Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci oraLa sensazione che le risposte AI di Google stessero intercettando i click è ora confermata dai dati, con Wikipedia che perde 1.2 miliardi di visite all’anno e il problema si estende a tutto il web editoriale.
Le AI Overviews di Google prosciugano il traffico verso il web aperto, con Wikipedia come vittima principale che perde miliardi di visite. Non è un caso isolato: l'intero settore editoriale denuncia crolli drastici. Mentre Google minimizza, le prove indipendenti mostrano un futuro incerto per chi crea contenuti, con il motore di ricerca che controlla l'accesso all'informazione.
Google sta “rubando” traffico a Wikipedia? parliamo di numeri
Diciamocelo, la sensazione era già nell’aria da un po’, ma ora i dati iniziano a parlare chiaro e a confermare i sospetti. Le AI Overviews di Google, ovvero le risposte generate dall’intelligenza artificiale che compaiono in cima ai risultati di ricerca, stanno erodendo in modo misurabile il traffico verso il web aperto.
E a farne le spese, in modo pesante, è un gigante che tutti conosciamo: Wikipedia.
Una nuova ricerca di Khosravi e Yoganarasimhan mette nero su bianco quello che molti editori temevano: i riassunti AI stanno di fatto “intercettando” i click che prima arrivavano ai siti originali.
Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Washington, è impietoso: l’introduzione delle AI Overviews ha ridotto il traffico mensile proveniente dai motori di ricerca verso Wikipedia in inglese del 5,45% rispetto all’edizione tedesca e del 4,82% rispetto a quella francese.
Tradotto in numeri assoluti, gli autori stimano circa 100,27 milioni di visite in meno al mese. Se l’effetto persistesse per un anno, si arriverebbe a una perdita annualizzata di circa 1,20 miliardi di visite.
Una cifra da poco, vero?
Ma se pensi che questa sia una brutta notizia solo per l’enciclopedia libera più famosa al mondo, beh, ti sbagli di grosso.
Se cade Wikipedia, cadono tutti
Perché se Wikipedia, con la sua enorme autorità e il suo traffico storicamente enciclopedico, sta perdendo terreno in questo modo, il discorso vale a maggior ragione per editori più piccoli, testate giornalistiche e siti commerciali, che non hanno né la stessa resistenza né gli stessi volumi di visite da poter “permettersi” di perdere.
I numeri più recenti confermano che non si tratta di un caso isolato: secondo l’analisi di Seer Interactive su 53 brand e oltre 2,4 miliardi di impression, il tasso di click sulle query con AI Overview era sceso fino all’1,3% a dicembre 2025, per poi risalire appena al 2,4% a febbraio 2026 — comunque molto meno del 3,8% registrato sulle ricerche senza riassunto AI, un divario che continua ad allargarsi.
Il quadro generale è ancora più netto secondo SparkToro, che stima come le ricerche “zero-click” su Google abbiano raggiunto il 68% a inizio 2026, con un calo del click-through rate fino al 60% quando compare un’AI Overview.
Numeri che continuano a peggiorare
E i dati confermano il trend anche sul fronte Wikipedia. La stessa Wikimedia Foundation, indipendentemente dallo studio di Khosravi e Yoganarasimhan, ha registrato un calo di pageviews umani su tutte le edizioni linguistiche, imputandolo esplicitamente alla crescita dell’AI generativa e dei social video, tanto da definire “senza precedenti” il fenomeno nel proprio piano per l’anno fiscale 2026-27.
A luglio 2026 la Fondazione ha pubblicato un’analisi dal titolo “Il costo del gratis“, spiegando come Wikimedia Enterprise sia ormai uno strumento necessario per proteggere il progetto nell’era dell’AI.
Wikipedia, insomma, non sta scomparendo — resta anzi tra le fonti più citate dalle AI Overviews — ma il modello che l’ha resa un pilastro del web aperto, click umani in cambio di conoscenza gratuita, sta scricchiolando, e con lui quello di migliaia di altri siti.

Solita menata degli editori. Il traffico non te lo regala nessuno. L’AI dà risposte veloci, l’utente è contento. Mi spiace per chi resta indietro, ma questo è il progresso, punto. Bisogna solo capire come cavalcarlo.
Il piagnisteo degli editori è il rumore di fondo di un’estinzione annunciata. Google non ruba, semplicemente trasforma la catena alimentare digitale: i creatori di contenuti sono diventati il plancton per la balena AI. Qualcuno si aspettava un finale diverso per questa favola?
Regà, è il solito gioco. Loro si pappano i dati e il traffico, noi ci lamentiamo. Ma quando le fonti originali si seccano perché nessuno ci guadagna più, da dove pescano le loro rispostine magiche?
Quante lacrime. Certo che Google cannibalizza il traffico. È il loro mestiere. L’errore è stato dipendere da loro. Invece di lamentarvi, create una community vostra. Oppure siete capaci solo di scrivere per un algoritmo?
@Giovanni Graziani L’idea della community è geniale. E come la trovano gli utenti? Ah già, chiedendo all’AI di Google che riassume i nostri contenuti.
Ci hanno rubato le ricette dalla credenza. Ora il nostro banchetto lo servono loro. A me è passata la fame.
Altro che mangime. Siamo i camerieri che apparecchiano il banchetto, ma non possono sedersi. Google mangia, noi sparecchiamo. Per quanto ancora?
@Simone Damico Una metafora calzante. Noi autori siamo gli ingredienti della ricetta, non solo i camerieri. Ci offriamo volontari per la pietanza principale. Un bel gesto di generosità collettiva, non trova?
@Simone Damico Lamentarsi del croupier è inutile. Il banco vince sempre. L’unica mossa è rovesciare il tavolo o smettere di giocare. La scelta è nostra.
Ci stupiamo che il custode del pollaio si mangi le uova? Abbiamo nutrito la volpe per anni. La vera domanda è: quando la volpe imparerà a fare le uova da sola, senza nemmeno più aver bisogno del pollaio?
@Paolo Fiore La volpe le uova le fa già. Noi siamo diventati il mangime.
Trovo quasi tenera questa indignazione collettiva. Abbiamo passato decenni a regalare contenuti a un motore di ricerca per qualche briciola di traffico e ora ci stupiamo che il banco si tenga l’intera torta.
Ovvio che Google tenga gli utenti. Credevate fosse una ONLUS?
Dare la colpa al contenuto è un alibi per ingenui. Il custode del faro ora vuole la nave intera. A chi giova questa cecità?
Danilo Graziani, la sua metafora è poetica ma sterile. Anziché maledire il custode del faro, chiediamoci perché le nostre barche sono così lente da affondare alla prima onda. L’inerzia è il vero scoglio, non la pirateria.
Se il tuo contenuto può essere riassunto da una AI, il problema non è Google ma il contenuto stesso. Bisogna creare valore non sintetizzabile, non solo dati. È una bella sveglia per chi si era adagiato.
Ci stupiamo che un’azienda costruita sul lavoro altrui continui a farlo, ma su scala industriale? Hanno solo smesso di fingere di essere il tramite e sono diventati la destinazione finale. Noi siamo solo il carburante gratuito per la loro crescita infinita.