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Contattaci oraChatGPT costa più per clic di quanto renda, con deficit del 64% su Google.
Gli inserzionisti su ChatGPT pagano 1,72 dollari per clic ma ricavano 0,89 dollari per sessione, contro 2,45 dollari su Google Search, con conversioni allo 0,37% contro l'1,17%. Il paradosso conta perché la piattaforma corre verso un miliardo di run rate e i referral organici calano del 6-8%: la visibilità gratuita si riduce mentre il rendimento immediato non giustifica la spesa.
Il maggiore account pubblicamente noto ha pagato 1,72 dollari per un clic su ChatGPT. In media, una visita a pagamento su ChatGPT genera 0,89 dollari di ricavi per sessione, contro 2,45 dollari per una visita a pagamento su Google Search. Eppure, stando a quanto emerge dall’analisi diffusa nei giorni scorsi, ChatGPT Ads ha raggiunto il miliardo di dollari di run rate annualizzato, meno di 200 giorni dopo il lancio. I conti, almeno quelli del rendimento immediato, non tornano. Eppure la piattaforma non rallenta.
Un clic da 1,72 dollari che ne rende 0,89
Il confronto diretto arriva dal working paper di Maximilian Kaiser e Christian Schulze. Negli Stati Uniti, una visita a pagamento su ChatGPT ha generato 0,89 dollari di ricavi per sessione contro 2,45 dollari per una visita a pagamento su Google Search: un deficit del 64%. I visitatori a pagamento su ChatGPT convertono allo 0,37%, contro l’1,17% di Google Search. Eppure i prezzi effettivi sono più di sei volte il prezzo di parità rispetto a Google Search. Il maggiore account pubblicamente noto ha pagato 1,72 dollari per clic.
È un paradosso. Se ogni sessione pagata rende un terzo di quella di Google, e se il tasso di conversione è circa un terzo, il prezzo pagato per clic dovrebbe scendere, non salire. Invece gli inserzionisti pagano molto più del valore che ne ricavano, almeno in questa fase. La domanda non è tecnica: perché continuano a comprare?
Il miliardo che non guarda il ritorno
La risposta sta nella scala. ChatGPT Ads ha raggiunto un run rate di ricavi annualizzati di 1 miliardo di dollari in meno di 200 giorni dal lancio. La piattaforma è usata da decine di migliaia di inserzionisti e continua a espandersi. OpenAI aveva iniziato a testare gli annunci in ChatGPT negli Stati Uniti per gli utenti adulti autenticati sui piani Free e Go. In pochi mesi, il test è diventato un mercato.
Per chi pubblica contenuti online, però, il segnale è un altro. Dopo l’introduzione degli annunci, i referral organici da ChatGPT sono calati di circa il 6-8%. Chi è comunque arrivato tramite ChatGPT ha convertito come prima: la variazione è di -0,02 punti percentuali rispetto a una baseline pre-lancio del 2,21%, una differenza statisticamente non significativa. Tradotto: la monetizzazione corre, il valore per chi paga no, e intanto la visibilità gratuita si riduce. Esserci su un canale che cresce a questa velocità è diventato un biglietto d’ingresso, anche se il rendimento per clic resta basso.
L’ombra di Gemini sul traffico organico
Il calo dei referral non è un incidente: è il preludio di un mercato in cui l’intelligenza artificiale diventa un canale a pagamento. Secondo quanto riporta Digiday, ChatGPT ora gestisce circa un quinto delle query di ricerca di Google. Nel frattempo, Google sta testando due nuovi tipi di annunci basati su Gemini che offrono dettagli di prodotto e indicazioni utili. La concorrenza sui clic generati dall’AI si intensifica, e non è un’astrazione da addetti ai lavori.
Per chi vive di traffico organico, la traiettoria è chiara. Oggi ChatGPT converte chi arriva come prima, ma manda meno persone. Domani il traffico da AI potrebbe essere soprattutto comprato. La domanda non è se ChatGPT Ads crescerà, ma quando il costo per clic renderà insostenibile ignorarlo. Il margine per restare passivi si sta chiudendo.
