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Google ha messo un milione di dollari sulle competenze

Scritto daMi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

Il finanziamento da 1,3 milioni di euro servirà a formare i professionisti del cinema, della musica e dell’informazione

Tre giorni dopo l’annuncio dello scorso 11 settembre, i numeri dello studio condotto da Public First per Google non sono più una previsione: sono un perimetro. Secondo lo studio globale indipendente di Public First per Google, l’impatto economico dei media generativi può superare i 920 miliardi di dollari di PIL addizionale entro il 2035. Lo stesso studio stima che l’AI possa aumentare del 20% la produttività individuale dei creativi, liberando in media 390 ore all’anno — circa dieci settimane lavorative — da compiti operativi e ripetitivi. E per l’Italia prevede una crescita netta di 44.000 posti di lavoro nel settore creativo nel prossimo decennio. Il nodo non è se l’AI arriverà nel settore creativo, ma chi sarà pronto a usarla.

390 ore restituite ai creativi

Tra i numeri dello studio, quello delle 390 ore è il più concreto. Significa sottrarre, per ciascun professionista, circa dieci settimane lavorative l’anno a compiti operativi e ripetitivi. Dieci settimane sono più di due mesi pieni: per chi scrive, monta, progetta o pubblica, vuol dire spostare tempo dalla parte esecutiva alla parte editoriale e strategica. Il modello economico di Public First aggiunge un dato italiano: 44.000 posti di lavoro netti nel settore creativo nel prossimo decennio. La parola “netti” conta: non posti lordi creati e poi in parte compensati, ma un saldo positivo stimato.

Lo studio va però letto per quello che è: una proiezione. È condotto per conto di Google, che ha interesse a mostrare l’AI come opportunità. I numeri non sono falsi per questo, ma sono orientati. E da soli non formano nessuno: servono risorse, percorsi, tempi. Per capirli bisogna seguire i soldi.

Un milione di dollari e una open call: la macchina parte nel 2027

E infatti lo scorso 11 settembre Google.org ha erogato un finanziamento di un milione di dollari al Fondo per la Repubblica Digitale, integrato da un cofinanziamento fino a 500.000 euro, per un impegno complessivo superiore a 1,3 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato è riqualificare da 2.000 a 2.500 professionisti a rischio di esclusione digitale nei settori del cinema e dell’audiovisivo, della musica e dell’informazione. Il progetto si inserisce in AI Works for Italy, l’iniziativa a lungo termine presentata da Google per diffondere competenze digitali in Italia, con un investimento già annunciato di 2 milioni di dollari per formare 13.000 studenti universitari prossimi all’ingresso nel mondo del lavoro.

I tempi, però, raccontano un’altra storia. Entro la fine del 2026 il Fondo per la Repubblica Digitale lancerà una open call per selezionare da due a quattro enti non profit che dovranno costruire e gestire i percorsi formativi sul territorio. Le attività formative partiranno dalla metà del 2027 e proseguiranno nel 2028. Tradotto: tra l’annuncio e il primo corso passerà quasi un anno; tra l’annuncio e la piena operatività anche di più. Non è un’incoerenza, ma è un dato da ricordare quando qualcuno descrive l’urgenza delle competenze come se fosse questione di settimane. L’urgenza può essere reale, la macchina formativa no: si muove con i tempi di una selezione pubblica, di un avvio progressivo, di una costruzione sul territorio.

Il paradosso del sistema creativo

Il paradosso è tutto qui. In Italia il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, come ricorda il Fondo per la Repubblica Digitale, genera oltre 112 miliardi di euro di valore aggiunto e impiega 1,5 milioni di persone in quasi 289.000 imprese. La stessa fonte stima che la trasformazione legata all’AI possa tradursi in un valore aggiunto diretto di 3,3 miliardi di euro per il comparto creativo locale — cinema, musica, design, editoria e audiovisivo — e in un incremento complessivo fino a 11 miliardi di euro di PIL addizionale per il Sistema-Paese entro il 2035. Sono cifre che spiegano perché il tema sia entrato nell’agenda del settore e dei finanziatori.

Eppure, di fronte a un sistema da 112 miliardi, le competenze restano il collo di bottiglia. Un report di AWS ha rilevato che il 48% delle aziende italiane segnala la carenza di competenze interne come un freno all’espansione dell’AI e solo il 18% afferma di avere competenze solide. In altri termini: il valore esiste, la domanda di produttività esiste, ma la preparazione è minoritaria. È esattamente il divario che i percorsi finanziati da Google.org provano a colmare, partendo dai professionisti più esposti al rischio di esclusione digitale. Ma il divario non è solo aziendale: è anche di velocità. Chi usa l’AI per produrre di più, prima degli altri, cambia le aspettative del mercato. I 2.000-2.500 professionisti formati da metà 2027 saranno una frazione piccola rispetto a 1,5 milioni di addetti.

Il quadro competitivo conferma che non si tratta di una corsa solitaria. Microsoft promuove AI Skills Alliance, un’alleanza tra istituzioni e imprese per diffondere competenze digitali e in materia di intelligenza artificiale, offrendo percorsi formativi gratuiti. AWS fotografa il ritardo con il report citato; Google propone una narrazione di opportunità. Ognuno ha interesse a posizionarsi come fornitore della soluzione. È legittimo, ma impone di leggere i numeri con la consapevolezza del committente: le stime di Public First sono previsioni orientate, non fatti contabili.

Per chi pubblica online, il discrimine non sarà l’accesso alla tecnologia ma la capacità di trasformare le 390 ore liberate in contenuti, strategie, prodotti. Il finanziamento c’è, i percorsi formativi sono definiti, i tempi pure. La variabile che resta è il tempo: chi parte dopo rischia di competere in un mercato in cui un 20% di produttività in più è già il nuovo standard. E la formazione, da sola, non basta se arriva quando il mercato si è già mosso.

L'autore

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

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