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Google ha rilasciato quattro aggiornamenti spam in un anno

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Dopo un solo aggiornamento nel 2025, Google ne ha rilasciati quattro tra marzo e settembre

Google ha rilasciato quattro aggiornamenti spam nel 2026, a fronte di uno solo nel 2025, e ciò ha coinciso con un aumento delle richieste di aiuto per manual action segnalato dalle consulenti SEO Marie Haynes e Daniel Foley Carter. Il fenomeno conta perché segnala un cambio di ritmo negli interventi, ma resta da capire se sia un'ondata isolata o una strategia duratura.

Da zero a diverse a settimana. Marie Haynes, esperta SEO che da anni lavora sulle sanzioni di Google, descrive così, nei giorni scorsi, l’impennata di richieste di aiuto per manual action arrivate al suo studio: un «grosso aumento», passato da «praticamente nessuna richiesta a diverse a settimana». La segnalazione è raccolta da Search Engine Roundtable, che ha provato a verificarla incrociando le voci dei forum.

Un cambio di ritmo del genere non passa inosservato. Soprattutto perché arriva dopo un periodo in cui le sanzioni manuali sembravano essere diventate merce rara.

Il dato che rompe la quiete

Le manual action, per intenderci, sono i provvedimenti con cui Google interviene a mano su un sito quando l’algoritmo non basta: una segnalazione esplicita che può far sparire intere sezioni del sito dai risultati. Per chi ci finisce dentro, è una doccia fredda. E non è solo Marie Haynes a notare il movimento.

Daniel Foley Carter, consulente SEO, racconta di vedere sempre più manual action spuntare negli ultimi mesi. E Barry Schwartz, autore della segnalazione, ha chiesto a ChatGPT e Gemini di analizzare i forum di assistenza: entrambi hanno confermato che le lamentele sono aumentate, anche se non si tratta di un picco enorme. La conferma incrociata, però, rende il movimento più difficile da liquidare come semplice rumore di fondo.

Il punto non è la dimensione assoluta del fenomeno. È la direzione. Dopo un lungo silenzio, le richieste d’aiuto ricominciano a salire. Resta la domanda: ondata isolata o ritorno di una strategia più aggressiva?

La lunga guerra di Google

Per capire se questa impennata è un segnale, serve guardare indietro. Google conduce una lunga guerra contro lo spam, e quella che osserviamo oggi arriva dopo un periodo relativamente calmo: molto più calmo dei tempi dei grandi aggiornamenti con nome e cognome, come Panda, pensato per la qualità dei contenuti, e Penguin, che colpiva la manipolazione dei link.

C’è però una differenza rispetto a quegli anni. La policy è diventata più esplicita. Già nel marzo 2024 Google annunciava di rafforzare le regole contro un comportamento preciso: la produzione di contenuti su larga scala per scalare le classifiche, «che avvenga tramite automazione, esseri umani o una combinazione dei due». L’annuncio, va detto, arriva dal blog ufficiale dell’azienda: è la posizione di Google, non necessariamente la lettura che ne danno i siti colpiti.

Quattro aggiornamenti in un anno

La risposta sta nei numeri degli ultimi mesi. Come riportato su Substack, Google ha rilasciato quattro aggiornamenti spam nel 2026: a marzo, giugno, agosto e settembre. Nel 2025, per fare un confronto, ce n’era stato uno solo. L’aggiornamento di agosto ha completato il rollout il 21 agosto.

Quattro interventi in meno di dieci mesi raccontano un cambio di passo. Non si tratta più di un ritocco occasionale dell’algoritmo: è un’attività quasi trimestrale, scandita da aggiornamenti che portano con sé nuove ondate di penalizzazioni. Ogni aggiornamento, del resto, diventa un appuntamento in cui i siti rischiano di perdere visibilità: un costo che si somma a quello delle eventuali azioni manuali successive.

Il cerchio si chiude. L’aumento delle richieste d’aiuto segnalato da Marie Haynes e Daniel Foley Carter non è un caso isolato: arriva dopo una sequenza di aggiornamenti molto più fitta del solito. Per chi fa impresa online la manual action non è più un evento raro da gestire in emergenza, ma una variabile strutturale da mettere in conto: il ritmo degli interventi di Google è cambiato e richiede un monitoraggio costante. Resta da capire come reagiranno i siti colpiti — e se questa fase di tolleranza zero diventerà la nuova normalità. Quattro aggiornamenti in un anno, del resto, lasciano poco spazio per respirare tra una revisione e l’altra.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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