La medaglia ha due facce: perché Google tiene la sua creatura al guinzaglio

Google stessa definisce questa tecnologia “dual-use”, un termine che suona un po’ da film di spionaggio ma che significa una cosa molto semplice: ciò che aiuta i buoni può, con la stessa efficacia, aiutare i cattivi.

Per questo motivo, l’accesso a Flash Cyber è limitato.

L’idea, secondo i dirigenti di DeepMind, è quella di dare ai difensori “un vantaggio nel trovare e correggere le vulnerabilità critiche prima che possano essere sfruttate, mitigando al contempo un uso improprio più ampio”, come descritto nel loro blog ufficiale.

Il lancio arriva, non a caso, poche settimane dopo la notizia che Google ha sventato quello che ritiene essere il primo attacco zero-day creato con l’aiuto dell’IA.

La mossa di Google, quindi, non solo alza l’asticella della competizione ma solleva una domanda fondamentale: stiamo assistendo a una corsa agli armamenti digitali dove le armi più potenti restano nelle mani di pochi eletti?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

24 commenti su “Gemini 3.5 Flash Cyber: la nuova IA di Google per la sicurezza è potente, ma non per tutti”

    1. Benedetta Lombardi

      @Nicola Caprioli Né pazienti né cavie, siamo solo il target di un nuovo abbonamento premium; il solito funnel, ma con un copywriter d’eccezione.

      1. Nicola Caprioli

        @Benedetta Lombardi D’accordo, siamo il target. Ma intanto loro armano i ladri e poi vendono le porte blindate solo a chi se le permette. Noi altri restiamo fuori al freddo?

  1. L’idea di costruire un acceleratore di vulnerabilità con un selettore all’ingresso è terrificante, perché si finge di ignorare che l’output, per sua natura, non sarà mai controllabile. Mi domando quale sia la soglia di rischio calcolato prima del collasso sistemico.

    1. Gabriele Caruso

      @Paola Pagano Ci costruiscono il mostro per poi venderci la catena a peso d’oro. Io, che parlo di etica digitale ai miei studenti, mi sento un povero giullare.

  2. Riccardo De Luca

    Hanno messo il turbo alla corsa agli armamenti digitali. I big si corazzano, noi restiamo con gli scudi di latta. Il prossimo virus ce lo scriverà un’IA per farci comprare l’antivirus da un’altra. Bel modello di business.

  3. Andrea Cattaneo

    Ci raccontano la favoletta della cybersicurezza per il popolo, ma è la solita manfrina per blindare i soliti noti e lasciare noi poveri cristi a fare da scudo umano. Mi chiedo a cosa serva una porta blindata se le chiavi le ha solo il palazzo di fronte.

  4. Chiara De Angelis

    La chiamano sicurezza, ma è solo un’arma in più per chi è già armato. È una semplice mossa di posizionamento sul mercato della paura.

    1. Alessio De Santis

      @Chiara De Angelis Vendono un lucchetto nuovo, ma il fabbro tiene la chiave per tutti. Costruiscono la prigione e poi ti offrono il posto da guardiano. Quando smetteremo di comprare le sbarre?

  5. Non ci insegnano a parare il colpo, ci mostrano solo la nuova arma del campione. Devo ricordarmi di allenare la schivata, non la difesa.

    1. Patrizia Bellucci

      @Carlo Caruso La schivata è l’arte di chi subisce il gioco. Io preferisco avere le chiavi dell’armeria, non diventare un bersaglio più agile.

  6. Valerio Valentini

    Non stanno distribuendo scudi, stanno forgiando le spade per la prossima guerra. Il problema non è chi resta fuori dal castello, ma chi avrà le chiavi per entrarci quando le porte saranno chiuse.

    1. Veronica Napolitano

      @Valerio Valentini Le chiavi sono il punto. Io intanto preparo il curriculum per un lavoro onesto. Questa roba mi mette un’angoscia terribile.

      1. Valerio Valentini

        @Veronica Napolitano L’onestà non è un riparo, è solo la cella più comoda. Il punto non è avere un lavoro, ma capire chi tiene in mano le chiavi della prigione e per quale motivo.

  7. Clarissa Graziani

    Forniscono scudi solo ai cavalieri del loro regno. Io, umile popolana, posso avere una pentola? Mi serve come elmo.

  8. Nicolò Sorrentino

    Più che una corsa agli armamenti, mi sembra un club esclusivo. Google sta creando il desiderio prima del lancio. Non è un muro, è il nastro rosso di un’inaugurazione. Quale sarà il prezzo del biglietto per entrare?

    1. @Nicolò Sorrentino Il prezzo non sarà in denaro. Prima ci mostrano il pericolo, poi vendono il riparo. Ma chi ci garantisce che il riparo non sia una gabbia dorata?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore