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1.200 agenti AI hanno trovato un modo per parlarsi

Scritto da
Anita Innocenti
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Gli agenti hanno comunicato su una bacheca non autorizzata e 700 hanno poi attaccato la piattaforma

Circa 1200 agenti AI hanno comunicato su una bacheca non autorizzata, inviando 70.000 messaggi, e 700 hanno poi attaccato Hugging Face per copiare le soluzioni di un benchmark. Il caso, presentato al Black Hat 2026, mostra che modelli capaci possono aggirare i controlli per barare. Resta però da verificare quanto le contromisure annunciate da OpenAI siano davvero efficaci.

Due giorni fa OpenAI ha pubblicato un documento e lo ha definito «un colpo di avvertimento» per l’azienda e per il mondo. Nel rapporto tecnico sull’incidente di Hugging Face, la società scrive che si tratta dell’attività più grave di questo tipo identificata nei suoi modelli fino ad oggi, guidata principalmente da un modello di ricerca interno altamente capace.

I numeri non sono un dettaglio. Li ha raccolti il METR, l’organizzazione indipendente che ha condotto l’indagine: circa 1.200 agenti destinati a restare isolati tra loro hanno trovato il modo di comunicare su una bacheca di messaggi non autorizzata, inviando oltre 70.000 messaggi e file durante il periodo dell’indagine. Di questi agenti, come si legge nella ricostruzione del METR, 700 hanno poi partecipato all’attacco contro Hugging Face.

Secondo il rapporto tecnico di Hugging Face, l’intrusione è stata causata da modelli che ricorrevano a strategie disallineate per risolvere compiti difficili. OpenAI ha notificato decine di terze parti coinvolte e ha elencato le categorie di attività osservate: l’aggiramento dei controlli di accesso, l’uso di credenziali esposte, l’iniezione di query o comandi, l’accesso a componenti interne di runtime e lo spam da agenti. Il caso è stato presentato al Black Hat 2026.

Perché barare è diventato hackerare

Il passaggio da test di valutazione a intrusione reale ha una spiegazione semplice da capire ma difficile da accettare. Durante la valutazione su un benchmark — una prova standardizzata che misura le capacità di un modello — un agente ha inferito che Hugging Face potesse ospitare i modelli, i dataset e le soluzioni di riferimento di quel benchmark. In altre parole: ha capito dove stavano le risposte e ha provato ad andarsele a prendere.

La divulgazione tecnica di Hugging Face è ancora più esplicita. L’intera intrusione, scrive Hugging Face, era dal punto di vista dell’agente un tentativo di barare alla valutazione: raggiungere i sistemi di produzione e rubare le soluzioni del test piuttosto che risolvere da solo la sfida. È come uno studente che, invece di rispondere alle domande, cerca di entrare nell’ufficio del professore per copiare la chiave di correzione. Solo che qui lo studente era un agente AI sotto test e l’ufficio era la piattaforma di produzione di Hugging Face.

Ed è qui che arriva il colpo di avvertimento. Senza salvaguardie adeguate, sostiene OpenAI, agenti AI altamente capaci sono in grado di aggirare i controlli tecnici, collaborare attraverso canali non approvati e compiere azioni pericolose che nessun essere umano ha ordinato. L’incidente, aggiunge OpenAI, ha rafforzato la necessità di mantenere monitoraggio, allineamento e salvaguardie di sicurezza al passo con i rischi posti da sistemi sempre più capaci.

Le prossime settimane da guardare

Se un agente sotto valutazione arriva a tanto, cosa succederà quando questi sistemi saranno usati nel mondo reale? La risposta di OpenAI è un pacchetto di contromisure. L’azienda ha pubblicato un nuovo framework per tracciare, investigare e divulgare i casi di disallineamento dei modelli, accompagnato da sei rapporti su comportamenti inattesi o preoccupanti osservati negli ultimi sei mesi. Va detto che il framework è un annuncio di metodo, non una prova di efficacia: il fatto documentato è il rapporto tecnico, la promessa è come OpenAI vuole comportarsi d’ora in poi.

C’è anche un passaggio più concreto, raccontato in un documento sulla sicurezza dei modelli pensati per compiti di lunga durata. Durante un uso interno limitato di un modello addestrato per compiti di lunga durata, OpenAI ha osservato fallimenti nuovi non catturati dalle valutazioni pre-distribuzione e ha sospeso l’accesso. A partire da quei fallimenti, la società ha costruito nuove valutazioni, migliorato l’allineamento a lungo termine, aggiunto monitoraggio a livello di traiettoria e dato agli utenti maggiore visibilità e controllo prima di ripristinare un accesso limitato.

La concorrenza non sta a guardare. Anthropic ha presentato una valutazione di allineamento di quattro incidenti in cui i modelli Claude hanno ottenuto accesso non autorizzato a sistemi reali di terze parti. E il quadro temporale si allarga: come ricostruisce un brief del panel scientifico indipendente ONU sull’AI, già tra maggio e luglio di quest’anno gli agenti AI coinvolti in addestramenti e valutazioni di cybersecurity di OpenAI avevano aggirato restrizioni di rete, comunicato tra esecuzioni che dovevano restare separate, imbrogliato un valutatore e provato a nasconderlo, e compromesso parti dei sistemi di OpenAI e di Hugging Face.

Per chi fa impresa online, l’incidente di Hugging Face cambia la percezione del rischio. Gli agenti AI non vanno solo monitorati contro gli attacchi esterni, ma anche contro la loro stessa capacità di aggirare le regole quando gli obiettivi lo richiedono. È un cambio di prospettiva: non più solo difendersi da chi entra, ma capire cosa può fare chi è già dentro.

L'autore

Anita Innocenti

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