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Google ha cambiato la spiegazione sulle pagine non indicizzate

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Google non promette più l’indicizzazione futura delle pagine scansionate e rimuove il riferimento alla qualità

Google ha riscritto la documentazione di Search Console sullo stato «scansionata ma non indicizzata», eliminando il riferimento alla qualità della pagina. Il cambiamento conta perché toglie a chi gestisce un sito l'unica pista interpretativa disponibile, lasciando una diagnosi generica. La riserva è che una maggiore onestà sull'indice non equivale a una spiegazione utile per chi deve valutare pagina per pagina.

«Google non indicizza tutte le pagine del web, quindi questo è un messaggio comune per molti siti e non indica necessariamente un problema che richiede attenzione». È la frase che Google ha inserito ieri nella documentazione di Search Console dedicata allo stato «Crawled – currently not indexed», cioè «scansionata, ma al momento non indicizzata». Come riportato da Search Engine Roundtable, che ha seguito l’aggiornamento, il testo è stato riscritto. Non è una frase rassicurante e non è un allarme. È una presa d’atto.

Cosa dice adesso Google, e cosa diceva prima

Per capire il peso del cambiamento conviene mettere i due testi uno accanto all’altro. Nella versione precedente, aggiornata al 26 ottobre, Google si limitava a dire che la pagina era stata scansionata ma non indicizzata, che «potrebbe o non potrebbe essere indicizzata in futuro» e che non c’era bisogno di inviare di nuovo l’URL per la scansione. Tradotto: aspetta, non insistere, forse succederà.

La nuova versione cambia tono. Non promette più un possibile futuro, ma dichiara un principio: Google non mette nel suo indice ogni pagina che visita. Il crawler, cioè il programma che gira per il web e legge le pagine, può passare dal tuo sito, leggere un contenuto e decidere di non archiviarlo. E questo, dice ora Google, capita a molti. Detta così sembra solo una questione di onestà in più. Ma nel passaggio da un testo all’altro non è stato solo aggiunto qualcosa. Qualcosa è stato anche tolto.

La parola che manca: qualità

Dal nuovo testo è scomparsa una spiegazione intera. Come osservato nella puntata di Search Off the Record su come leggere il report di indicizzazione, la documentazione aggiornata omette del tutto la spiegazione legata alla qualità. Non la attenua, non la riformula: la toglie.

Perché conta più di quello che è stato aggiunto? Perché per anni chi vedeva quel messaggio in Search Console aveva almeno una pista da seguire. Pagina scansionata e non indicizzata? Probabilmente Google la considerava poco utile, e la direzione di lavoro era migliorarla. Era un’indicazione vaga, certo, ma era un’indicazione. Adesso quella pista non c’è più nella spiegazione ufficiale. Resta un messaggio definito «comune», che «non indica necessariamente un problema».

Qui sta il paradosso. Un testo più onesto finisce per dire meno. Ammettere che l’indice non contiene tutto il web è corretto, e toglie un po’ di ansia a chi gestisce un sito. Ma eliminare il riferimento alla qualità lascia un vuoto interpretativo: se non è una questione di qualità, o se Google preferisce non dirlo, di che cosa si tratta? Ed è legittimo chiedersi a chi convenga questa vaghezza. Per Google è più comodo descrivere la non indicizzazione come uno stato normale, che non richiede spiegazioni. Per chi ci lavora sopra, la domanda resta tutta lì: chi deve capire il motivo?

Il motivo, URL per URL

La risposta, a leggere la documentazione di Google, è: tu. Nella guida ufficiale al report di indicizzazione delle pagine l’indicazione è chiara. Le URL non indicizzate possono andare bene così. Bisogna però leggere e capire il motivo specifico di ciascuna, per confermare che quella pagina non debba davvero essere indicizzata.

Una URL alla volta. È questo il punto che cambia il lavoro di chi vende o pubblica online. Un e-commerce con migliaia di schede prodotto, un blog aziendale con anni di articoli, un sito di servizi con decine di pagine quasi uguali: in tutti questi casi è normale che una parte resti fuori dall’indice. Il problema non è il numero in sé. Il problema è sapere se tra le pagine escluse ci sono quelle che portano clienti, contatti, vendite.

Una pagina di filtri o un tag duplicato che restano fuori non sono una perdita. Una scheda prodotto importante o una pagina di servizio che non compare su Google, invece, sì. Il report di Search Console non fa questa distinzione al posto tuo, e dopo l’aggiornamento non suggerisce più nemmeno la strada della qualità come chiave di lettura.

Per chi fa impresa online, quindi, «Crawled – currently not indexed» smette di essere un campanello d’allarme generico. Diventa uno stato normale, che Google non spiega più in termini di qualità. Non va letto come un errore da sistemare in blocco, ma come una decisione da verificare pagina per pagina: quali è giusto che restino fuori, e quali invece meritano un intervento.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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