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Contattaci oraIl carrello intelligente funziona su più commercianti, ma solo il 24% si fida dell’AI per pagare
Google ha riacceso il checkout con Universal Cart, il carrello intelligente attivo su Search e Gemini negli Stati Uniti: il merchant resta venditore ufficiale e responsabile dell'assistenza. La mossa riapre una strada chiusa nel 2023, mentre i rivali la riducono. Conta perché sposta la conversione dall'apparire sul sito all'integrarsi con Shopping Graph e UCP; la riserva è la fiducia: solo il 24% degli utenti si affida all'AI per comprare.
La dismissione è stata rapida: Buy on Google è partito in spegnimento il 26 settembre 2023 e il supporto a commercianti e consumatori è cessato il 25 novembre dello stesso anno. Tre anni dopo, il 15 ottobre, Google ha riacceso l’interruttore. L’annuncio è arrivato sul blog ufficiale dell’azienda: Universal Cart è disponibile negli Stati Uniti, su Google Search e nell’app Gemini. Detto così, sembra un semplice ritorno. Ma il contesto rende la mossa più interessante — e più ambigua — di quanto appaia.
Il paradosso di Universal Cart: checkout di Google, responsabilità del merchant
Il fatto è questo: Universal Cart è, come lo descrive Google stesso, un carrello intelligente che funziona su più commercianti e più servizi. Puoi aggiungere prodotti mentre navighi su Search, chiacchieri con Gemini, guardi YouTube o persino mentre leggi la posta di Gmail. La base tecnica è imponente: oltre 60 miliardi di inserzioni di prodotti continuamente aggiornate nel Shopping Graph, la mappa dei prodotti di Google. Il checkout semplificato è disponibile con commercianti come Nike, Sephora, Target, Ulta Beauty, Walmart, Wayfair e molti commercianti Shopify.
Per pagare, il sistema si appoggia a Google Wallet, che comprende i vantaggi delle carte di pagamento e aiuta a scegliere tra i metodi di pagamento disponibili. E qui arriva il paradosso: il commerciante rimane il venditore ufficiale, il seller of record, come si dice nel settore. Le conferme d’ordine e l’assistenza clienti arrivano direttamente dal negozio, non da Google. In altre parole, l’esperienza d’acquisto è di Google, la responsabilità è del merchant. Per chi vende online non è un dettaglio tecnico: è il punto attorno a cui ruota tutto il resto.
Ma perché Google ha scelto proprio adesso di riaprire una strada che aveva chiuso nel 2023?
La retromarcia del 2023 e i rivali che cambiano direzione
La risposta sta in una retromarcia lunga tre anni. Buy on Google per Search e Shopping è stato dismesso a partire dal 26 settembre 2023, come si legge nella documentazione ufficiale per gli sviluppatori: uno smantellamento progressivo, concluso con la fine di ogni supporto per merchant e consumatori il 25 novembre dello stesso anno. Non fu una mossa da poco: Google chiudeva il suo checkout diretto e restituiva ai commercianti il controllo della transazione, almeno così sembrava.
Tre anni dopo il panorama è diverso. Lo scorso maggio, come riportato da CNBC, OpenAI ha terminato Instant Checkout, lo strumento che permetteva di completare gli acquisti direttamente da ChatGPT, preferendo lavorare con i rivenditori per creare app dedicate nel chatbot. Amazon, sempre secondo la stessa fonte, ha eliminato il chatbot Rufus in favore di Alexa for Shopping. La direzione dei rivali sembrava quella di ridurre lo shopping diretto dentro gli assistenti. Google, invece, riapre la strada del checkout proprietario.
Ma c’è un dato che rende tutto più fragile: solo il 24% dei consumatori si fida dell’AI per completare un acquisto.
La vera incognita: convincere chi non si fida dell’acquisto con l’AI
È questo il numero che spiega la vera scommessa. Secondo un’analisi di Bain, solo il 24% dei consumatori si sente a proprio agio nell’usare l’intelligenza artificiale per completare un acquisto. Significa che tre persone su quattro, oggi, non si fidano. E non è un problema di tecnologia: è un problema di fiducia.
Google lo sa. Per questo l’annuncio di Universal Cart non si limita al carrello. Come riportato da Digital Commerce 360, Google ha aperto l’accesso degli acquirenti al nuovo Universal Cart per lo shopping agentico, con funzionalità basate sull’IA per il monitoraggio dei prezzi, proprio in vista della stagione natalizia 2026. Tra i commercianti coinvolti ci sono Ulta Beauty, Walmart, Wayfair e i merchant Shopify, con Newegg tra gli ultimi a integrare l’Universal Commerce Protocol, UCP per gli addetti ai lavori.
Il cerchio si chiude qui, sul cambiamento per chi fa impresa online. Per chi vende online, Universal Cart sposta il baricentro: non è più il traffico al sito a determinare la conversione, ma la capacità di apparire e integrarsi con Shopping Graph, Google Wallet e UCP. La stagione natalizia 2026 sarà il primo banco di prova.
