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Contattaci oraIl Regno Unito deve ridurre la dipendenza dall'intelligenza artificiale straniera, secondo la revisione dell'Alan Turing Institute, che chiede una missione centrata su resilienza nazionale, sicurezza e difesa. La preoccupazione nasce dal rischio concreto che fornitori esteri disattivino i sistemi senza preavviso, come accadde con Anthropic. Resta il dubbio che l'interesse commerciale dei sostenitori europei influenzi il dibattito sulla sovranità tecnologica.
Il 10 ottobre il capo dell’Alan Turing Institute, George Williamson, ha detto una cosa semplice: il Regno Unito non può permettersi di dipendere da IA straniera che può essere spenta da un giorno all’altro. Non è un allarme generico, è la conclusione di chi osserva i modelli americani da vicino. Lo ha raccontato il quotidiano britannico Guardian, riportando le sue parole: il Paese deve sviluppare le proprie versioni della tecnologia, per non restare con i sistemi disattivati con breve preavviso.
Alle spalle c’è una revisione che giudica insoddisfacenti l’allineamento strategico complessivo e il rapporto qualità-prezzo. Il panel ha raccomandato una missione chiara e unica, con al centro resilienza nazionale, sicurezza e difesa. Il documento, pubblicato ieri da UK Research and Innovation, non lascia molto spazio all’interpretazione: l’Alan Turing Institute deve cambiare passo.
La revisione che cambia missione
La richiesta non è nuova. Nel 2025 l’allora segretario alla tecnologia Peter Kyle scrisse al presidente dell’istituto chiedendo di spostare il focus principale su difesa e sicurezza. La revisione di ieri trasforma quella richiesta in un cambio di rotta formale. E le parole di Williamson non sono quelle di chi accompagna per cortesia: sono quelle di chi mette in guardia da una dipendenza concreta, fatta di fornitori che rispondono a decisioni prese altrove.
Qui sta il punto. Non si discute di una tecnologia qualunque, ma di sistemi su cui ormai si appoggiano servizi pubblici, ricerca e imprese. Se un modello viene spento, chi lo usa non perde solo una funzione: perde tempo, contratti, operatività. La revisione lo riconosce quando chiede che la missione sia unica e centrata sulla resilienza nazionale.
Il precedente americano e il 90% che non lascia scampo
Perché questa paura dell’interruttore è diventata così concreta? Tre passaggi aiutano a capirlo. Primo: lo scorso giugno Washington ha temporaneamente bloccato il rilascio al di fuori degli Stati Uniti dei modelli più recenti di Anthropic. Non è una voce di corridoio, è un fatto riportato dalla stessa testata britannica.
Secondo: il 90% della potenza di calcolo necessaria per sviluppare e distribuire IA di frontiera è negli Stati Uniti e in Cina, secondo il Sovereign AI Index del CNAS. È un dato che va letto per quel che è: non una curiosità da rapporto, ma il motivo per cui il margine degli altri Paesi si riduce a settimane di negoziati, non a potere contrattuale.
Terzo: se il calcolo e i modelli più avanzati stanno altrove, chi ne dipende può essere spento senza preavviso. Il precedente di Anthropic, anche se temporaneo, dimostra che il rischio non è teorico. E quando il 90% delle risorse di calcolo è concentrato in due Paesi, l’autonomia diventa una questione di sopravvivenza operativa.
La risposta europea e il conto per chi vende online
L’Europa non sta a guardare. Lo scorso giugno l’Unione Europea ha ottenuto accesso a Mythos dopo settimane di negoziati, secondo quanto riportato dalla BBC, e ha collegato lo sviluppo alla necessità di sovranità tecnologica. Nelle ultime settimane Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, hanno esortato l’Europa a rendersi più autosufficiente nell’IA.
C’è però un elemento che tocca direttamente chi vende online. Arthur Mensch, amministratore delegato di Mistral, ha sostenuto ad agosto che le aziende devono poter possedere la tecnologia di IA, per sapere che non verranno disattivate da un giorno all’altro. Mensch ha un interesse commerciale evidente: la sua azienda vende modelli europei. Ma il suo argomento coincide con quello di Williamson, e questo pesa.
Per chi fa impresa online, la sovranità dell’IA non è geopolitica astratta. È la differenza tra un servizio che resta acceso e uno che può essere spento senza preavviso. E quando si sceglie un fornitore di IA, forse la domanda da porsi non è più solo quanto costa, ma chi può spegnerlo.
