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Google sta testando in Discover i riassunti che non ti mandano sul sito

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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La funzione si chiama “Dive deeper” e mostra una panoramica generata dall’intelligenza artificiale con link e reazioni della community

Google sperimenta Dive deeper, che in Discover sostituisce l'accesso all'articolo con una panoramica generata dall'intelligenza artificiale, link correlati e reazioni della community. La funzione nasce sui video e minaccia il traffico degli editori, già in calo secondo Pew Research Center. Resta da capire se chi pubblica potrà rientrare nel riassunto come fonte citata.

Clicchi su una notizia in Google Discover e non finisci sull’articolo: finisci su una panoramica scritta dall’intelligenza artificiale, con link ad altre storie e reazioni della community. È la nuova sperimentazione annunciata ieri da Robby Stein di Google su X, come riportato da Search Engine Roundtable.

La funzione si chiama “Dive deeper”. Meccanica semplice: quando la tocchi, non vieni portato all’articolo di un editore. Vedi invece una breve panoramica dell’argomento generata dall’IA, con link ad altri articoli — quelli sì portano all’editore — e reazioni della community. Stein ha spiegato che toccando “Dive deeper” si vede “una breve panoramica dell’argomento con link in evidenza a storie correlate, reazioni della community e reportage originali”. Tradotto per chi pubblica: il lettore si ferma prima di arrivare da te.

Non è una rottura improvvisa. Fin dall’introduzione di Discover, Google aveva previsto intestazioni di argomento che spiegano perché vedi una certa scheda e permettono di approfondire. Il passo dall’approfondire all’approfondire senza passare dal sito dell’editore è breve. Ed è esattamente il passo che Google sta compiendo.

Ottobre 2025 e il crollo dei clic: i numeri dietro l’ansia degli editori

A ottobre 2025 Google aveva già introdotto le anteprime AI sui temi di tendenza in Discover, negli Stati Uniti, in Corea del Sud e in India, come documentato da Search Engine Journal. Prima le anteprime sui trend, adesso le panoramiche sui singoli argomenti. Il cerchio si chiude, e il traffico di riferimento ne risente.

Come riportato da Press Gazette, Google ha iniziato a sostituire i link degli editori nel feed Discover con post scritti dall’IA che riassumono storie correlate. E gli editori hanno registrato un forte calo del traffico di riferimento dal feed di notizie aggregato che arriva agli smartphone. Non è un timore teorico: è una misura già visibile nelle analytics di chi pubblica.

I numeri del Pew Research Center danno la proporzione. In un’analisi pubblicata a luglio 2025, gli utenti che si erano imbattuti in un riepilogo AI hanno cliccato su un link tradizionale dei risultati di ricerca nell’8% delle visite. Chi non aveva visto il riepilogo ha cliccato quasi il doppio delle volte: il 15% delle visite. Il meccanismo è semplice: se il riassunto risponde già alla domanda, il click diventa uno sforzo in più che molti utenti non fanno. E ogni click in meno è una pagina vista in meno, un abbonamento potenziale in meno, un’impressione pubblicitaria in meno. Se un riassunto AI dimezza la probabilità di click, la domanda non è se il traffico calerà, ma quanto.

E non è solo Google. Microsoft ha licenziato giornalisti per sostituirli con robot per la curatela delle notizie: lo raccontava The Guardian già nel 2020. Apple, più di recente, ha affrontato richieste di ritirare la sua funzione di intelligenza artificiale che genera avvisi di notizie inaccurati sugli iPhone più recenti. La BBC ha riportato che la funzione pensata per riassumere le notifiche di notizie urgenti in alcuni casi ha inventato affermazioni completamente false. Il messaggio dell’industria è coerente: il riassunto automatico sta prendendo il posto dell’intermediazione umana.

Video, design diversi e una domanda aperta per chi pubblica

Eppure la sperimentazione è appena iniziata. Stein ha precisato che l’esperienza sarà testata inizialmente sui video, con diversi design nelle settimane successive: “La testeremo sui video per cominciare, e sperimenteremo design multipli nelle prossime settimane mentre iteriamo per capire cosa funziona meglio”. La scelta di partire dai video non è casuale: è il formato in cui si valuta più rapidamente la reazione degli utenti, prima di estendere la funzione al resto del feed. Ma il principio resta lo stesso per articoli, commenti e reportage.

Il punto, per chi pubblica online, non è la singola funzione. Resta da vedere se “Dive deeper” diventerà un muro definitivo tra lettore e sito, o se chi produce contenuti troverà un modo per rientrare nel riassunto, per essere la fonte citata nella panoramica AI. Chi fa impresa online non potrà più misurare il successo solo sui click in uscita da Discover. La sfida diventa essere la fonte citata nel riassunto, restare visibili dentro i prodotti di Google e capire come monetizzare un’audience che legge senza cliccare.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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