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OpenAI ha chiamato un uomo delle campagne democratiche

Scritto daMi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.
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L’IA pesa sul voto, ma gli elettori temono benefici per pochi: 137,6 milioni in spot sui data center, di cui il 77% dei democratici.

OpenAI ha affidato a Chris Lehane, stratega delle campagne democratiche, la narrazione pubblica dell'intelligenza artificiale, citando sondaggi secondo cui solo il 41% degli elettori statunitensi si aspetta benefici economici, contro l'84% che li vede riservati ai più ricchi. La mossa conta perché sposta il tema sul terreno elettorale, ma i dati provengono dalla parte interessata e vanno letti con cautela.

Solo il 41% degli elettori statunitensi pensa che «persone come me» trarranno un beneficio economico dall’intelligenza artificiale nei prossimi cinque anni. Più del doppio, l’84%, si aspetta invece che a guadagnarci sia l’1% più ricco. I numeri sono citati da Chris Lehane, figura politica di riferimento di OpenAI, in un’edizione speciale della newsletter di OpenAI Global Affairs pubblicata ieri su Substack, mentre si chiude il ciclo elettorale delle elezioni di metà mandato del 2026. Va detto subito: sono sondaggi che Lehane dice di aver visto o commissionato, non rilevazioni indipendenti. Ma proprio chi li cita e il modo in cui li usa dicono molto. La percezione dell’IA non è più una questione tecnica: è diventata materia di campagna elettorale.

Un tema che conta, ma di cui non ci si fida

Il quadro che emerge dagli altri dati riportati da Lehane è quello di un elettorato coinvolto ma diffidente. Secondo i sondaggi da lui citati, il 65% degli elettori ha dichiarato che l’IA sarebbe stata importante nelle proprie scelte di voto del 2026. Non è un tema di nicchia, quindi. Allo stesso tempo l’81% ritiene che un’intelligenza artificiale non possa avere un’anima, contro un 15% che pensa il contrario: un dato che misura una distanza più culturale che tecnologica. E con un margine di 25 punti gli elettori preferiscono un candidato che guidi il proprio partito nel definire le politiche sull’IA rispetto a uno che si limiti a seguirlo.

Messi insieme, questi numeri disegnano una tensione evidente. L’IA pesa sul voto, gli elettori chiedono ai politici di prendere posizione, ma la maggioranza la vede come un vantaggio riservato a pochi. A questo punto la domanda è chi abbia interesse a raccontarla in un altro modo, e con quali strumenti.

Spot contro proposte: la guerra del racconto

Per capire su che terreno si gioca la partita conviene partire dalla televisione. In questo ciclo elettorale sono stati spesi 137,6 milioni di dollari in spot televisivi dedicati ai data center, i grandi impianti che ospitano i server su cui girano i modelli di IA. Secondo la società di analisi AdImpact, il 77% di quella spesa stimata è riconducibile ai democratici, come riportava la scorsa settimana un’inchiesta di Time sulla rivolta contro i data center in Ohio. Un’analisi ha rilevato che un annuncio su cinque trasmesso da candidati o gruppi democratici menzionava i data center. Il contesto suggerisce che nella maggior parte dei casi non si trattasse di elogi: il tema è stato usato soprattutto per intercettare il malcontento locale verso questi impianti.

Dall’altra parte c’è OpenAI, che ha scelto di affidare la propria strategia pubblica a qualcuno che conosce bene le campagne elettorali, e proprio quelle democratiche. Lehane è stato ricercatore dell’opposizione per la campagna di Al Gore nel 2000, cioè la persona incaricata di scavare nei punti deboli degli avversari. All’epoca gli venivano riconosciuti il miglioramento dei rapporti di Gore con la stampa, le battute a effetto e appunto il lavoro di ricerca sugli avversari. Non è un tecnologo che si presta alla politica: è un professionista della comunicazione politica che oggi lavora per un’azienda di IA.

Come ha rivelato domenica scorsa un’anticipazione di Axios, da agosto Lehane e il suo team hanno accumulato proposte politiche, alcune nuove e altre riconfezionate, per creare un senso di urgenza e orientare il dibattito sull’IA dopo le elezioni. Il racconto alternativo che OpenAI prova a costruire passa soprattutto dal lavoro: nel suo testo Lehane sottolinea che il solo campus di calcolo dell’azienda a Piketon, in Ohio, avrà bisogno di 25.000 lavoratori qualificati. È un numero da leggere per quello che è, cioè un dato fornito dalla parte interessata, ma indica la direzione: spostare la conversazione dal data center come problema al data center come cantiere e occupazione. Resta da capire se basterà a convincere un elettorato che, stando agli stessi sondaggi citati da Lehane,
si aspetta benefici solo per l’1% più ricco.

Chi scrive di IA, oggi, fa politica

Per imprese, agenzie e publisher la conseguenza è meno lontana di quanto sembri. Se l’IA è diventata un tema di voto, ogni contenuto che la presenta, dalla pagina prodotto all’articolo di blog, finisce dentro questa contesa e viene letto attraverso una lente di fiducia. Un testo entusiasta sull’«IA che cambierà tutto» non arriva a un pubblico neutro: arriva a lettori che in larga parte pensano che a guadagnarci saranno altri. Chi pubblica dovrebbe chiedersi a chi sta parlando davvero: ai 41 che ci credono o agli 84 che diffidano?

La percezione pubblica dell’intelligenza artificiale è ormai un terreno di scontro politico, e OpenAI ha deciso di giocarla con un uomo delle campagne elettorali. Per chi comunica online la lezione è concreta: un pubblico convinto che i benefici andranno solo ai più ricchi difficilmente premierà l’entusiasmo generico. Darà invece credito a chi sa mostrare vantaggi tangibili, verificabili, per «persone come me».

L'autore

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

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