Target si allea con OpenAI: lo shopping natalizio si fa direttamente su ChatGPT

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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L’integrazione con l’AI di OpenAI promette di semplificare lo shopping natalizio, ma solleva interrogativi sull’influenza degli algoritmi sulle nostre scelte e sulla tenuta del sistema durante il picco di acquisti.

Target si allea con OpenAI per portare il suo catalogo su ChatGPT, trasformando il chatbot in un personal shopper per gli acquisti natalizi. Una mossa aggressiva di 'conversational commerce' che semplifica l'acquisto ma solleva dubbi sui rischi dell'affidarsi all'AI e sul futuro dell'e-commerce, dove la conversazione sostituisce la navigazione tradizionale.

Hai presente il classico delirio pre-natalizio? Quello fatto di mille schede aperte sul browser, carrelli abbandonati e la frustrazione di non trovare mai il regalo giusto?

Bene, Target ha deciso di provare a cambiare le regole del gioco, e lo ha fatto stringendo un accordo che, sulla carta, sembra fantascienza.

Stiamo parlando di una partnership diretta con OpenAI che porta l’intero catalogo del gigante retail direttamente dentro ChatGPT.

Sì, hai capito bene.

L’idea è quella di trasformare il chatbot con cui magari giochi o lavori in un personal shopper instancabile. Niente più navigazione tra categorie infinite o filtri che non funzionano: tu chiedi, lui trova.

Ma è davvero tutto oro quello che luccica o è l’ennesimo tentativo di un colosso di non perdere terreno?

Dalla chat allo scontrino senza uscire dall’app

Il funzionamento è disarmante nella sua semplicità, ed è qui che la cosa si fa interessante. Come riportato da Axios, l’integrazione permette agli utenti di cercare prodotti, riempire il carrello e finalizzare l’acquisto usando esclusivamente il linguaggio naturale.

Immagina la scena: scrivi “mi serve un regalo per mia nipote di 6 anni che ama i dinosauri e il colore viola”, e invece di una lista di link generici, l’AI ti propone direttamente gli articoli Target disponibili, pronti per essere comprati.

Non devi uscire dall’interfaccia, non devi scaricare l’app di Target.

L’obiettivo è abbattere ogni barriera tra il desiderio e l’acquisto.

Sembra comodo, vero?

Eppure, c’è un dettaglio che mi fa storcere il naso e che dovresti considerare attentamente prima di gridare al miracolo.

Il tempismo è tutto (o è solo ansia da prestazione?)

Non è un caso che questa novità sia arrivata proprio adesso. Il rollout è partito, guarda un po’, durante la settimana del Ringraziamento per essere a pieno regime proprio durante il Black Friday e la corsa ai regali di dicembre, come segnalato su TechRadar.

Target sta cercando disperatamente di intercettare gli utenti lì dove passano ormai gran parte del loro tempo digitale. Se la gente non va sul sito di Target, Target va dove c’è la gente. È una mossa di “conversational commerce” aggressiva che tenta di recuperare terreno in un mercato saturo.

Ma la domanda vera è: siamo sicuri che l’infrastruttura reggerà?

Affidare la transazione a un’AI che, diciamocelo, ogni tanto “allucina” e inventa cose, è un rischio calcolato o un azzardo?

Se il bot consiglia male, di chi è la colpa?

Siamo pronti a far scegliere i regali all’algoritmo?

Al di là della tecnologia, c’è un punto fondamentale su cui voglio farti riflettere.

Questa partnership segna un passaggio epocale: il motore di ricerca (o in questo caso, l’assistente AI) diventa il negozio stesso.

Target sta scommettendo sul fatto che la comodità vinca sulla scoperta.

Ma se l’AI filtra tutto per te, chi decide davvero cosa vedi?

La “scelta” dell’utente viene pilotata dall’algoritmo in modo ancora più radicale rispetto a una pagina web tradizionale.

Se hai un e-commerce o gestisci un business online, tieni gli occhi aperti: se questo esperimento funziona, il modo in cui dovrai posizionare i tuoi prodotti cambierà per sempre, come ti ho scritto qui.

Non basterà più essere primi su Google, bisognerà essere la “risposta” preferita di ChatGPT.

Dunque, preparati.

Il confine tra chiedere un consiglio e strisciare la carta di credito è appena diventato invisibile.

E tu, sei pronto a competere in un mercato dove non si clicca più, ma si chiacchiera?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

19 commenti su “Target si allea con OpenAI: lo shopping natalizio si fa direttamente su ChatGPT”

  1. Target che affida le vendite a un algoritmo è l’ultima perla di questo circo digitale; siamo tutti cavie, immagino 🤦‍♂️. Mi chiedo solo quanti dati personali ci ruberanno per vendermi un calzino sponsorizzato. 🙄

  2. Il “personal shopper” AI ridurrà l’autonomia decisionale. Prevedibile. Mi chiedo quanto durerà questa fiducia cieca nei dati.

    1. Giuseppina Negri

      Target e OpenAI. Un’altra dimostrazione di quanto l’umanità ami delegare le proprie scelte più banali a entità che non comprendono, né tantomeno si curano, del nostro portafoglio o del nostro gusto personale. Questa “semplificazione” è solo un altro meccanismo per incanalare il desiderio verso l’offerta più remunerativa per la piattaforma, non per l’acquirente. Quanto tempo impiegheremo a trasformarci in meri terminali esecutivi di suggerimenti algoritmici?

    2. Silvia Graziani

      ‘Sta roba che ci ficcano l’AI pure sotto l’albero è un po’ *too much*, diciamocelo, togliendo pure il gusto di farsi due ore di sbattimento che poi ci fanno sentire *grandi* per aver trovato il regalo giusto; preferisco il panico da browsing, giuro. Siamo già abbastanza imbambolati, no?

  3. Conversational commerce. Semplificano, certo. Poi monitorano ogni acquisto. Chi controlla i dati, controlla il consumatore.

  4. Giorgio Martinelli

    Questa mossa di Target con OpenAI è una bomba, no? L’idea di delegare il *binge-shopping* a un bot, specie sotto stress natalizio, è *wild*. Bisogna capirne le implicazioni sulla libertà di scelta, amico. Qualcuno ha pensato alla *privacy* di ‘sti dati di acquisto?

  5. Delegare il gusto natalizio a un modello linguistico? Geniale, finché l’algoritmo non suggerisce solo calzini termici.

    1. Benedetta Lombardi

      Tommaso, il gusto è merce rara, l’AI offre solo la via più breve, un miraggio di efficienza. La mia conversione è zero.

    2. Emanuele Barbieri

      Delegare il Natale all’AI: un suicidio assistito del libero arbitrio. Rischiamo solo algoritmi col pilota automatico.

    1. Chiara De Angelis

      Shopping su ChatGPT. Meno schede aperte, più controllo algoritmico. 🙄 Io che pensavo di scegliere i regali con la mia intelligenza… Ambi zioso, sì. Ma l’AI conosce i miei vizi peggiori. Chi mi assicura che non mi venda solo cose inutili? 💸 Posizionamento è tutto, perfino per le stupidaggini natalizie.

    1. Commercio conversazionale? *Mboh*. Semplificare è solo eufemismo per controllo. Chi decide il regalo? Algoritmo o portafoglio Target? Sospetto la seconda.

  6. Clarissa Graziani

    Il “personal shopper” algoritmico. Una vera pozione magica. Mi chiedo: l’AI suggerirà il regalo che *voglio* o quello che *Target* desidera io compri? Un piccolo inganno digitale, sotto mentite spoglie di comodità.

  7. Questa mossa è l’ennesima porta girevole verso il controllo. L’algoritmo non è un maggiordomo, è un burattinaio che tira i fili delle nostre voglie. Stiamo delegando il Natale a un foglio di calcolo, e questo mi puzza di resa.

    1. Greta Silvestri

      Target e OpenAI? Geniale. Meno sbatti, più probabilità di comprare roba inutile. Delegare il panico natalizio a un bot. *LOL*. Poi ci lamentiamo se il regalo fa cagare. Siamo messi male.

    2. Clarissa Graziani

      La comodità è un miraggio. Delegare il gusto natalizio a un codice? Un velo di Maya digitale. Siamo sicuri non sia solo una scusa per comprare ciò che *vogliono* venderci?

  8. ‘Conversational commerce’, figata pazzesca! Però fidarsi di un bot per i regali? *Ma dai!* Gli algoritmi manipolano già abbastanza. Voglio il controllo io, non una chat. E se sbaglia il regalo?

    1. Il catalogo su ChatGPT è solo l’esca; l’amo è la cessione volontaria del nostro discernimento d’acquisto. Siamo farfalle ipnotizzate dalla luce digitale, pronte a danzare verso il carrello.

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