La causa riunita davanti al giudice Pitts deciderà se l’uso di libri protetti da diritto d’autore per addestrare i modelli
È una partita asimmetrica, e ora ha anche un calendario. Mentre Apple, Google, NVIDIA, xAI e Perplexity sono uscite dal procedimento lo scorso giugno, Anthropic resta l’unica azienda di intelligenza artificiale sul banco degli imputati nella causa promossa dall’ex giornalista del Wall Street Journal John Carreyrou. Il giudice Pitts ha messo nero su bianco l’8 agosto 2026 il calendario di briefing consolidato che scandirà le prossime mosse processuali: un’aula unica, nel Distretto Settentrionale della California, deciderà se addestrare modelli di linguaggio su libri coperti da diritto d’autore sia lecito o costituisca una violazione sistematica.
Il nodo è tanto semplice quanto spinoso. Carreyrou — l’autore di “Bad Blood”, l’inchiesta che ha smascherato Theranos — aveva depositato la causa il 22 dicembre 2025 insieme ad altri quattro scrittori che avevano scelto di non aderire al maxi-accordo transattivo Bartz v. Anthropic. La richiesta iniziale chiamava in causa cinque colossi tecnologici oltre ad Anthropic. A giugno 2026 il giudice Pitts ha separato e archiviato i procedimenti contro Google, xAI, Perplexity, Apple e NVIDIA, lasciando in piedi soltanto la causa contro Anthropic. Nel frattempo, lo scorso marzo, la società di Carreyrou — Cambronne — è stata sostituita come attore principale, e il caso ha preso il nome attuale: Cambronne v. Anthropic.
Il peso di Books3, il dataset ombra che fa la differenza
Perché proprio Anthropic è rimasta l’unico bersaglio? La risposta sta in un white paper di quattro anni fa. Già nel dicembre 2021 l’azienda aveva dichiarato di aver utilizzato Books3, una cosiddetta “shadow library” — una biblioteca digitale pirata — per addestrare i propri modelli. Non è un dettaglio tecnico: è l’ammissione che ha reso il caso Anthropic diverso da tutti gli altri. Mentre altre aziende hanno sempre mantenuto un profilo più opaco sui dataset di addestramento, Anthropic ha messo per iscritto l’uso di testi protetti da copyright senza autorizzazione.
La portata del contenzioso è enorme, ma va letta con un avvertimento. La class action Bartz v. Anthropic coinvolge quasi mezzo milione di autori, e stando all’analisi pubblicata sul blog specializzato di Wolters Kluwer, un quarto del risarcimento andrà agli avvocati. È la più grande transazione sul copyright della storia americana, un numero che da solo spiega quanto il settore editoriale consideri esistenziale questa battaglia legale.
Il 1° luglio 2026 il giudice Pitts ha formalizzato ciò che già si intuiva: quasi tutte le cause promosse da autori ed editori contro Anthropic nel distretto sono state riunite sotto la sua supervisione. L’eccezione sono i casi legati alla musica — Concord Music I e II, e BMG — che restano assegnati al giudice Lee. Per i libri, invece, il fronte è unico.
L’onda d’urto per editori e autori digitali
Se per l’industria musicale il percorso giudiziario corre su un binario separato, per chi produce contenuti testuali tutto converge in un solo tribunale. E il calendario ora esiste. La decisione del giudice Pitts non stabilisce ancora chi abbia ragione o torto, ma fissa le tappe che porteranno al verdetto. Per chi pubblica — giornalisti, saggisti, romanzieri, editori digitali — il significato è concreto: si avvicina il momento in cui un giudice dovrà stabilire se l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale su testi coperti da copyright sia furto o fair use.
La posta in gioco non è soltanto il risarcimento milionario. È la definizione stessa del valore della parola scritta in un ecosistema in cui i modelli generativi possono riprodurre, rielaborare e redistribuire contenuti senza che l’autore originale veda un centesimo. Il fatto che il 25 per cento dell’eventuale risarcimento nella class action Bartz vada agli avvocati solleva una domanda scomoda: quanto arriverà davvero nelle tasche di chi scrive? E soprattutto: basterà a costruire un equilibrio diverso, in cui chi produce contenuti abbia voce in capitolo su come vengono utilizzati per addestrare le macchine?
Il processo Cambronne v. Anthropic non è soltanto una resa dei conti legale. È la prima occasione in cui un tribunale americano dovrà pronunciarsi in modo organico sull’uso di opere protette nell’addestramento dell’intelligenza artificiale, dopo anni di cause frammentate e transazioni extragiudiziarie. Per chi pubblica, è la sentenza che può riscrivere le regole del gioco.
