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Contattaci oraCandidature aperte solo 14 giorni: i laboratori lavoreranno fianco a fianco con i ricercatori.
Anthropic ha aperto le candidature al guest investigator program, che ospita gruppi di ricerca esterni per lavorare con i propri ricercatori su progetti basati su Claude. L'iniziativa mira a moltiplicare i casi in cui il modello può individuare piste scientifiche, dopo un risultato promettente validato da Feng Zhang ma non ancora sottoposto a peer review.
Anthropic ha aperto le candidature per un programma che va oltre i soliti crediti gratuiti. Come si legge nell’annuncio pubblicato oggi da Anthropic, l’azienda invita i membri della comunità delle scienze della vita a lavorare con lei su progetti speciali basati su Claude. La formula si chiama guest investigator program: gruppi di ricerca esterni affiancano i ricercatori di Anthropic per un periodo che va dalle 8 alle 12 settimane. C’è però un dettaglio da tenere a mente subito: la finestra per candidarsi resta aperta per circa 14 giorni. Visto che l’annuncio è uscito oggi, il conto alla rovescia è già partito.
Due o tre mesi nel laboratorio di Anthropic, a costo zero
Il meccanismo è semplice da spiegare. Il gruppo selezionato porta un problema che gli sta a cuore, e per due o tre mesi lavora direttamente con il personale di Anthropic per produrre analisi, strumenti e materiali utili alla propria ricerca. L’azienda, dal canto suo, fa girare i propri modelli e i propri harness senza costi per gli ospiti. Per chi non mastica il gergo: l’harness è l’impalcatura software che circonda il modello e gli permette di svolgere compiti complessi, ad esempio usare strumenti, eseguire codice o portare avanti un lavoro in più passaggi. In pratica non si riceve solo l’accesso a Claude, ma anche l’infrastruttura e le persone che sanno farlo funzionare al meglio.
I tempi sono stretti anche dopo la chiusura delle candidature: Anthropic scrive che cercherà di avvisare i selezionati via email circa 14 giorni dopo. Il programma, precisa l’azienda, è una delle diverse iniziative con cui Anthropic sostiene gli scienziati. Accanto c’è l’iniziativa AI for Science, con cui l’azienda continua a sostenere i ricercatori e che prevede, come spiegato nella presentazione del programma AI for Science, crediti API gratuiti per progetti scientifici ad alto impatto, con un’attenzione particolare a biologia e scienze della vita.
Fin qui il quadro è chiaro. Ma resta una domanda legittima: perché un’azienda che costruisce modelli linguistici dovrebbe mettere il tempo dei propri ricercatori al servizio dei progetti di biologia di qualcun altro? I crediti costano poco, le persone molto.
Il precedente che spiega la mossa: un enzima trovato da Claude
La risposta, almeno in parte, sta in un risultato che Anthropic ha già in mano. Secondo quanto riportato dall’azienda sulla scoperta, Claude ha individuato in autonomia un nuovo sistema enzimatico associato a una serie di ripetizioni di DNA, uno schema che ricorda CRISPR. Per chi non segue la biologia molecolare: CRISPR è il sistema nato nei batteri da cui deriva la tecnica di modifica del genoma più usata oggi nei laboratori. Trovare qualcosa di simile non è un esercizio da poco.
A dare peso alla notizia c’è un nome. La scoperta è stata validata da Feng Zhang, uno dei pionieri di CRISPR, ed è stata pubblicata come pre-print. Qui serve una distinzione, perché è quella che separa il fatto verificato dall’annuncio. Un pre-print è un articolo scientifico reso pubblico prima della revisione formale da parte di altri esperti, la cosiddetta peer review. Il sostegno di uno scienziato come Zhang è un segnale forte, ma non sostituisce quel passaggio. Il risultato va quindi letto come promettente, non come definitivo.
Detto questo, la logica della mossa diventa più chiara. Se un modello riesce a muoversi da solo dentro i dati genomici e a indicare una pista che un esperto di primo piano giudica valida, il passo successivo è moltiplicare le occasioni in cui questo può succedere. E per farlo servono problemi veri, dati veri, laboratori che sappiano verificare i risultati. Il guest investigator program fornisce esattamente questo:
porta dentro casa domande scientifiche concrete e persone in grado di capire se le risposte reggono.
Chi ci guadagna? Entrambe le parti, ma non in modo simmetrico. I laboratori ottengono potenza di calcolo e competenze che difficilmente potrebbero permettersi. Anthropic ottiene casi d’uso, dimostrazioni sul campo e, con ogni probabilità, un’idea molto più precisa di dove i suoi modelli funzionano e dove inciampano. Resta però un dubbio: se un modello arriva a fare scoperte di questo tipo, perché aprirlo ai ricercatori esterni invece di tenerlo per sé?
Aprire o chiudere: la partita con Google e Isomorphic Labs
La domanda non è teorica, perché c’è chi ha fatto la scelta opposta. Google ha presentato AI co-scientist, il sistema multi-agente di Google costruito su Gemini 2.0 e pensato come collaboratore scientifico virtuale. Multi-agente significa che più istanze del modello si dividono i compiti, un po’ come un piccolo gruppo di lavoro. Isomorphic Labs, lo spin-off biofarmaceutico legato a Google, ha invece imboccato un’altra strada. Come riportato in un articolo pubblicato da Nature, ha annunciato un modello di intelligenza artificiale ancora più potente e ha deciso di tenere l’innovazione per sé.
Messa accanto a questa scelta, l’apertura di Anthropic smette di sembrare pura generosità. È una strategia. Chi chiude punta a trasformare il modello in un vantaggio esclusivo, magari in farmaci propri. Chi apre punta a diventare lo strumento che i ricercatori conoscono, usano e citano. Sono due scommesse diverse sullo stesso mercato, e nessuna delle due è disinteressata.
Cosa guardare nelle prossime settimane? Prima di tutto i nomi dei progetti selezionati, attesi circa 14 giorni dopo la chiusura delle candidature. Poi il tipo di gruppi scelti: università, piccoli laboratori, aziende. Da lì si capirà se il programma è davvero aperto o se resta una vetrina per pochi.
Per chi fa impresa online, e in particolare per startup biotech, laboratori e aziende che lavorano con dati scientifici, il messaggio è concreto. L’accesso ai modelli di frontiera passa sempre più da programmi selettivi e finestre di candidatura brevi, spesso di poche settimane. Saperle intercettare in tempo, e capire quali piattaforme condividono e quali invece chiudono, diventa un fattore competitivo reale. Non è un dettaglio da addetti ai lavori.
