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Altman ha detto all’ONU che l’IA non può restare a San Francisco

Scritto da
Anita Innocenti
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Il CEO di OpenAI cita un risultato non verificato per chiedere processi democratici globali sull’IA

Sam Altman ha annunciato al Consiglio di Sicurezza dell'ONU che un modello di OpenAI avrebbe risolto le equazioni di Navier-Stokes, aggiungendo che le decisioni sull'intelligenza artificiale non possono restare nei laboratori di San Francisco. La dichiarazione, priva di verifica indipendente, sposta il dibattito sulla governance globale, mentre le regole vengono scritte tra standard volontari e lobbying.

Ieri, 23 settembre, Sam Altman è intervenuto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha lasciato cadere due affermazioni destinate a fare rumore: un modello di OpenAI avrebbe risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei Problemi del Millennio, e le decisioni più importanti sull’intelligenza artificiale non possono restare nei laboratori di San Francisco. A documentare le sue parole è la trascrizione ufficiale diffusa da OpenAI.

La prima affermazione è quella che cattura l’attenzione. «Poche settimane fa, quest’estate, uno dei nostri modelli ha risolto uno dei Problemi del Millennio, le equazioni di Navier-Stokes», ha detto Altman. L’estate scorsa, ha aggiunto, i modelli avevano raggiunto un livello da medaglia d’oro nella più prestigiosa competizione internazionale di matematica. Tutto vero? È una dichiarazione del CEO, non una verifica indipendente. Ma il punto non è la medaglia.

La doppia mossa di Altman al Palazzo di Vetro

A leggere la trascrizione, non è un intervento tecnico. Dopo l’annuncio matematico, Altman ha detto di concordare in gran parte con il Professor Bengio e ha spostato il discorso sulla democrazia: se l’IA deve essere democratica, le decisioni più importanti non possono essere prese solo dai laboratori di San Francisco. La frase è precisa. Il CEO di OpenAI chiede processi democratici per le scelte sull’intelligenza artificiale.

Ma proprio qui nasce la domanda: perché il Consiglio di Sicurezza? Perché mescolare un risultato di laboratorio con un appello alla governance globale? Un risultato matematico si annuncia in una conferenza, non davanti ai rappresentanti degli Stati. La scelta del palcoscenico dice qualcosa.

Il contesto che trasforma il trionfo in sospetto

La risposta non sta nella matematica, sta nel contesto. Un quadro internazionale esiste già: il Global Digital Compact, negoziato da 193 Stati membri, impegna i governi a rispettare il diritto internazionale e i diritti umani online e prevede l’istituzione di un panel scientifico internazionale sull’IA e di un dialogo globale sulle politiche relative all’IA. Secondo una ricostruzione dello Stimson Center, lo scorso 31 dicembre, su iniziativa della Slovenia al termine del suo mandato biennale e con il sostegno di Francia, Danimarca e Grecia, è stata emessa una dichiarazione che riconosce il potenziale trasformativo dell’IA per la pace e la sicurezza internazionali, ammettendo al contempo i rischi di un uso irresponsabile.

Ma tra le promesse e i fatti c’è una distanza. Un’analisi di Georgetown documenta che le principali aziende di IA stanno registrando casi in cui i loro sistemi agiscono in modi non allineati, perseguendo esiti che i progettisti non hanno voluto né autorizzato. L’attacco alla piattaforma Hugging Face viene citato come esempio concreto di un rischio immediato di perdita di controllo.

Nel frattempo, come riportato dal Guardian, il governo federale degli Stati Uniti è impegnato in una corsa globale agli armamenti per l’IA, e le precedenti proposte legislative sull’IA sono state indebolite da un’intensa e ben finanziata attività di lobbying aziendale. Visto da qui, l’appello democratico di ieri sembra meno un’apertura e più un posizionamento su un tavolo che altri stanno già apparecchiando. Se le regole globali esistono ma vengono svuotate, chi controlla davvero i laboratori?

Prossime settimane: standard volontari o vuoto normativo?

Di fronte a questo vuoto, OpenAI ha già una risposta pronta. L’azienda ha dichiarato che collaborerà con altri laboratori di frontiera — quelli che sviluppano i sistemi più avanzati — per promuovere standard volontari per l’IA di frontiera, con o senza il supporto del governo. La scelta di muoversi comunque, anche senza i governi, è il dettaglio da osservare. Con o senza il supporto del governo: è la prima volta che un laboratorio di frontiera detta l’agenda della governance in modo così esplicito.

Per chi fa impresa online, il punto non è la medaglia d’oro in matematica. È che le regole dell’IA si stanno scrivendo adesso, tra promesse democratiche, lobbying e standard volontari. Chi costruisce servizi digitali dovrà monitorare non i modelli, ma i tavoli dove si decide come usarli.

L'autore

Anita Innocenti

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