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Contattaci oraNel 2020 headnote Westlaw addestrano un modello non generativo, in concorrenza con Thomson Reuters
Il Third Circuit ha confermato il rigetto della difesa di fair use di ROSS Intelligence, stabilendo che l'addestramento del suo modello sulle headnote di Westlaw viola il copyright di Thomson Reuters. È il primo precedente d'appello sul fair use nell'IA: pesa la concorrenza diretta con Westlaw. Resta però il dubbio sull'estensione ai modelli generativi, con l'opinione ancora sotto sigillo.
La prima decisione d’appello federale sull’uso di opere protette per addestrare un’intelligenza artificiale è arrivata. Ieri il Third Circuit ha confermato il rigetto della difesa di fair use di ROSS Intelligence, come riportato da ChatGPT Is Eating The World, e ha confermato la decisione con cui il giudice Bibas aveva concesso il summary judgment a favore di Thomson Reuters per violazione del copyright, respingendo l’uso delle headnote di Westlaw nei memo usati da ROSS per addestrare il suo modello di IA. L’opinione è stata scritta dalla giudice Montgomery-Reeves, ma per ora non si può leggere: è stata emessa un’ordinanza di sigillo per dieci giorni.
Un caso del 2020 che non somiglia ai processi contro OpenAI e Meta
Per capire la portata serve tornare indietro. Thomson Reuters ha citato in giudizio ROSS nel maggio 2020 presso la District of Delaware, allegando violazione del copyright e interferenza illecita, come ricostruito in una nota di Stevens & Lee. Nel settembre 2023 il giudice Bibas aveva negato le mozioni contrapposte di summary judgment e stabilito che le questioni di originalità e fair use dovessero essere decise da una giuria. Poi, lo scorso 11 giugno, il Third Circuit ha ascoltato le argomentazioni orali nel caso Thomson Reuters Enterprise Centre GmbH et al. contro Ross Intelligence Inc., e ieri ha confermato la decisione di primo grado.
Qui sta il punto: ROSS non somiglia ai processi più vasti contro Anthropic, Meta e OpenAI. La sua intelligenza artificiale non è generativa, usa riassunti giuridici a bassa creatività e compete direttamente con Westlaw, il prodotto di Thomson Reuters. Questi elementi fanno di ROSS un caso più semplice per i giudici e allo stesso tempo più pericoloso per chi sviluppa IA: se persino un’IA non generativa che usa appunti giuridici a bassa creatività non supera il fair use, cosa resta ai modelli che generano testi e immagini? La questione del cosiddetto market impact, quanto un output di IA incida sul mercato delle opere usate come input per l’addestramento, può far pendere l’analisi da una parte o dall’altra, come spiega un’analisi della Florida State University. Nel caso ROSS, la concorrenza diretta con Westlaw ha pesato.
Cosa cambia per chi sviluppa modelli su dati protetti
Al di là dei sigilli, la decisione scrive una regola nuova per l’intero settore. È il primo caso d’appello federale ad affrontare se l’addestramento dell’IA su materiale protetto da copyright costituisca fair use, come riportato in un’analisi di Baker Botts. In quanto primo precedente d’appello sul fair use nell’addestramento di IA, stabilisce un precedente con implicazioni significative per gli sviluppatori di IA e i titolari di contenuti a livello industriale. Non è una questione accademica: chi costruisce modelli su dati protetti ora sa che la difesa del fair use ha un primo precedente contrario e che il peso del fattore commerciale può determinare l’esito.
C’è però anche un segnale in direzione opposta. A luglio 2026, in un altro filone, la corte non ha ritenuto illegale per Anthropic addestrare i suoi algoritmi di IA su opere protette da copyright degli autori, a condizione che l’azienda paghi per i libri che utilizza, come riportato in un articolo di NPR. Il messaggio combinato è chiaro: il fair use non è più una protezione da dare per scontata, ma il mercato può trovare un equilibrio attraverso licenze e pagamenti. La domanda aperta è se i prossimi ricorsi useranno la sentenza ROSS per rinegoziare le licenze o per accelerare i contenziosi.
Chi fa impresa online con modelli addestrati su materiale protetto non può più dare per scontato il fair use: la sentenza ROSS sposta l’onere verso licenze e accordi preventivi. Non è ancora chiaro quanto il precedente si estenda ai modelli generativi, ma il segnale è arrivato prima ancora di poter leggere l’opinione.
