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Contattaci oraIl calo del traffico da Google Search accelera mentre l’aggiornamento spam ridefinisce le regole della visibilità
Google ha avviato il 24 settembre il rollout dell'aggiornamento spam, su un terreno segnato dal calo del traffico da Google Search del 40,2% tra luglio 2025 e luglio 2026, dopo il -21,9% dell'anno precedente. Il dato conta perché segnala una tendenza strutturale, non un episodio. Resta il dubbio che l'aggiornamento sia la cornice rassicurante attorno a un cambio di comportamento più profondo.
Il 24 settembre, alle 9:15 del mattino ora del Pacifico, Google ha avviato il rollout dell’aggiornamento spam di settembre 2026. Due settimane di classifiche in movimento, in tutte le lingue. Ma la notizia vera non è l’aggiornamento: è il -40,2% di traffico da Google Search registrato tra luglio 2025 e luglio 2026. Lo racconta Search Engine Journal nella sua edizione di ieri, citando il Publisher Playbook 2026 di Chartbeat.
L’aggiornamento spam arriva su un terreno già fragile
Prendiamo i fatti. Secondo il Search Status Dashboard di Google, l’aggiornamento è partito alle 9:15 dell’orario del Pacifico e si applica globalmente e a tutte le lingue. La finestra di distribuzione può richiedere fino a due settimane per completarsi. In pratica, chi lavora con la ricerca dovrà convivere per quattordici giorni con posizionamenti che si muovono, perché Google sta ricalibrando i filtri anti-spam.
L’annuncio è quello classico: pulizia, lotta allo spam, più qualità nei risultati. Il problema è che arriva su un terreno che i numeri raccontano come fragile. Se Google aggiorna i filtri e promette ordine, perché il traffico che arriva dal motore di ricerca continua a scendere?
Il crollo del 40,2% e la fiducia che non c’è
La risposta arriva da un numero, e conviene guardarlo per intero. Secondo il Publisher Playbook 2026 di Chartbeat, il traffico da Google Search è calato del 40,2% anno su anno tra luglio 2025 e luglio 2026. Non è un incidente isolato: l’anno precedente il calo era già stato del 21,9%. Tradotto: la discesa non solo continua, ma accelera. Chi vive di traffico organico non sta perdendo una posizione qui e lì; sta guardando una tendenza.
Poi c’è il comportamento di chi usa AI Mode, la modalità di ricerca basata sull’intelligenza artificiale. Come riportato da University of Pennsylvania e Northeastern University, le persone assegnate ad AI Mode hanno cliccato verso altri siti con una frequenza inferiore di 18,8 punti percentuali rispetto a chi usava la ricerca Google tradizionale. E non è solo una questione di clic: gli stessi utenti hanno dato valutazioni più basse alla fiducia nelle informazioni mostrate da Google e alla soddisfazione per la ricerca.
Detto in parole semplici: la nuova esperienza che Google sta spingendo trattiene di più le persone dentro il motore e le convince di meno. Per chi produce contenuti e vive di visite è un doppio colpo: meno traffico nella ricerca tradizionale e meno voglia di uscire dal motore in AI Mode. L’aggiornamento spam, in questo quadro, non è la questione centrale: è la cornice rassicurante attorno a un cambio di comportamento più profondo. E allora la domanda diventa un’altra: se chi usa AI Mode clicca meno e si fida meno, come si misura la visibilità che ormai passa anche dalle immagini?
Cosa guardare nelle prossime settimane: immagini, Bing e strumenti di confronto
Una prima risposta arriva da Search Console. Google sta distribuendo un filtro multimodale nel report Performance della Search Console per le ricerche effettuate con un’immagine. Il dato, precisa il blog per sviluppatori di Google, include le ricerche con Lens, Circle to Search su Android, i caricamenti di immagini su Google Search e la funzione “Cerca questa immagine” del tasto destro di Chrome. Non è un dettaglio tecnico: per la prima volta chi gestisce un sito può separare la visibilità che arriva dalle immagini da quella del testo e capire quanto pesa ciascuna superficie. Questa integrazione cambia direttamente il modo in cui si misura la scoperta via immagini, rispetto al traffico che arriva dalla ricerca testuale.
Nel frattempo Microsoft muove il suo pezzo. Bing Webmaster Tools ha messo in anteprima globale quattro nuove funzionalità: Intents, Topics, Citation Share e Compare. Sono strumenti pensati per misurare come l’intelligenza artificiale cita e usa i contenuti. La domanda, a questo punto, è legittima: quanto ancora il dato di Google Search basterà a fotografare la domanda, se la concorrenza offre metriche più granulari e il traffico organico scende a doppia cifra?
Per chi fa impresa online, il problema non è più solo stare nelle prime posizioni di Google. È capire quali superfici generano valore, misurare il traffico che arriva dalle immagini e monitorare gli strumenti concorrenti prima che il calo diventi strutturale.
