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Contattaci oraLa società contesta il rifiuto del fair use per l’addestramento del suo modello su memo con le headnote di Westlaw
Ross Intelligence ha annunciato il ricorso alla Corte Suprema contro la decisione del Terzo Circuito che nega il fair use per l'addestramento del suo modello su contenuti Westlaw, mentre due tribunali californiani hanno stabilito il contrario per l'AI generativa. Il fair use dipende dalla geografia giudiziaria, e la mancanza di chiarezza espone le imprese a rischi non calcolabili.
Due tribunali della California hanno stabilito che addestrare modelli di intelligenza artificiale generativa su opere protette da copyright è fair use. Il Terzo Circuito, invece, dice il contrario per ROSS Intelligence. Ieri, 2 ottobre, la società ha annunciato che chiederà alla Corte Suprema di riesaminare quella decisione. Lo riferisce ChatGPT Is Eating The World, secondo cui ROSS contesta il rifiuto del fair use per l’addestramento del suo modello su memo contenenti le headnote di Westlaw. La stessa tecnologia, due risposte inconciliabili.
La richiesta di ROSS
Il cuore della vicenda sta in una distinzione che pochi mettono a fuoco. A settembre, il Terzo Circuito ha spiegato che, a differenza dei modelli di intelligenza artificiale nei casi Bartz e In re: OpenAI, la piattaforma di ROSS non può generare espressione originale. Le prove, secondo il giudice, supportano la conclusione opposta sulla trasformatività. In altre parole: non è la tecnologia in sé a determinare il fair use, ma quanto il modello è in grado di produrre contenuti nuovi.
C’è un dettaglio che pesa. Il Terzo Circuito ha notato che gli Stati Uniti non hanno depositato uno Statement of Interest, la memoria con cui il governo comunica formalmente la propria posizione, in questa causa, mentre lo hanno fatto nel contenzioso multidistrettuale su OpenAI. Tradotto: il governo federale ha scelto di non intervenire qui, ma si è mosso altrove. È un’assenza che non passa inosservata.
Per questo ROSS vuole andare fino in fondo. Yar Chaikovsky, partner di White & Case che rappresenta la società, ha dichiarato: «Intendiamo chiedere il riesame da parte della Corte Suprema per ottenere la chiarezza necessaria su questioni che hanno implicazioni significative per l’innovazione e lo sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale». La parola chiave è chiarezza: oggi il fair use dell’AI è una variabile geografica, non una regola.
Il paradosso del fair use
La vicenda non nasce ieri. Thomson Reuters ha citato in giudizio ROSS nel 2020. A febbraio 2025, la corte distrettuale ha concesso il giudizio sommario a Reuters sulla questione del fair use, stabilendo che l’uso di ROSS non era fair use. Come ricostruito da Baker Botts, il punto di partenza è una causa lunga più di cinque anni: da un lato chi produce banche dati giuridiche, dall’altro chi usa quei contenuti per addestrare un modello di ricerca.
Il paradosso è qui. Mentre ROSS perde nel Terzo Circuito, due tribunali distrettuali della California hanno stabilito che addestrare modelli di intelligenza artificiale generativa su opere protette è fair use. Nel caso Bartz v. Anthropic, il giudice William Alsup ha concluso che usare libri protetti per addestrare il modello Claude è «estremamente trasformativo». Come riportato da Jackson Walker, il fair use viene riconosciuto quando il modello genera testo, non quando serve solo a cercare e analizzare. È una differenza sottile, ma decide tutto.
E mentre i tribunali si dividono, il Dipartimento di Giustizia ha detto a un giudice federale, nelle ultime settimane, che a decidere dovrebbe essere il Congresso, non i giudici. Lo riferisce Bloomberg Law: secondo il Dipartimento, spetta al legislatore stabilire come le società di intelligenza artificiale pagano il materiale protetto da copyright usato per addestrare i modelli. Se il fair use premia chi genera testo, quale spazio resta per chi costruisce strumenti di analisi? Per ora, nessuno lo sa con certezza.
Cosa cambia per chi fa impresa online
Resta l’ultima domanda: cosa significa per chi fa impresa online? La richiesta di ROSS non riguarda una sola società. Riguarda tutte le imprese che addestrano modelli su dati protetti da copyright. Finché la Corte Suprema non deciderà se occuparsene, o finché il Congresso non interverrà, ogni contratto di licenza resterà un azzardo: il fair use può valere in California e non nel Terzo Circuito. L’assenza di chiarezza è un costo. E chi si muove nel commercio digitale lo sa bene.
Per chi fa impresa online, la vera notizia non è la richiesta di ROSS: è che il fair use dell’AI oggi dipende dalla geografia giudiziaria. Fino a una decisione della Corte Suprema o a un intervento del Congresso, ogni modello addestrato su dati protetti resta esposto a un rischio non calcolabile.
