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Contattaci oraLa multa da 460 milioni ha portato alla rimozione dei caroselli gratuiti in 14 paesi, ma Google Shopping domina ancora
Dal 16 settembre Google ha rimosso la griglia gratuita dei prodotti dalle ricerche in 14 paesi europei, sostituendola con riquadri dei comparatori, dopo la multa da 460 milioni comminata dalla Commissione per violazione del Digital Markets Act. La visibilità gratuita per i venditori online si contrae, ma i dati mostrano che Google Shopping domina ancora i nuovi spazi, alimentando dubbi sull'effettiva apertura alla concorrenza.
Dal 16 settembre scorso chi cerca un prodotto su Google in 14 paesi europei non trova più la griglia gratuita dei risultati. Al suo posto compare un riquadro di siti di confronto. Sembra la vittoria dei comparatori. I primi numeri, però, raccontano un’altra storia. Lo documenta l’analisi pubblicata ieri da BrightEdge: la Product Grid è sparita in tutti i 14 mercati EEA monitorati nello stesso giorno, il 16 settembre, sostituita dalla sezione Comparison Sites.
La griglia che non c’è più
La Product Grid era la griglia di prodotti gratuiti che compariva nella ricerca Google: per chi vendeva online significava visibilità senza dover pagare un annuncio. I Comparison Sites sono riquadri che rimandano ai comparatori di prezzi, una logica diversa. Il primo giorno dopo il cambiamento il numero di keyword che mostravano una sezione di confronto era del 38% più basso rispetto ai valori di riferimento della vecchia griglia. Tradotto: meno spazio, meno visibilità, meno occasioni di clic gratuiti.
Non è un passaggio uno a uno. La scomparsa è stata netta. Come documentato da Productrise, i caroselli di prodotti sono crollati verso lo zero tra il 15 e il 16 settembre nei cinque paesi in cui la piattaforma ha dati sufficienti per mostrare il cambiamento con sicurezza: Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Svezia. Perché la griglia è sparita? La risposta arriva da una multa e da una decisione arrivata mesi prima.
Cosa c’è dietro: una multa e una promessa di danni
Se il 16 settembre è la data del cambiamento, il 23 luglio scorso è la data della condanna. Quel giorno la Commissione europea ha emesso una decisione ai sensi del Digital Markets Act, il regolamento europeo sui mercati digitali, e ha multato Google di 460 milioni di euro per aver favorito i propri risultati shopping. Altri 430 milioni sono arrivati per il cosiddetto steering su Google Play, cioè l’aver spinto gli utenti verso i propri canali. La Commissione ha riscontrato che Google dà un trattamento preferenziale ai propri servizi — shopping, hotel, trasporti, risultati sportivi — rispetto a quelli di terzi su Google Search, in violazione degli obblighi del DMA.
Google ha rimosso la griglia per conformarsi a quella decisione. Ma la narrazione è un paradosso. L’azienda aveva annunciato lo scorso 8 settembre una riprogettazione dei risultati di ricerca europei, presentata come risposta al DMA. Il tono, però, è tutto fuorché neutro: Google ha definito le modifiche imposte dal Digital Markets Act in Europa come la più grande riduzione di qualità nella storia di Google Search. La Commissione parla di correzione di un abuso. Google parla di peggioramento del servizio. La stessa modifica è, a seconda del narratore, un rimedio o un danno.
Non è la prima volta che lo shopping finisce al centro dello scontro. Già in passato la Commissione aveva imposto a Google una multa record di 2.424.495.000 di euro. E aveva dichiarato espressamente che i concorrenti danneggiati potevano chiedere risarcimenti davanti ai tribunali nazionali. Un precedente che spiega perché Google tratti ogni ritocco dei risultati europei come una questione sensibile.
Il test dei prossimi mesi
Nel frattempo, i dati di ottobre mostrano un protagonista già in testa: Google Shopping compare da 16 a 35 volte più spesso del secondo servizio più presente in Germania, Francia, Spagna e Italia. Chi catturerà il traffico? Per ora, la risposta dei numeri è scomoda per i comparatori: è ancora Google a dominare, dentro un riquadro che doveva aprire spazio ai concorrenti.
Per chi vende online, le prossime settimane serviranno a capire tre cose: se la quota di keyword con riquadro di confronto risalirà, se Google Shopping continuerà a dominare e se il traffico che arriva dai siti di confronto convertirà davvero in vendite. Per chi fa impresa online in Europa non si tratta di un aggiornamento di algoritmo. La visibilità gratuita si è contratta e il traffico potrebbe passare da un nuovo gatekeeper. La vera incognita è se i comparatori riusciranno a diventare un canale di acquisizione stabile o resteranno un obbligo formale.
