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Gli infostealer hanno rubato le sessioni di Claude Max

Scritto daMi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

Malware ruba i cookie e bypassa l’2FA, mirando agli account da 200 dollari al mese.

Lo scorso 4 agosto Grant De Swardt, consulente AI indipendente nell’East Sussex, nel Regno Unito, ha notato qualcosa di strano nel suo account Claude Max 20x, l’abbonamento da 200 dollari al mese di Anthropic. Secondo la ricostruzione di TechCrunch, non c’entra una password debole: il suo account è stato svuotato attraverso un furto di sessione, la tecnica con cui un malware copia i cookie di login dal computer della vittima e li riproduce altrove per entrare senza alcuna autenticazione.

Dopo l’indagine, Anthropic ha sospeso l’abbonamento a pagamento di De Swardt, ha invalidato tutte le sessioni e i token Claude Code lato server e ha riconosciuto un rimborso parziale di 44,49 sterline per il tempo residuo. La causa, secondo l’azienda, è stata una chiave di sessione Claude compromessa, usata per generare token OAuth non autorizzati per Claude Code: in pratica, delle credenziali di accesso coniate a partire da una sessione già aperta e legittima.

In un’email ad agosto, Anthropic ha raccontato il quadro in modo esplicito: un malintenzionato usa “comuni malware infostealer per rubare le sessioni di login di Claude dai computer delle persone, per poi usare quelle sessioni per accedere agli account Claude e consumarne l’utilizzo”.

De Swardt, dal canto suo, ha preso una decisione netta: ha cancellato l’abbonamento a Claude in favore di Cursor, attratto dalla possibilità di usare più modelli, incluse opzioni open source più economiche. Il suo caso, però, apre una domanda: si tratta di un incidente isolato o della punta di un fenomeno più ampio?

La campagna dietro il singolo caso

La risposta arriva dai ricercatori, ed è poco rassicurante. Secondo Anthropic, i malware identificati finora in questa campagna includono Vidar, Lumma (LummaC2), StealC, RedLine e Acreed su Windows, e Atomic Stealer (AMOS) su un numero limitato di Mac. Non si tratta di un singolo strumento, ma di una famiglia intera di infostealer — programmi pensati per estrarre dati dai computer infetti — impiegata con lo stesso obiettivo: accedere agli account Claude degli utenti e consumarne l’utilizzo.

La stessa dinamica è descritta, all’inizio di settembre, anche da Malwarebytes, che cita l’avviso di Anthropic: un attore malevolo ruba sessioni di login di Claude e le usa per entrare negli account a spese degli utenti. E non è la prima volta che Claude finisce al centro di un attacco. Già a fine luglio, secondo i ricercatori di Huntress, un attore malevolo aveva abusato della funzione Claude Artifacts per indirizzare gli utenti verso malware. Vettori diversi — la generazione di contenuti, il furto di sessione — ma lo stesso bersaglio: chi usa Claude, spesso per lavoro.

Perché la 2FA non basta più

Qui arriva l’implicazione scomoda. Gli infostealer non hanno bisogno di conoscere la password. Copiano i cookie di login, i piccoli file che tengono aperta la sessione su un sito, e li riproducono su un altro computer. Il servizio riconosce quei cookie come validi e apre l’account senza chiedere né password né codice di verifica. In questo modo gli attaccanti possono aggirare del tutto l’autenticazione a due fattori (2FA), riproducendo le sessioni rubate. È per questo che a fine agosto Anthropic ha iniziato a bloccare gli utenti dagli account Claude dopo che gli infostealer avevano copiato i cookie di login.

Il precedente esiste già, ed è misurabile. Nel 2025 il malware infostealer ha portato all’esposizione di oltre 300.000 credenziali di ChatGPT, secondo l’IBM X-Force Threat Intelligence Index. Rispetto a un anno e mezzo fa, però, è cambiato il valore di quegli account. Un abbonamento Claude Max da 200 dollari al mese non è un semplice servizio: chi lo usa per lavorare — consulenti, sviluppatori, team che producono contenuti — concentra in quelle sessioni una parte misurabile della propria produttività. Un token OAuth per Claude Code rubato non consuma solo crediti: può dare accesso a ciò che la persona stava facendo con l’AI, ai suoi progetti e ai suoi flussi di lavoro.

La domanda, a questo punto, non è se un altro account aziendale verrà svuotato, ma quando. Per chi pubblica o produce contenuti con l’AI, la conseguenza pratica è una sola: smettere di considerare l’account come un semplice abbonamento. Le sessioni di login sono credenziali a tutti gli effetti, e il furto di un token è il nuovo costo della produttività AI.

L'autore

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

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