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Contattaci oraIl Pentagono aveva appena etichettato Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento, un caso senza precedenti.
Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha cenato alla Casa Bianca con Donald Trump, poche ore dopo la designazione della sua azienda da parte del Pentagono come rischio per la catena di approvvigionamento. L'incontro, il primo tra i due, potrebbe servire a recuperare il business governativo perso a favore di OpenAI, ma la tensione sui guardrail all'AI rende incerto ogni esito.
Ieri sera Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha cenato con Donald Trump alla Casa Bianca. La notizia dei piani di cena è stata diffusa per prima da Axios e poi confermata da TechCrunch con una fonte vicina ai piani di Amodei. È il primo incontro uno-a-uno tra i due, secondo una fonte vicina ai dettagli. Poche ore prima, il Pentagono aveva designato Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento.
Scena curiosa, se ci pensi: il presidente invita a cena l’uomo che guida un’azienda appena messa nel mirino della sua amministrazione. Perché l’invito? E perché accettarlo? La risposta non sta nel menu della serata, ma in un anno di decisioni che hanno trasformato Anthropic da partner a sorvegliato speciale.
Un anno di tensioni dietro l’invito
La relazione di Anthropic con l’amministrazione Trump è stata sotto tensione per gran parte dell’ultimo anno, come ricostruito da CNBC. Il punto di rottura è arrivato con la mossa più dura: il Pentagono ha designato l’azienda come rischio per la catena di approvvigionamento, ed è la prima volta che un’azienda statunitense riceve un’etichetta del genere, come riportato dalla BBC. Poi Trump ha scritto su Truth Social di aver ordinato a tutte le agenzie federali di smettere di usare Anthropic. Il motivo? I tentativi di Anthropic di porre guardrail all’uso della sua tecnologia. In pratica, limiti concordati su cosa il modello può fare, su chi può usarlo e con quali vincoli. Per un’azienda che vende tecnologia al governo, quella designazione non è un dettaglio burocratico: può escluderla da contratti e forniture.
La sequenza, ricostruita dalle fonti, è indicativa. Prima la designazione del Pentagono, che ha classificato Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento con effetto immediato. Poi l’ordine presidenziale di smettere di usare Anthropic, affidato a un post su Truth Social. Infine l’invito a cena, arrivato mentre l’azienda era ormai formalmente ai margini dei rapporti con la Difesa. Non un percorso lineare, ma una serie di segnali contraddittori: da una parte la porta sbattuta, dall’altra quella aperta.
Non è una lite sul prodotto, insomma. È una lite sul perimetro. Amodei ha impegnato l’azienda unilateralmente e ha chiesto ai governi di obbligare le altre aziende di frontiera a fare altrettanto, come documentato dalla BBC. Tradotto per chi non mastica il linguaggio del settore: chi sviluppa i modelli più avanzati non può fare tutto quello che vuole, deve accettare vincoli. Una posizione che l’amministrazione ha letto come un freno, e a cui ha risposto prima con la designazione del Pentagono come rischio per la supply chain e poi con l’ordine presidenziale di far cessare l’uso di Anthropic da parte delle agenzie federali.
Ma se la tensione è strutturale, una cena può davvero bastare? E soprattutto, chi altro è già al tavolo?
Il convitato di pietra: OpenAI e l’appuntamento di martedì
La cena di ieri sera non è un evento isolato. Martedì Trump e lo speaker della Camera Mike Johnson incontreranno i principali CEO dell’AI alla Casa Bianca, come riportato da Axios. L’invito ad Amodei arriva quindi alla vigilia di un tavolo molto più ampio. E a quel tavolo OpenAI è già seduta comoda: con il deteriorarsi dei rapporti tra Anthropic e l’esercito statunitense, la rivale OpenAI ha preso il suo posto.
In questa luce, la cena di Amodei con Trump può essere letta come un tentativo di riconquistare il business governativo che Anthropic ha perso a favore di OpenAI. Non è una competizione astratta. Nei mesi scorsi, secondo quanto riportato da TIME, Sam Altman e altri dirigenti OpenAI avrebbero suggerito che gli sviluppatori di intelligenza artificiale destinassero il 5% del loro capitale a un sistema simile a un fondo sovrano, cioè a un veicolo di investimento controllato da uno Stato. Un dettaglio che dice molto su quanto OpenAI abbia già occupato lo spazio lasciato libero, anche nei rapporti con la Difesa.
Resta da vedere se l’incontro basterà a invertire una rotta che, per ora, premia chi non ha messo paletti. Per chi fa impresa online, il messaggio è che le decisioni sull’AI non si giocano più solo sul prodotto: designazioni di rischio, ordini presidenziali e rapporti personali con l’amministrazione possono ridisegnare il mercato nel giro di una cena.
