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ROSS ha chiamato quattro avvocati da Corte Suprema

Scritto da
Anita Innocenti
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La startup ha ingaggiato quattro partner di Gibson Dunn per il riesame della sentenza contro Thomson Reuters

Ross Intelligence ha ingaggiato quattro avvocati di Gibson Dunn, tra cui l'ex Acting Solicitor General Jeffrey B. Wall, per chiedere il riesame en banc al Third Circuit dopo la sconfitta sul copyright delle 2.243 massime di Thomson Reuters. La mossa conta perché il precedente pesa su tutto il settore dell'IA, ma la tesi che destabilizzi il mercato resta di parte.

Quattro avvocati da Corte Suprema per difendere la copia di 2.243 massime giurisprudenziali. È la mossa annunciata ieri da ROSS Intelligence, che, come riportato da il blog ChatGPT Is Eating the World, ha ingaggiato Yaira Dubin, Jeffrey B. Wall, Morgan Ratner e Nick Harper, tutti partner della practice di diritto d’appello e costituzionale di Gibson Dunn. Il loro compito: guidare la difesa di ROSS nella richiesta di un nuovo esame en banc davanti al Third Circuit, la corte d’appello federale che ha dato torto alla startup nella causa per copyright intentata da Thomson Reuters.

Un ex Solicitor General per 2.243 massime

Il nome che spicca è quello di Jeffrey B. Wall, ex Acting Solicitor General degli Stati Uniti, cioè l’avvocato che ha rappresentato il governo federale davanti alla Corte Suprema. Non è il profilo che di solito si incontra in una lite su riassunti di sentenze. E proprio per questo la scelta dice molto su come ROSS legge la partita.

Cosa significa en banc? In pratica si chiede che la decisione presa da un collegio ristretto di tre giudici venga riesaminata dall’intera corte d’appello, in seduta plenaria. È una richiesta che viene accolta raramente, e serve di solito quando una parte ritiene che la sentenza tocchi questioni di portata generale. ROSS, nella petizione, non usa mezzi termini: «Se non corretti, questi errori renderanno instabile il diritto d’autore. Altrettanto preoccupante, destabilizzeranno l’attuale mercato dell’IA e ostacoleranno ulteriori innovazioni nel settore. La corte in composizione plenaria dovrebbe correggere la rotta prima che ciò accada».

Parole forti. Ma che cosa ha deciso il Third Circuit di così grave da giustificare una squadra di questo calibro?

Cosa ha stabilito il Third Circuit

Per capirlo bisogna fare un passo indietro. Le due sentenze che ROSS contesta sono entrambe sfavorevoli, una dopo l’altra. In primo grado, il District Court aveva accolto in parte la richiesta di Thomson Reuters con un giudizio sommario parziale, cioè una decisione presa senza arrivare a un processo completo perché i fatti rilevanti non erano in discussione. Come ricostruito nella sintesi della sentenza pubblicata da Justia, il tribunale aveva ritenuto che le 2.243 massime di Westlaw al centro della causa fossero abbastanza originali da meritare la tutela del copyright, e che la copia fatta da ROSS non rientrasse nel fair use, la dottrina americana che consente alcuni usi di opere protette senza autorizzazione.

Nelle settimane scorse il Third Circuit ha confermato entrambi i punti. Le massime redazionali di Thomson Reuters, cioè i brevi testi con cui gli editori riassumono il principio di diritto di una sentenza, hanno secondo i giudici l’originalità necessaria per essere protette. La conclusione, nel testo del parere della corte d’appello, è netta: i materiali di Thomson Reuters sono tutelabili dal diritto d’autore e l’uso fatto da ROSS non era fair use.

Fin qui, una disputa tra un grande editore giuridico e un concorrente più piccolo. Se il caso riguarda soltanto massime giuridiche, perché tutto il settore dell’IA lo osserva con tanta attenzione?

La domanda che nessuno ha ancora deciso

Qui sta il paradosso. La sentenza è stretta in ciò che decide, ma ampia nelle conseguenze. Come sottolineato in un’analisi dello studio legale Ballard Spahr, il parere non stabilisce se addestrare un modello di IA generativa su libri protetti o su altre opere espressive sia fair use. Il caso ROSS riguarda un uso specifico di un materiale specifico. Eppure resta la prima volta che una corte d’appello federale si pronuncia sull’uso di contenuti protetti per addestrare un sistema di intelligenza artificiale. E nel diritto americano un precedente d’appello pesa, anche quando i giudici dicono di limitarsi al caso concreto.

È su questo punto che ROSS costruisce la sua strategia. Già il mese scorso, come riportato da LawNext, la testata di Bob Ambrogi, la società aveva dichiarato: «Non condividiamo, con rispetto, la decisione del Third Circuit e riteniamo che crei un’incertezza persistente sull’applicazione del diritto d’autore all’addestramento dei modelli di IA». E aveva aggiunto l’obiettivo finale: «Intendiamo chiedere il riesame da parte della Corte Suprema per ottenere la chiarezza di cui c’è grande bisogno su queste questioni».

Letta così, la petizione en banc è il primo gradino. L’ingaggio di avvocati abituati a discutere davanti alla Corte Suprema suggerisce che ROSS si prepari già al passo successivo. Va però tenuto distinto il fatto dalla retorica: che la sentenza «destabilizzi il mercato dell’IA» è la tesi di una parte in causa, non un dato verificato. Chi ci guadagna, in caso di ribaltamento? Chiunque abbia costruito un prodotto copiando contenuti altrui. Chi ci guadagna se la sentenza regge? Gli editori che possiedono archivi di testi di qualità, a cominciare da Thomson Reuters.

Nelle prossime settimane ci sono due cose da guardare. La prima è se il Third Circuit accetterà di riesaminare il caso in seduta plenaria. La seconda, quasi certa a questo punto, è il ricorso alla Corte Suprema, che potrebbe trasformare una lite su 2.243 massime nel riferimento per tutto il settore.

Per chi fa impresa online con l’IA, il quadro è questo. Il diritto di addestrare i modelli su contenuti altrui resta una questione aperta. Intanto, però, il primo precedente d’appello pende dalla parte di chi è stato copiato. E prima che i tribunali chiariscano il punto, sapere su quali dati sono stati costruiti gli strumenti che si usano, o che si vendono ai propri clienti, non è più un dettaglio tecnico.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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