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Google ha smesso di applicare la stessa regola a tutti

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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La decisione è operativa dal 30 agosto e riguarda gli effetti delle azioni manuali sul site reputation abuse

Google applica dal 30 agosto una penalità anti-spam diversa dentro e fuori lo Spazio economico europeo: la sanzione per abuso di reputazione del sito non colpisce gli utenti europei. È un precedente rilevante, perché finora lo spam era trattato allo stesso modo ovunque. Google attribuisce il cambiamento al Digital Markets Act, ma la lettura interessata dell'azienda merita cautela.

Lo stesso sito, colpito dalla stessa azione manuale, da oltre due mesi non appare allo stesso modo a tutti. Fuori dallo Spazio economico europeo (SEE) la sezione penalizzata perde posizioni nei risultati. Dentro lo SEE, invece, la penalità non si applica. Lo ha stabilito Google stessa, come annunciato a fine agosto sul blog per gli sviluppatori di Google Search. Una regola anti-spam, cioè pensata per ripulire i risultati da contenuti manipolatori, ha smesso di essere universale.

Una penalità, due Google

Il cambiamento è operativo dallo scorso 30 agosto, quindi non è una novità dell’ultima ora. Da quella data le azioni manuali applicate in base alla policy sul site reputation abuse hanno un effetto diverso a seconda che chi cerca si trovi dentro o fuori lo SEE. Un’azione manuale, per chi non mastica il gergo, è una sanzione decisa da revisori umani di Google, non dall’algoritmo. Per gli utenti nello SEE l’impatto della sanzione non si applica. La sezione colpita può essere separata nei sistemi di Google, in modo che col tempo si posizioni in modo indipendente dal resto del sito.

Fuori dallo SEE vale invece la regola di prima. L’azione manuale colpisce direttamente i risultati di ricerca della porzione di sito interessata, mentre il resto del sito non viene toccato. In pratica la stessa sezione può essere penalizzata per un utente americano e restare visibile, magari con un posizionamento proprio, per un utente italiano. Viene spontanea una domanda: come può Google rinunciare in mezza Europa a una regola che aveva introdotto contro uno schema ritenuto ingannevole?

Perché Google ha ammorbidito la sua stessa regola

Per capirlo bisogna tornare al 2024. Fu allora che Google introdusse la policy sulla reputazione dei siti, per fermare una pratica precisa: pubblicare contenuti di terzi su un sito autorevole al solo scopo di sfruttarne la buona reputazione e salire nei risultati. È il cosiddetto parasite SEO, la SEO “parassita”. I toni dell’epoca erano netti. Nel post dedicato a difendere gli utenti dallo spam parassita, Google parlava di uno schema a pagamento, «pay-to-play», pensato per ingannare sia i sistemi di ranking sia gli utenti.

Oggi quella stessa pratica, almeno per chi cerca dall’Europa, non comporta più la sanzione diretta. Ed è un precedente. Come sottolineato da Search Engine Roundtable, è la prima volta che Google applica regole ed esiti diversi delle proprie politiche anti-spam in base alla posizione geografica di chi effettua la ricerca. Finora lo spam era spam ovunque. Adesso dipende dal confine.

Perché? Google indica un responsabile preciso: il Digital Markets Act (DMA), la normativa europea che impone obblighi alle grandi piattaforme considerate “gatekeeper”. E lo fa senza nascondere il fastidio. In un intervento intitolato «Il Digital Markets Act: è tempo di un reset», l’azienda scrive di restare «preoccupata che questi cambiamenti a Search siano il risultato del DMA che privilegia gli interessi commerciali di un piccolo gruppo di siti intermediari».

Qui serve distinguere il fatto dalla narrazione. Il fatto è che la regola nello SEE è cambiata. La lettura secondo cui a guadagnarci sarebbero pochi intermediari è la posizione di Google, che ha tutto l’interesse a presentare il DMA come un danno per gli utenti. Resta però il nodo pratico. Se la regola cambia secondo il confine, chi paga il conto e chi ne beneficia?

Cosa cambia nei conti degli editori

Per rispondere conviene passare dalla politica al portafoglio. Tech Policy Press, nella sua analisi della politica di Google su Search, racconta il caso di un editore che aveva riportato internamente tutti i contenuti di coupon e voucher. Aveva cioè smesso di affidarli a terzi, proprio per stare dentro le regole. Ha ricevuto comunque una penalità manuale e ha perso quel traffico in modo permanente.

Secondo la stessa testata, è proprio questa storia a spiegare perché il cambiamento nello SEE pesa sui modelli di ricavo degli editori. Le sezioni di coupon, offerte e contenuti commerciali sono spesso una fonte di entrate importante. Se nello SEE non vengono più affossate da una sanzione, cambia il calcolo economico. E cambia in modo asimmetrico, perché utenti europei e non europei vedranno risultati sostanzialmente diversi per lo stesso sito. Un editore con pubblico internazionale potrebbe ritrovarsi con una sezione che rende in Europa e scompare altrove.

Alcune cose, però, restano come prima. I proprietari dei siti continuano a ricevere la notifica in Search Console, il pannello gratuito con cui Google comunica con chi gestisce un sito, quando viene applicata un’azione manuale. Chi ritiene la sanzione un errore può inviare una richiesta di riconsiderazione. Dopo questo passaggio, i siti idonei possono anche portare la controversia in mediazione.

Cosa osservare nei prossimi mesi? Prima di tutto come si posizioneranno nel tempo, nello SEE, le sezioni separate dal resto del sito: Google parla di un processo graduale, senza indicare tempi. Poi come funzionerà la mediazione nella pratica, e quanti siti riusciranno davvero ad accedervi.

Per chi fa impresa online il punto è uno solo. Search non è più un unico mercato con regole uguali per tutti, e la stessa scelta editoriale può avere esiti opposti dentro e fuori lo SEE. Le notifiche in Search Console e i dati di traffico vanno quindi letti tenendo conto di dove si trova il pubblico.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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