Come mettere i link interni senza improvvisare (e facendosi guidare dai dati)

come mettere i link interni

Dell’importanza dei link esterni nella strategia SEO ne parla praticamente qualunque consulente seo. Quello di cui si discute sempre troppo poco è invece il ruolo fondamentale che giocano i link interni.

Perché? È presto detto: i backlink sono un business. Quindi se ne parla tanto perché, semplicemente, si guadagna tanto a venderli.

(Eh sì, fare link building costa, non lo sapevi?)

Sfatiamo dunque questo mito: non è assolutamente vero che i link interni sono secondari nella strategia di posizionamento, specialmente se hai un sito con un buon numero di articoli.

Concentrarsi solo sui link esterni equivale infatti a prendere l’auto, fare mezz’ora di strada, andare in un negozio e spendere soldi per comprare degli occhiali da vista… quando in realtà ce li hai già appoggiati sulla testa.

In questo articolo capiamo dunque come utilizzare al massimo i contenuti che hai per spingere le query che ti interessano.

Come non mettere i link interni

Premessa

Sul tuo sito dovresti avere due tipologie di pagine: le pagine obiettivo e le pagine di supporto.

come mettere i link interni schema

Le pagine obiettivo sono, appunto, i tuoi obiettivi, quelle che stai cercando di posizionare per una determinata query (ne ho parlato in questo articolo).

Ora, prima regola fondamentale: i link interni devono puntare alle pagine obiettivo – così come i backlink, in realtà. In questo modo tutti i tuoi sforzi e i segnali positivi si concentreranno su un’unica pagina, aumentando le sue potenzialità di scalare la SERP.

Chiaro fin qua?

Attenzione, perché questo passaggio è fondamentale. Qui sta la differenza tra un lavoro fatto bene e uno fatto con i piedi.

Troppo spesso, infatti, i link interni vengono messi su parole a caso e poi indirizzati in maniera altrettanto randomica. E questo succede anche se si usano i software tipo HREF senza metterci testa, perché nessuno strumento sostituisce la strategia SEO (che devi avere ben chiara in mente).

Ah, ma quindi per decidere dove puntare i link interni mi serve un software costoso?

Assolutamente no. La figata, infatti, è che tutti quanti abbiamo accesso gratuitamente a uno strumento potentissimo, il più grande motore di calcolo della storia dell’umanità.

Ovviamente sto parlando di lui, the one and only: Mr. Google.

E visto che Mr. Google ci mette a disposizione le risposte ai nostri dubbi, sarebbe cortese perlomeno andare a farci un giro.

Ma cosa dobbiamo chiedere a Google?

Adesso ti spiego.

Strutturare i link interni con l’operatore site

Permettimi ora di introdurti un altro magnifico strumento: l’operatore site.

Quando digiti site:nomesito.com sulla barra di ricerca Google, il motore restringe i risultati della tua ricerca solo al tuo sito.

Come puoi sfruttare queste informazioni?

Semplice.

Prendi il tuo articolo, analizzalo paragrafo per paragrafo. Per ogni blocco di testo individua 2 o 3 parole chiave che potrebbero essere pertinenti con le tue pagine obiettivo: quelli sono i punti da cui far partire i link interni.

Fermiamoci un attimo, però. Cerchiamo di capire bene cosa vuol dire pertinenti.

Per individuare la pagina a cui puntare con il tuo link interno non puoi lavorare tanto di fantasia, devi stare sul pezzo. Quindi se la tua chiave è “coniglio che ama le carote” non ha senso linkare all’articolo che parla del coniglio di montagna. I collegamenti devono essere sensati dal punto di vista semantico.

Altro aspetto importante: non limitarti sempre alla chiave secca. Cerca di alternare anchor secche e anchor a coda lunga (ma senza esagerare).

Ricorda infatti che la coda lunga è un segnale interessante per il motore di ricerca a livello semantico, perché permette a Google di capire meglio i collegamenti logici tra contenuti.

Esatto, parliamo proprio del funzionamento del Knowledge Graph!  😉

Ora lo so che a te è venuto un dubbio…

Roberto, io ho un blog molto popoloso, quindi ho diverse pagine obiettivo. Come faccio a scegliere a quale pagina mondare?

Tranquillo, tu non devi scegliere proprio niente.

È Google che sceglie per te!

Quando fai la ricerca con site e poi aggiungi la chiave di ricerca, ottieni una lista di risultati. Quella è una piccola SERP, e l’ordine in cui ti appaiono gli snippet non è casuale!

Scegli quindi, tra le tue pagine obiettivo, quella più pertinente e posizionata più in alto. Tutto qui? Tutto qui.

Per capire meglio il processo, guarda questo video in cui lo spiego passo per passo:

Altri link interni da aggiungere

A questo punto hai già fatto il grosso del lavoro, manca solo la ciliegina sulla torta.

Oltre ai link che hai individuato semanticamente, infatti, sarà importante inserire i collegamenti con gli articoli del blog presenti nella stessa categoria del contenuto su cui sta operando.

Mettici quindi un paio di link ad articoli precedenti, magari con la formula del Leggi anche.

Io faccio così come vedi qui sotto…

Leggi anche: Seo link building strategy: 10 consigli per fare link building nel mercato italiano

Nello specifico, assicurati sempre di inserire i link ai due articoli pubblicati immediatamente prima all’interno della categoria, questi – fidati – non guastano mai.

Ipotizziamo quindi che tu abbia un blog sui viaggi, con una categoria dedicata ai viaggi enogastronomici.

Nella categoria hai inserito 5 articoli. Di conseguenza:

  • L’articolo 5 rimanderà al 4 e al 3
  • L’articolo 4 rimanderà al 3 e al 2
  • L’articolo 3 rimanderà al 2 e all’1

E così via.

A cosa serve questo trucchetto?

Semplicemente a favorire il crawler durante la scansione interna. Visto che nel blog tratti sempre più o meno lo stesso argomento, con questa formula crei una vera e propria rampa di lancio per le tue pagine obiettivo.

Cosa puoi ottenere con una buona mappatura dei link interni

Tutto quello di cui abbiamo parlato finora può sostituire la link building verso l’esterno?

Manco per scherzo.

Però i link interni possono lavorare in perfetta sincronia con i backlink, indirizzando tutta la link juice del tuo sito proprio là dove serve.

Considera poi che noi umani siamo curiosi: alle persone piace cliccare per approfondire. Quel clic, e il conseguente prolungamento dell’esperienza di visita e della profondità di lettura, fanno parte dell’ecosistema di segnali sulla user experience che Google valuta per determinare il ranking.

Se rimetti mano al tuo blog e applichi su ogni articolo queste tecniche di cui ti ho parlato, vedrai dei risultati già nel breve termine, non mi sorprenderei se qualcosa cambiasse nel giro di una decina di giorni.

Prima assisterai ad un po’ di Google Dance, ma subito dopo, come per magia, le tue pagine obiettivo inizieranno ad arrampicarsi su per la SERP come lucertoline su un muro assolato.

Certo, i miracoli ancora non li faccio.

L’efficacia di questa tecnica dipende molto dalla competitività del mercato in cui operi e da quanto hai fatto un buon lavoro prima, nella stesura dei contenuti e nella definizione degli obiettivi.

Se però vuoi sviluppare un piano a tutto tondo, con cui sai esattamente come e in quanto tempo puoi raggiungere i tuoi obiettivi di posizionamento… beh, puoi sempre richiedere una consulenza SEO 🙂

Fai marketing ascoltando, non strillando.
Un abbraccio.


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