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Il tribunale di Tokyo decide se TikTok deve rimuovere le voci clonate con l’IA

Scritto da
Anita Innocenti
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Il doppiatore ha chiesto la rimozione dei video generati con l’intelligenza artificiale, ma la decisione del tribunale deve ancora arrivare

Il tribunale distrettuale di Tokyo decide oggi se la clonazione vocale con intelligenza artificiale costituisca una violazione dei diritti dei doppiatori, dopo che i video incriminati con la voce di Kenjiro Tsuda sono stati rimossi da TikTok. La vicenda conta perché definisce il controllo sulla voce professionale, ma la decisione non chiarisce se l'imitazione non autorizzata sia davvero perseguibile.

I video con la voce clonata di Kenjiro Tsuda non sono più su TikTok. Non risulterebbero più disponibili, come riferito da superpowerdaily.com. Eppure oggi, 30 settembre, il tribunale distrettuale di Tokyo deve ancora pronunciarsi sulla domanda che conta davvero: la voce di un doppiatore è un diritto da tutelare in aula o un semplice dato da imitare? Il celebre doppiatore giapponese ha citato in giudizio TikTok per presunti cloni AI della sua voce usati in video sulla piattaforma, come documentato nei giorni scorsi in un’analisi del caso.

Il paradosso è tutto qui: i video incriminati sono spariti, ma il principio giuridico resta aperto. La decisione è attesa per oggi.

La voce di Tsuda non è più su TikTok

Kenjiro Tsuda non è un nome qualsiasi nel panorama giapponese: è la voce di personaggi noti in Jujutsu Kaisen e Yu-Gi-Oh!. Lo scorso novembre ha presentato ricorso contro l’operatore di un’app di condivisione video, chiedendo la rimozione di un video pubblicato con un’imitazione non autorizzata della sua voce generata dall’intelligenza artificiale. Lo ha ricostruito un approfondimento sulle linee guida legali per le imitazioni AI dei doppiatori, pubblicato da Japan Forward.

La richiesta ha avuto un effetto concreto: i video con i presunti cloni vocali non sono più sulla piattaforma. Ma la rimozione non cancella il problema di fondo. Un’imitazione non autorizzata può tornare, in altre forme, su altre piattaforme, con altri strumenti. Il punto non è il singolo video: è chi ha il controllo sulla voce di un professionista.

Una paura che unisce i doppiatori

Il caso Tsuda non è isolato. Già nell’ottobre 2024, un gruppo di doppiatori giapponesi ha formato un’associazione dal nome che è tutto un programma: No More Mudan Seisei AI, ovvero “basta IA generativa non autorizzata”. I canali social ufficiali del gruppo sono stati lanciati in quei giorni, come riportato da Anime News Network. Non è un comitato di fan arrabbiati: è una categoria che cerca di fare fronte comune davanti a una tecnologia che rischia di erodere il valore stesso del loro lavoro.

La paura è concreta e viene espressa senza giri di parole. Il doppiatore Bin Shimada ha dichiarato all’AFP che “la nostra industria può essere distrutta” se una vittoria in tribunale di TikTok scatenasse un clonaggio vocale AI “senza freni” sui social media, come riportato nei giorni scorsi da CP24. Non è un’allusione velata: è il timore che la voce, il cuore del mestiere, diventi una risorsa riproducibile all’infinito senza permesso e senza compenso.

E non serve essere doppiatori per capire la posta in gioco. Se una voce professionale può essere clonata con pochi clic, il mercato si spacca in due: da una parte chi possiede i diritti, dall’altra chi li ignora o finge di ignorarli.

Dall’altra parte del Pacifico

Quanto è concreta questa paura? La risposta non arriva solo da Tokyo. Negli Stati Uniti, il sindacato degli attori SAG-AFTRA si sta preparando a un’offensiva educativa. Il consigliere generale Jeffrey Bennett lo ha detto con una franchezza rara, in un’intervista rilasciata al Guardian nel maggio 2024: “Sono pronto a scommettere che ci sono parecchie aziende là fuori che non capiscono nemmeno che esistono diritti sulla voce. Quindi servirà molta educazione, e noi ora siamo pronti a farla, in modo aggressivo.”

Il dato che resta è la distanza tra il mondo del diritto e quello di chi usa l’IA senza porsi troppe domande. Quante imprese, anche in Italia, stanno usando voci generate senza autorizzazione convinte che sia tutto gratis? Probabilmente più di quante siano disposte ad ammetterlo.

Per chi fa impresa online, la voce non è più uno strumento gratuito: è un asset da negoziare, e ignorarlo diventa ogni giorno più rischioso.

L'autore

Anita Innocenti

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