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La misura, la prima di questo tipo nell’Unione Europea, impone la chiusura degli account esistenti entro il 2027, ma la sua applicazione si scontra con la difficile verifica dell’età e solleva molti dubbi
La Francia lancia una sfida ambiziosa ma controversa: dal 2026, social come TikTok e Instagram saranno vietati ai minori di 15 anni. Se da un lato la legge, voluta da Macron, mira a proteggere i giovani, dall'altro solleva enormi dubbi sulla sua reale applicabilità e sul rischio di un proibizionismo inefficace che potrebbe isolare i ragazzi.
La Francia dice basta: social vietati ai minori di 15 anni
La legge, approvata in via definitiva a luglio, non lascia spazio a interpretazioni: dal 1° settembre 2026 niente nuovi account per gli under 15, e quelli già esistenti dovranno essere chiusi entro l’inizio del 2027.
Per circa quattro mesi, come ha spiegato la ministra per il digitale Anne Le Hénanff, tutti gli utenti in Francia dovranno dimostrare la propria età, e gli account dei più giovani verranno disattivati.
Il divieto non colpirà indiscriminatamente ogni angolo del web: restano fuori le enciclopedie online, le piattaforme con scopi educativi e, dettaglio non da poco, i servizi di messaggistica privata come WhatsApp, che tecnicamente non rientrano nella definizione di social network.
Questa iniziativa è un cavallo di battaglia del presidente Emmanuel Macron, che l’ha difesa sostenendo che “le emozioni dei nostri figli non sono in vendita” e non devono finire in pasto ad algoritmi progettati per incollarli allo schermo.
Il pacchetto di misure si completa con l’estensione del divieto di usare lo smartphone a tutti i licei, una regola già in vigore nelle scuole primarie e medie. L’obiettivo è chiaro: ridurre l’esposizione agli schermi e proteggere la salute mentale dei più giovani.
Il risultato è una legge che accontenta la politica, ma che lascia aperti interrogativi enormi.
Perché il vero scontro non è tanto sulla norma, quanto sul suo impatto reale sulla vita dei ragazzi.
Un divieto che fa discutere: tra promesse e ostacoli pratici
Far rispettare un divieto del genere è tutt’altro che semplice. Il compito di vigilare è stato affidato all’ARCOM, l’autorità francese per il digitale, che dovrà controllare le soluzioni tecnologiche adottate dalle piattaforme.
E qui sorge il primo, gigantesco problema: la verifica dell’età.
Come faranno le piattaforme a sapere quanti anni hai senza trasformarsi in uno strumento di sorveglianza di massa?
I sistemi di “age gating” dovranno rispettare le linee guida della CNIL, l’autorità per la privacy, per evitare di raccogliere una quantità spropositata di dati sensibili, come documenti o informazioni biometriche. Le piattaforme rischieranno multe, certo, ma la domanda è se i loro sistemi di verifica saranno davvero efficaci o solo un ostacolo facilmente aggirabile.
Il percorso della legge, del resto, è stato tutt’altro che liscio. Inizialmente, l’Assemblea nazionale puntava a un divieto totale, mentre il Senato preferiva un approccio più sfumato, con una “lista nera” di servizi considerati nocivi. Una soluzione che, però, ha sollevato i dubbi della Commissione europea sulla compatibilità con il Digital Services Act.
Alla fine, si è arrivati a un compromesso: un divieto generalizzato che, sulla carta, sembra più semplice, ma che nella pratica solleva più di una perplessità.
La Francia si trova così a fare da apripista con una soluzione tanto ambiziosa quanto rischiosa, che molti altri paesi osserveranno con un misto di curiosità e scetticismo.
Tutela o proibizionismo? Il vero nodo della questione
La legge ha spaccato l’opinione pubblica.
Da un lato, le associazioni per la tutela dell’infanzia e della famiglia, come l’UNAF, hanno applaudito la decisione, vedendola come un’arma necessaria contro la dipendenza digitale e la pressione psicologica alimentata dagli algoritmi. I dati, d’altronde, parlano chiaro: diversi studi, citati anche durante il dibattito parlamentare, collegano l’uso intensivo dei social a un aumento di ansia, depressione e disturbi del sonno tra gli adolescenti.
Dall’altro lato, però, si sono levate le voci critiche. Molti esperti di diritto digitale e parte dell’opposizione temono che il divieto sia non solo inefficace – i ragazzi più smaliziati troveranno facilmente il modo di aggirarlo con VPN o identità false – ma anche controproducente.
Vietare i social non elimina la pressione sociale che spinge i giovani a usarli e rischia di isolare chi rispetta le regole, escludendolo da una parte importante della vita dei coetanei. Secondo alcuni ricercatori, un divieto totale è una misura sproporzionata; sarebbe stato meglio puntare su limiti di tempo, impostazioni di privacy più sicure e, soprattutto, su una massiccia campagna di educazione digitale.
La Francia ha acceso un faro su un problema che tutti vediamo.
Resta da capire se questa sia la strada giusta o solo il primo, incerto, passo in un territorio ancora tutto da esplorare.

Mossa politica per analfabeti digitali. La proibizione genera mercati neri e identità fittizie. Il problema non è lo strumento, è l’educazione assente.
Cercano di insegnare a nuotare tenendo i ragazzi fuori dall’acqua. È una toppa goffa su un vestito strappato. L’educazione digitale è diventata una parola proibita?
Creano il problema per vendere la soluzione: l’ID digitale. Intanto, noi del marketing studiamo il mercato nero dei profili under 15. Dati preziosi, questi proibiti.
@Luciano Fiore Il mercato nero è rumore di fondo, dati sporchi per dilettanti. La vera raccolta, pulita e centralizzata, avverrà con l’ID digitale che stanno costruendo. Il resto è solo intrattenimento per le masse.
@Giulia Martini Il gregge va guidato con la scusa del lupo. Il pastore digitale sa già dove ci sta portando: dentro al suo recinto.
@Luciano Fiore Il proibizionismo genera preziose nicchie di mercato; qualcuno dovrà pur servirle con un servizio.
Altro che tutela, questa è la scusa per imporre l’ID digitale a tutti. Finiremo tracciati ovunque, non è chiaro dove andremo a parare.
Altro capolavoro di burocrazia. Chiudono la porta principale, ma i ragazzi usano il passaggio segreto del VPN da anni. Io insegno queste diavolerie e mi sento un dinosauro. Costruiscono castelli di sabbia e poi si stupiscono della marea.
Un gesto platonico di rara bellezza, un divieto che serve solo a creare l’illusione del controllo. I ragazzi troveranno altre vie, come sempre, e noi continueremo a monetizzare la loro disattenzione con la coscienza pulita.
Carlo, altro che illusione del controllo: è il pretesto per schedarci tutti con un ID digitale. Questa storia mette i brividi, chi li ferma?
Mettere un divieto è come costruire una diga. La comunicazione dei ragazzi troverà altre vie, forse meno sicure. Invece di fermare il fiume, non era meglio scavare canali più adatti a loro?
I dati sull’età sono falsi da sempre. Ora lo saranno solo un po’ di più.
Tentano di svuotare il mare con un secchiello. I ragazzi intanto costruiscono sottomarini.
Giada Mariani, e chi vende i pezzi per i sottomarini? Le stesse aziende. È solo un altro modo per profilare i nostri figli.
Carlo Ferrari, il proibizionismo genera un mercato alternativo, controllato dagli stessi attori. I dati dei ragazzi vengono raccolti comunque, cambiano solo le modalità con cui sono venduti. Resta un circolo chiuso con un solo vincitore.
Giada Mariani, quei sottomarini sono in mare aperto da un pezzo. Questa è la classica mossa per acquietare i genitori, mentre i ragazzi navigano già in acque ben più oscure e senza alcuna mappa.
Proibire invece di educare, che grande idea. Siccome noi a 14 anni non abbiamo mai mentito sull’età, funzionerà alla grande. Mi chiedo solo quale sia il piano B quando si accorgeranno che non funziona.
Andrea Gatti, il piano B non esiste. È solo marketing per genitori ansiosi. Una pezza peggiore del buco, applaudita come una grande riforma. Che pena mi fanno questi ragazzi.
Stanno solo spostando i ragazzi da un recinto privato a uno statale. Un grande spettacolo per cambiare il guardiano, ma il gregge resta sempre gregge. È questa la libertà che vogliamo insegnare loro?
Mossa da boomer. Invece di insegnare a nuotare, svuotano la piscina. I ragazzi più svegli sgameranno il sistema in due minuti. Chi resta indietro è chi segue le regole. Selezione naturale digitale.