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Contattaci oraFunzione comparsa senza annuncio: uno screenshot su LinkedIn, Google non indica tempi e destinatari
Google Ads starebbe introducendo un pulsante per test A/B sui gruppi di asset in Performance Max, emerso solo da uno screenshot senza annuncio ufficiale. La funzione promette di misurare l'impatto delle modifiche creative, ma durante l'esperimento il gruppo resta bloccato. I dati saranno più affidabili, però si perde flessibilità gestionale.
Tutto parte da uno screenshot. Ieri, 21 ottobre, Joey Bidner ha pubblicato su LinkedIn l’immagine di un interruttore che in Google Ads finora non si era visto: “Save and test asset group changes”, cioè “salva e testa le modifiche al gruppo di asset”. Non c’è stato nessun annuncio ufficiale né un comunicato. È solo un toggle comparso nell’interfaccia di un account. Come riportato da Search Engine Roundtable, quello che il toggle rende più comodo è però un test A/B sui gruppi di asset, una funzionalità che Google Ads ha già e documenta da gennaio 2026. La guida ufficiale descrive esperimenti che confrontano due set di asset, “A” e “B”, nello stesso gruppo, con suddivisione del traffico, durata consigliata di 4-6 settimane e applicazione dei risultati al gruppo originale; l’interruttore di ottobre sembra una versione semplificata, integrata direttamente nell’editor del gruppo di asset. Per chi investe in Performance Max (PMax, la campagna automatizzata di Google che distribuisce gli annunci su tutti i suoi canali) è comunque una notizia da seguire.
Un interruttore spuntato su LinkedIn
Il testo che accompagna il toggle è chiaro. Serve a misurare l’impatto sulle prestazioni delle modifiche a titoli, descrizioni, immagini e video, cioè i “pezzi” con cui PMax compone automaticamente gli annunci. Bidner l’ha commentato con un certo entusiasmo: secondo lui è un toggle «pretty neat», piuttosto ben fatto, e «kinda cool», interessante, se si vogliono testare due angolazioni di messaggio diverse per la stessa categoria di servizio o prodotto.
Proviamo a tradurlo in pratica. Se vendi materassi, potresti voler capire se funziona meglio un messaggio centrato sul prezzo o uno centrato sulla qualità del sonno. In PMax questa verifica è possibile: la documentazione di Google descrive l’esperimento A/B tra due set di asset nello stesso gruppo, con gruppo di controllo, gruppo di trattamento e ripartizione del traffico decisa da te. Il toggle non è quindi una funzione inedita, ma la scorciatoia che semplifica quel flusso. In fondo al messaggio c’è poi una condizione scritta in piccolo, che la guida conferma: mentre l’esperimento è in corso, il gruppo di asset non si può modificare.
Più veloce, ma con le mani legate
Il vincolo non è una svista dell’interfaccia. È descritto nero su bianco nella documentazione di Google. Nella guida di supporto dedicata agli esperimenti sugli asset si legge che, una volta avviato un esperimento, non si possono modificare, aggiungere o rimuovere asset nel gruppo sotto test fino alla sua conclusione. Le pagine di modifica di quel gruppo passano in modalità di sola visualizzazione, e Google spiega che lo fa per garantire la validità dei risultati. La stessa guida descrive l’impostazione del test: si confrontano due set di asset, un set “A” e un set “B”, all’interno dello stesso gruppo, per capire quale combinazione creativa rende di più.
Perché questo blocco? Dal punto di vista statistico ha senso. Se a metà test cambi un titolo nel set B, non sai più cosa stai misurando. Il risultato finale mescolerebbe due versioni diverse e il confronto non varrebbe nulla. Un esperimento serio richiede che le condizioni restino ferme. Il congelamento è quindi il prezzo da pagare per avere un dato affidabile.
C’è anche un vantaggio. Secondo la documentazione di Google sul test degli asset per Performance Max, l’esperimento usa una sola campagna e divide il traffico al suo interno. Non serve quindi duplicare la campagna e ripartire da zero. Google sostiene che questo può ridurre il periodo di apprendimento, cioè la fase iniziale in cui l’algoritmo raccoglie dati e le prestazioni sono instabili, e dare risultati più rapidi. Il condizionale “può” è di Google, e conviene prenderlo per quello che è: una promessa, non una garanzia.
Ed ecco il paradosso. La funzione nasce per aiutarti a migliorare la creatività, ma mentre lavora ti impedisce di toccarla. Nella gestione quotidiana può essere scomodo. Pensa a un prodotto che va esaurito, a una promozione che scade o a un’immagine che si rivela sbagliata dopo due giorni. Con il test attivo quel gruppo resta fermo. Chi ci guadagna? Google ottiene esperimenti più puliti e inserzionisti più convinti a restare dentro PMax. L’inserzionista ottiene dati migliori, ma cede flessibilità. Resta poi una domanda: se il test chiude un gruppo, chi gestisce più gruppi di asset nella stessa campagna come tiene separati i dati?
Cosa cambia per chi investe in PMax
Un indizio arriva dalla concorrenza. Microsoft Advertising, nel suo aggiornamento di prodotto di gennaio 2026, ha comunicato che all’interno dei gruppi di asset delle sue campagne Performance Max gli inserzionisti possono inserire parametri di tracciamento e parametri personalizzati, cioè etichette aggiunte agli URL che permettono di dividere i dati a livello di singolo gruppo di asset. È una funzione della piattaforma Microsoft, non di Google. Mostra però la direzione del mercato: Performance Max, sia da una parte sia dall’altra, è stata a lungo una scatola nera sul fronte creativo, e ora le piattaforme stanno aprendo qualche spiraglio di misurazione.
Quando il toggle arriverà davvero negli account, ci sono alcune cose da osservare: quanto dura in media un test prima di dare un esito leggibile, quanto traffico serve perché la differenza tra A e B sia credibile, e come Google presenta il “vincitore”. Per chi vende online con Performance Max, scegliere un titolo o un’immagine potrà basarsi su una prova misurata invece che sull’intuito. In cambio serve disciplina: il test va progettato prima di avviarlo, perché durante l’esperimento il gruppo di asset resta bloccato.
