Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci oraIl 60% del codice è già generato dall’IA, ma il duello con Booking ed Expedia si gioca sulla ricerca conversazionale
Airbnb ha esteso l'accesso ai modelli OpenAI per i suoi team, che ora rilasciano l'80% in più di funzionalità e affidano all'IA il 60% del codice. L'accordo conta perché sposta la competizione dentro le aziende, ma il dubbio resta: Booking ed Expedia hanno già occupato la ricerca conversazionale, e il codice non basta a colmare il ritardo.
Il 60% del codice prodotto dai team di Airbnb nel trimestre non è stato digitato da un ingegnere. Lo ha dichiarato la stessa azienda, come riportato da TechCrunch lo scorso maggio. Ieri OpenAI ha annunciato un nuovo accordo in base al quale Airbnb concede ai suoi team di ingegneria e sviluppo prodotto un accesso più ampio ai modelli frontier, incluso GPT-6 Astra. La notizia sembra tecnica. Non lo è: è il segnale che la partita dell’IA nei viaggi si è spostata dentro le aziende.
E non riguarda solo i programmatori. Riguarda chiunque venda online: chi trasforma i modelli in esperienze concrete per il cliente vince. Chi resta indietro rischia di diventare fornitore di inventory per i marketplace altrui.
Airbnb ha già ceduto il 60% del codice all’IA
A rendere possibile questa accelerazione non c’è solo una scelta tecnologica, ma un accordo preciso. Il nuovo patto dà ad Airbnb un accesso più ampio ai modelli OpenAI tramite le API di OpenAI e Amazon Bedrock. In pratica, i team di sviluppo possono usare i modelli più avanzati senza costruire infrastruttura propria. Il risultato, dice l’azienda, è un ritmo di sviluppo che parla da solo: “I nostri team rilasciano circa l’80% in più di funzionalità rispetto a un anno fa. I modelli frontier di OpenAI, incluso GPT-6 Astra, sono un elemento chiave del nostro tooling per sviluppatori.” A dirlo è Ahmad Al-Dahle, Chief Technology Officer di Airbnb.
Al-Dahle non arriva dal nulla: assunto da Airbnb a gennaio 2026, viene da Meta, dove ha guidato la divisione Generative AI e il team dietro i modelli open source della famiglia Llama. La sua nomina è stata letta come un segnale: Airbnb voleva competenze IA di alto livello dentro casa. L’accordo con OpenAI ne è la diretta conseguenza.
Ma l’IA in Airbnb non scrive solo codice. I modelli OpenAI vengono usati per supportare la ricerca, la prevenzione frodi, l’assistenza a ospiti e host e le richieste di risarcimento assicurativo. Ed è qui che il discorso si fa interessante: cosa succede quando l’IA esce dal codice e tocca documenti strategici, ricerca e prevenzione frodi? La risposta non è scontata.
Da 20 passaggi a 3-4: l’asso nella manica di GPT-6 Astra
Un indizio arriva da un dettaglio passato finora inosservato. In un test che coinvolgeva documenti strategici e altro lavoro non di programmazione, un utente Airbnb ha raccontato di aver raggiunto un risultato impressionante in 3-4 passaggi, contro più di 20 round necessari con altri modelli. È un salto che cambia i termini del discorso: non si tratta più soltanto di scrivere codice più in fretta, ma di comprimere interi processi di lavoro intellettuale. Se un documento strategico si chiude in un pomeriggio invece che in una settimana, il guadagno è strutturale, non incrementale.
E non è un caso isolato. Stando alla Developer Ecosystem Survey 2026 di JetBrains, tra maggio e luglio 2026 il 90% degli sviluppatori professionisti usava agenti di coding AI al lavoro almeno una volta alla settimana, e il 68% ogni giorno. Siamo dentro una fase in cui l’adozione non riguarda più i pionieri: è la normalità. Ma se l’IA accelera così tanto i processi interni, perché Airbnb non è ancora in prima fila nella nuova frontiera dei viaggi basata sull’IA? La domanda non è retorica.
La partita vera: Booking ed Expedia hanno già occupato la piazza
Perché nel mercato dei viaggi il duopolio si è già formato. Come ricostruito da PhocusWire nei giorni scorsi, Booking.com ed Expedia hanno assunto una posizione di comando nel nuovo marketplace di app di OpenAI a pochi giorni dal suo lancio. La testata parla di un nuovo duopolio dell’IA nei viaggi che si sta consolidando più velocemente di quanto si pensi. E non è un caso.
Booking.com, il più grande concorrente di Airbnb, ha lanciato diverse soluzioni basate sull’IA con OpenAI per rendere la pianificazione dei viaggi più semplice e intuitiva, secondo la documentazione di OpenAI. Expedia si muove sulla stessa linea. Il risultato: chi cerca un posto dove dormire attraverso strumenti di IA conversazionale incontra prima i due giganti delle prenotazioni, non Airbnb. E quando la ricerca si sposta dai siti ai modelli, chi controlla l’interfaccia controlla la domanda.
La vera incognita non è se l’IA funzioni. È se Airbnb saprà usarla per i viaggiatori prima che il duopolio Booking-Expedia renda il ritardo impossibile da colmare. L’accordo con OpenAI fa scrivere più codice, ma il codice da solo non riempie le caselle della ricerca conversazionale. Per ora Airbnb ha scelto di partire da dentro. Efficiente, certo. Ma la partita fuori è già iniziata.
Per chi fa impresa online, l’accordo Airbnb-OpenAI mostra che l’adozione dell’IA non è più una questione di tool interni. È una corsa a chi trasforma i modelli in esperienze concrete per il cliente. E chi resta indietro rischia di diventare fornitore di inventory per i marketplace altrui.
