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Un giudice ha detto no a ByteDance

Scritto da
Anita Innocenti
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La giudice ha negato l’archiviazione: i querelanti hanno legittimazione ad agire.

Un giudice federale ha respinto la richiesta di ByteDance di archiviare una causa sul Digital Millennium Copyright Act, riconoscendo che i querelanti hanno dimostrato la legittimazione ad agire. Il caso riguarda l'elusione delle protezioni tecniche di YouTube per addestrare modelli di intelligenza artificiale. La decisione non entra nel merito, ma potrebbe influenzare cause simili contro altre aziende.

ByteDance ha chiesto di chiudere la causa con una mossa procedurale. Venerdì 2 ottobre la giudice Jacqueline Scott Corley del distretto nord della California ha risposto no, negando la mozione di archiviazione presentata da ByteDance. E quel no non riguarda soltanto una società.

La Corte ha riconosciuto che i querelanti hanno sufficientemente dimostrato la legittimazione ad agire e l’esistenza di una causa statutaria ai sensi del 17 U.S.C. § 1203. In parole semplici: la norma del Digital Millennium Copyright Act che consente di citare in giudizio chi elude le misure tecnologiche di protezione dei contenuti.

Non è una sentenza sul merito. La causa non è vinta, né persa. Ma il fatto che un tribunale federale abbia trovato abbastanza sostanza per andare avanti è già di per sé una notizia.

I querelanti — tra cui Ted Entertainment, la società dietro il canale H3H3 — hanno identificato cinque misure tecnologiche che YouTube impiega per difendersi dall’accesso automatizzato. La più discussa è un sistema di firma offuscata, noto come “rolling cipher”: la firma che YouTube appone alle richieste video cambia in continuazione, rendendo difficile per un software imitarla. A questa si aggiungono il blocco basato su IP con limiti di velocità per l’accesso massivo, gli URL di streaming che scadono in pochi secondi, i CAPTCHA che scattano quando il sistema rileva attività automatizzate e i token di prova d’origine che verificano la provenienza delle richieste da client autorizzati. Ognuna serve a distinguere una persona che guarda un video da un software che lo aspira in massa per alimentare un modello.

ByteDance sta sviluppando diversi prodotti di intelligenza artificiale, tra cui MagicVideo e Seedance. Ed è qui che la storia si complica.

Perché il destino della causa si gioca su un dettaglio tecnico quasi invisibile: il rolling cipher di YouTube è davvero una protezione digitale riconosciuta dal DMCA?

Il precedente del 2020 e l’ironia del rolling cipher

La risposta arriva da una battaglia cominciata nel 2020. Già nel 2020, quando la RIAA chiese la rimozione di youtube-dl, la Electronic Frontier Foundation sosteneva che il codice del rolling cipher non è affatto una protezione digitale protetta. È un meccanismo che rende l’accesso più scomodo, non un vero lucchetto.

La questione — se il rolling cipher di YouTube sia un controllo di accesso protetto ai sensi del DMCA §1201(a) — ha una lunga storia. E la risposta della Corte di San Francisco avrà conseguenze che vanno molto oltre ByteDance.

Il punto ironico è questo. I tribunali stanno mostrando crescente apertura all’idea che l’addestramento su opere protette da copyright possa costituire fair use, come riportato da Authors Alliance. Usare video protetti per insegnare a un modello può essere legittimo. Ma, avverte lo studio legale Sher Tremonte in una nota per le aziende di intelligenza artificiale, anche se l’addestramento venisse giudicato fair use, il metodo con cui i dati vengono acquisiti può violare autonomamente il DMCA.

In altre parole: puoi avere ragione sull’uso finale e torto sul modo in cui sei arrivato ai dati. Il diritto d’autore potrebbe assolverti, la sicurezza informatica no. E se l’addestramento può essere fair use ma il metodo di acquisizione resta attaccabile, cosa succede quando quel modello viene replicato in serie?

Il domino: sei cause quasi identiche

La risposta è già nei fascicoli. Lo stesso gruppo di querelanti — Ted Entertainment, Matt Fisher e Golfholics — ha intentato cause quasi identiche ai sensi del DMCA §1201 contro Nvidia, Meta, ByteDance, Snap, OpenAI e Apple, come riportato da The Next Web.

Lo schema è sempre lo stesso: un’azienda di intelligenza artificiale, un dataset video, una misura tecnologica elusa. Cambia solo il nome del convenuto. Se una di queste cause passa, le altre seguono a ruota.

E non si parla di canali marginali. Canali YouTube di importanti testate giornalistiche e creator sono stati inclusi nei dataset video utilizzati da Microsoft, Meta, Snap, Runway e ByteDance. Il cerchio si chiude su cosa significa per chi fa impresa online: i contenuti che pubblichi possono finire in un modello senza che tu lo sappia.

Per chi fa impresa online, il messaggio è netto: anche un’architettura di intelligenza artificiale legittima può inciampare su una protezione tecnica vecchia di vent’anni. Le prossime settimane diranno se il DMCA diventa il vero collo di bottiglia per l’addestramento dei modelli.

L'autore

Anita Innocenti

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