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Contattaci oraDati interni mostrano un crollo dei clic verso il New York Times da Bing.
I documenti interni di Microsoft mostrano che Copilot ha tagliato i clic verso il sito del New York Times fino al 93% rispetto alla ricerca Bing tradizionale, dati che gli editori chiedono di desecretare in tribunale. La vicenda conta perché misura il danno economico della sintesi automatica sulle testate, ma il fair use riconosciuto ad Anthropic nel 2025 lascia aperta la partita legale.
«Non una pistola fumante, ma un bazooka fumante». Così Steven Lieberman, avvocato del Tribune, descrive in dichiarazioni riportate dal Chicago Tribune i documenti che Microsoft e OpenAI hanno finora tenuto sotto sigillo. Dietro quelle oscurazioni ci sono numeri che nessuna azienda vorrebbe mostrare: secondo i dati interni di Microsoft, Copilot ha ridotto il tasso di clic verso nytimes.com fino al 93% rispetto alla ricerca tradizionale di Bing, come riepilogato da una recente analisi di Business Model Analyst.
La richiesta di trasparenza
La mossa è processuale prima ancora che narrativa. Come riferito il 17 settembre da TechCrunch, le porzioni pesantemente oscurate delle mozioni delle testate sono ormai pubbliche: nei nuovi documenti non più secretati sono emerse ammissioni di dirigenti Microsoft che, secondo gli editori, indeboliscono la linea difensiva dell’azienda. Il materiale era stato depositato sotto sigillo perché Microsoft e OpenAI lo avevano designato come riservato, e le parti desecretate sono ormai di dominio pubblico, anche se gli exhibit sottostanti restano oscurati.
La dichiarazione di Lieberman non lascia spazio a interpretazioni. Il materiale, ha spiegato, è rovente, incriminante al punto da meritare l’immagine della bazooka fumante. La richiesta di trasparenza serve a trasformare documenti riservati in prove pubbliche. Ma cosa contengono esattamente quei documenti?
I numeri che Microsoft non vuole mostrare
Quei documenti raccontano una storia precisa, e non è solo una questione di numeri. Il dato più pesante riguarda Copilot, il motore di risposte di Microsoft: dati interni dell’azienda riferiti al gennaio 2024, emersi nei giorni scorsi dai documenti non più oscurati, mostrano che i tassi di clic verso il dominio del New York Times sono crollati fino al 93% rispetto alla ricerca tradizionale di Bing, come riportato da TechCrunch. Non è un’oscillazione da aggiornamento d’algoritmo: è una riduzione strutturale del traffico in uscita dai motori di risposta.
A dare un nome al fenomeno è Brent Hecht, direttore di Applied Science di Microsoft, in una presentazione interna del gennaio 2024: lo chiama “doom loop“, un circolo vizioso che avrebbe danneggiato sia le prestazioni dei modelli sia l’intero web. Il meccanismo è paradossale: i modelli che sintetizzano le notizie riducono i clic verso i siti, i siti perdono ricavi e finiscono per produrre meno contenuti, e i modelli finiscono con meno materiale fresco su cui migliorare.
Il drenaggio non riguarda solo il New York Times. Secondo TollBit, la società che misura l’accesso dei programmi automatici di raccolta dati per conto degli editori, il rapporto tra scraping e referral per le notizie nazionali è di circa 71 a 1: per ogni click restituito ai siti, quei programmi ne prelevano circa 71 copie. I dataset di mid-training di OpenAI, cioè gli insiemi di dati usati nella fase intermedia dell’addestramento dei modelli, contengono più di 91.692 copie di opere del Times, del Daily News e del Center for Investigative Reporting, come riferisce TechCrunch. E i referral organici di Google verso gli editori sono diminuiti del 33% a livello globale su base annua fino a novembre 2025, secondo i dati Chartbeat citati nel rapporto sulle tendenze 2026 del Reuters Institute. Già a luglio 2025, uno studio del Pew Research Center, citato da The Guardian, aveva rilevato che gli utenti cliccano un link sotto un riepilogo AI di Google solo circa una volta ogni cento occasioni.
Il fronte del fair use
Mentre i tribunali si preparano a decidere sulla desecretazione, le aziende non stanno solo subendo: stanno costruendo un mercato parallelo. Già nel giugno 2025, il giudice William Alsup ha stabilito che Anthropic non ha violato il copyright dei libri di tre autori usati per addestrare i suoi modelli: per la corte l’addestramento è “estremamente trasformativo” e i fattori del fair use, nel complesso, pesano a favore di Anthropic. È il precedente al quale possono appoggiarsi Microsoft e OpenAI, come riportato da Goodwin. Il precedente Anthropic mostra che il fair use può reggere per l’addestramento; il caso Copilot, però, mette sul tavolo le conseguenze commerciali: meno traffico, meno ricavi per chi produce informazione.
Sull’altro fronte, Microsoft ha lanciato lo scorso febbraio il Publisher Content Marketplace: un mercato a pagamento per l’uso dei contenuti degli editori, pagamento a consumo e Copilot come primo acquirente. La mossa ha il sapore di una risposta preventiva, più che di un ripensamento spontaneo: invece di litigare solo in aula, l’azienda prova a costruire un canale commerciale che monetizzi l’accesso ai contenuti. Il mercato non risolve il problema di chi ha già perso i clic: crea una strada alternativa, ma lascia alla trattativa privata il prezzo del contenuto.
Per chi fa impresa online, la partita non è più se l’AI userà i contenuti, ma a quali condizioni economiche e legali. La domanda è se basterà un mercato a pagamento a riportare indietro i click persi. I numeri dicono che la direzione del traffico è già cambiata, e la decisione sulla desecretazione dirà se la trasparenza diventerà un’arma degli editori o se resterà sepolta sotto i sigilli.
