Google Search Quality Raters Guidelines 2021

google search quality guidelines 2021

Ecco cosa dice Google sulla qualità dei contenuti web

Lo so, tutti ti dicono che per posizionarti sui motori di ricerca devi scrivere contenuti di qualità.

Ma cosa diavolo significa qualità??

Ti immagino, anzi, ti vedo perfettamente. Tu sei lì che ti sbatti, fai ricerche, segui tutte le regole del SEO copywriting, sudi sette camicie e crei dei bellissimi articoli da Xmila parole per fare contento papà Google.

Finalmente la tua creatura è pronta per essere data in pasto al mondo. Trepidante, emozionato, pieno di aspettative, clicchi su quel magico pulsantino: “Pubblica”. E poi?

E poi aspetti.

Passano i giorni e le settimane… E il tuo articolo giace ancora sconsolato e dimenticato nella quinta/decima/quindicesima pagina di Google.

Nella tua testa, un unico pensiero: Cosa ho sbagliato???

Lascia che te lo dica io. Anzi, ancora meglio, lascia che sia Google a dirtelo.

Oggi ti guido attraverso un documento che è una vera mappa del tesoro per i tuoi sogni di posizionamento. Sto parlando della versione più recente delle Search Quality Rater Guidelines di Google, aggiornate al 2021.

Nel web italiano non se n’è parlato molto, nonostante dentro questo testo ci siano delle informazioni bomba (a patto che, naturalmente, si sappia come interpretarle).

In questo articolo super-ciccione uso tutte le mie skill di consulente SEO per sintetizzarti le oltre 80 pagine di documento, aiutandoti a leggere tra le righe e ricavare le dritte fondamentali per la tua SEO. E se poi hai ancora voglia di approfondire, alla fine dell’articolo ti permetto di scaricare la traduzione in italiano del malloppone targato Google, che non trovi da nessun’altra parte sul web… semplicemente perché l’ho tradotta io 🙂

Ok, sei pronto ad entrare nella testa di Google?

Iniziamo!

Cosa sono le Search Quality Raters Guidelines e perché sono utili per la tua SEO

Le Search Quality Raters Guidelines non sono altro che le istruzioni fornite da Google ai suoi quality rater, ovvero a quelle persone che si occupano di valutare la qualità dei siti web.

Ferma tutto, Roberto. Vuoi dirmi che ci sono delle persone che giudicano la qualità dei siti? Io pensavo che facessero tutto gli algoritmi!

Stop, facciamo chiarezza.

Google, il nostro motore di ricerca preferito, è in effetti un gigantesco sistema informatico che cataloga e ordina i risultati di ricerca sulla base su una serie di complessi algoritmi.

(A dire il vero fa anche molto altro, ma diciamo che è nato con questo obiettivo e continua a svolgere tale compito piuttosto bene)

In quest’ottica i quality rater rappresentano l’elemento di controllo umano. Questo esercito di revisori della qualità va ad interrogare le SERP per verificare che gli algoritmi di ricerca stiano effettivamente facendo un buon lavoro e che stiano fornendo alle persone i risultati attesi e sperati. Queste figure servono a correggere il tiro di Google e a permettergli di lavorare sempre meglio.

Ma come fanno i quality rater a svolgere questo task? In altre parole, che criteri utilizzano per valutare la qualità dei siti web?

Sì, hai indovinato: usano proprio le Search Quality Raters Guidelines.

Inizia a capire perché questo documento sta alla SEO come le Tavole della Legge stanno all’Antico Testamento, no?

Te lo dico ancora più chiaramente. Sbirciando le istruzioni che Google fornisce ai suoi impiegati per valutare i siti web possiamo farci un’idea chiara degli standard che adottano anche i suoi algoritmi e della direzione in cui si muove il motore di ricerca.

Insomma, quando Google si degna di mettere nero su bianco dei suggerimenti – per quanto indiretti – non è proprio il caso di ignorarlo!

La qualità delle pagine secondo le Search Quality Raters Guidelines

Bene, ora che hai chiaro di cosa stiamo parlando è il caso di iniziare a sporcarci le mani. Entriamo dunque nel vivo del discorso.

Innanzitutto devi sapere che le Linee Guida sono pensate per assegnare un punteggio di qualità a livello di pagina, ovvero di singola URL. Questo esclude dal nostro discorso tutta una serie di aspetti tecnici che riguardano il sito nella sua interezza e che vengono al massimo trattati indirettamente.

Una delle primissime indicazioni che Google fornisce ai quality rater è quella di comprendere l’intento delle pagine per poter correttamente valutarne la qualità.

Di base, secondo Google, le pagine devono essere d’aiuto per le persone.

Ma è importante capire che “essere d’aiuto” o “essere utile” non significa necessariamente che le pagine enciclopediche o di tipo informativo abbiano un qualche vantaggio sulle altre. Pensa che tra gli esempi di pagine utili Google inserisce anche le pagine che hanno una funzione di intrattenimento, come quelle dei siti parodici o umoristici!

In altre parole, l’utilità della pagina non è un’idea astratta, ma sarà legata al search intent degli utenti.

Le pagine Your Money Your Life (YMYL)

C’è una categoria di pagine a cui Google presta particolare attenzione: quelle che rientrano nella categoria Your Money or Your Life.

Detto con le parole di Big G:

Some types of pages or topics could potentially impact a person’s future happiness, health, financial stability, or safety. We call such pages “Your Money or Your Life” pages, or YMYL.

Alcuni tipi di pagine o argomenti potrebbero potenzialmente avere un impatto sulla felicità futura, la salute, la stabilità finanziaria o la sicurezza delle persone. Chiamiamo quelle pagine Your Money or Your Life, o YMYL.

Per farti un esempio facile facile: una pagina che dà consigli medici o informazioni legali sarà sicuramente una pagina di tipo YMYL. Per ovvi motivi queste tipologie di contenuti saranno attentamente revisionate.

Ma l’etichetta YMYL si estende ben al di là di quello che potremmo considerare scontato. Potrebbero essere considerati contenuti sensibili anche le notizie su argomenti importanti come politica o scienza, le pagine legate ai servizi pubblici, le pagine che riguardano particolati gruppi di persone (individuati sulla base dell’età, della razza e dell’etnia, del genere, dell’orientamento sessuale etc) e, più in generale, tutti i contenuti legati ad aspetti importanti della vita delle persone come ad esempio sport, nutrizione, scegliere un’università, cercare casa, trovare un lavoro…

Capisci quanto vasta è questa platea??

Mettiamo il caso che tu abbia un blog di viaggi dedicato al Marocco. Finché parli delle splendide spiagge e delle acque cristalline non ci sono problemi. Ma se già inizi a trattare temi come la sicurezza nelle città, l’affidabilità delle compagnie aeree o i consigli per visitare il Sahara, beh, ecco che rientri immediatamente tra i sorvegliati speciali di Google.

Cosa significa questo, in pratica?

Semplicemente, le pagine Your Money Your Life devono attenersi a standard di qualità ancora più alti, perché Google ritiene che le informazioni in esse contenute possano essere potenzialmente dannose. 

Ok Roberto, ma non mi hai ancora detto cos’è ‘sta benedetta qualità…

Lo so, lo so. Continua a leggere, tra poco ci arriviamo!

Le 3 tipologie di contenuto

Per poter soppesare meglio la qualità complessiva della pagina, le Search Quality Raters Guidelines suddividono il contenuto in tre tipologie:

1) Main content, il contenuto principale

2) Supplementary content, il contenuto secondario

2) Advertisement, ovvero le ads

Ad ogni categoria corrispondono delle buone pratiche, delle cose da fare (o da non fare) per far sì che il contenuto sia considerato di qualità… o almeno che non venga penalizzato!

Andiamo a vederle più nel dettaglio.

1. Main content: la ciccia!

Il main content costituisce il cuore pulsante della pagina… o, come preferisco chiamarla io, la ciccia 🙂

Google identifica come contenuto principale qualsiasi elemento della pagina che “aiuta direttamente la pagina a realizzare il suo scopo”. Questo include testo, immagini, video, feature particolari (es. calcolatori) e anche user-generated content come le recensioni.

Guarda bene l’immagine qui sopra, rigorosamente made by Google. Cosa dovresti notare?

Te lo dico io:

1. Il titolo fa parte del contenuto principale

2. Le tab sono parte del contenuto principale

Detto questo, non voglio mai più sentire qualcuno che dice: “Non usare le tab negli e-commerce, Google non riesce a leggere il testo che c’è dentro!”.

Col cavolo! Come ci dice lui stesso, Google è capacissimo di leggere i contenuti delle tab. Siamo nel 2021, non più negli anni Novanta!

Falsi miti a parte, passiamo a parlare del nostro primo elemento core: il titolo. Com’è fatto un titolo di qualità secondo Big G?

1.1 Qualità dei titoli: cosa dice Google

Secondo Google, i titoli di qualità sono quelli utili e descrittivi.

Utili perché sintetizzano il contenuto principale delle pagine. Descrittivi in quanto aiutano gli utenti a prendere decisioni consapevoli sulle pagine da visitare.

Tutto qui? Beh, di base sì. Ma il nostro ci dà anche delle informazioni molto preziose su cosa evitare…

1) Titoli che non rispecchiano effettivamente il contenuto della pagina. Un articolo intitolato “La guida SEO definita per il 2021” non potrà certo essere di 500 parole, non credi? Insomma, non ingannare gli utenti con queste tattiche subdole… tanto Google ti vede (e ti penalizza).

2) Titoli esagerati, scioccanti e clickbaiting. “Il mondo sta per finire? 5 ritrovamenti inquietanti dimostrano che l’Apocalisse è vicina” è un titolo un po’ eccessivo, sono sicuro che lo capisci anche tu! Se raggiri gli utenti per convincerli a cliccare sulle tue pagine, per poi offrire pure un contenuto scarso… beh, che voto pensi ti possa dare il professor Google?

1.2 Quanto devi scrivere?

Roberto, ma quanto devono essere lunghi i miei articoli?

Se mi avessero dato un euro ogni volta che ho sentito questa domanda, a quest’ora potrei fare anche io i video da guru negli idromassaggi di Dubai… 😉

Cosa dicono le Guidelines sulla quantità di contenuto? La stessa cosa che ti direbbe ogni esperto SEO che si rispetti: la quantità di parole deve essere sufficiente per rispondere all’obiettivo della pagina.

Il concetto è semplice. Se il tuo articolo spiega come preparare un’insalata di pomodori, probabilmente 800 parole saranno più che sufficienti. Se vuoi creare la guida completa definitiva e supersonica sul SEO copywriting 800 parole saranno pochine, non credi?

Come abbiamo visto anche parlando dei titoli, la regola d’oro è una sola: sii all’altezza delle aspettative delle persone che visitano la tua URL.

1.3 Contenuti E-A-T

Uno dei paradigmi che Google usa per valutare la qualità dei contenuti è quello espresso dall’acronimo EAT, ovvero:

  • Expertise – Esperienza/Competenza
  • Authoritativeness – Autorevolezza
  • Trustwothness – Affidabilità

In pratica Mr G ci sta dicendo che un contenuto di qualità è:

  • Scritto da un autore competente rispetto all’argomento trattato
  • Scritto da una persona autorevole E pubblicato all’interno di un sito web autorevole
  • Scritto da un autore con una buona reputazione (affidabile) E pubblicato all’interno di un sito web con una buona reputazione

Attenzione, qui ci sono degli importanti elementi di novità rispetto al passato. Eh sì, perché agli albori Google misurava queste metriche basandosi quasi esclusivamente su elementi interni al sito web, primi tra tutti i link in ingresso.

Oggi le cose sono ben diverse. Nelle Search Quality Raters Guidelines Google richiede esplicitamente ai suoi valutatori di andare a cercare queste informazioni al di fuori del sito web.

Si tratta di un cambiamento di mentalità epocale! Lascia che ti spieghi perché.

1.4 L’importanza della reputazione e il tramonto dell’impero dei link

Sin dalla nascita di Google, i link sono stati un parametro fondamentale nell’infrastruttura del sistema di valutazione. Il ragionamento di base è molto semplice: se una pagina riceve tante menzioni (link) significa che il suo contenuto è buono e può essere utile per gli utenti, perciò vale la pena farlo salire di posizione nella SERP.

Nel momento in cui gli esperti SEO hanno capito questo meccanismo è nata la link building… e con essa tutta una serie di strategie manipolative per farsi giudicare positivamente dagli algoritmi e guadagnare posizioni.

Per farla breve, i link sono diventati il tallone d’Achille di Google – a cui essere manipolato non piace proprio per niente. Il motore di ricerca è allora intervenuto per limitare sempre di più il peso dei link nel proprio sistema di valutazione, attraverso:

  • Una serie di aggiornamenti algoritmici dedicati
  • Un mindset sempre più rivolto a valutare la qualità sulla base dell’esperienza utente
  • L’analisi dei segnali di autorevolezza esterni al sito web

Ecco, da questo punto di vista nelle Linee Guida troviamo la dimostrazione che Google si sta muovendo ancor più in quella direzione.

Ai quality rater viene infatti chiesto di valutare l’autorevolezza dei contenuti prendendo in considerazioni fattori che non sono digitali, ma che hanno a che fare con la “reputazione sociale” degli autori e dei responsabili del sito web.

Qualche esempio? Eccoli:

  • Come si parla online dell’autore del contenuto o sito? Bene o male?
  • Quali qualifiche ha l’autore o il responsabile del sito web? Ha le competenze necessarie per scrivere su quell’argomento?
  • L’autore o il sito web viene menzionato dagli esperti di settore?
  • L’autore o il responsabile del sito ha vinto dei premi o ottenuto dei riconoscimenti?
  • L’autore o il sito web compaiono negli articoli di news?
  • Che recensioni ha ricevuto l’autore o il sito web? Sono credibili, complete, affidabili?

Insomma, qui siamo di fronte a una svolta epocale. Leggendo le Guidelines, la sensazione fortissima è che Google non si limiti più a valutare i contenuti, ma che stia cercando sempre più di inquadrare e valutare le persone che ci stanno dietro.

Intanto questa è una prospettiva che definire ambiziosa è dire poco. Però, allo stesso tempo, è uno sviluppo naturale: dopo aver catalogato tutto lo scibile umano, ora Google si dedica a catalogare i singoli individui.

(Sì, la cosa ha anche dei risvolti inquietanti, non lo nego)

Ma se per Google questo significa liberarsi sempre più dal vincolo dei link, per i copywriter e i content creator apre scenari nuovi e interessantissimi.

La senti la musica trionfale in sottofondo? La vedi la polvere che si alza all’orizzonte?

Ebbene sì, sono gli autori che tornano all’assalto, più in forma che mai.

1.5 La resurrezione degli autori

Non nascondiamocelo: per chi vive di scrittura sono stati anni difficili. È vero, il web ha moltiplicato per mille la necessità di testi, ma l’altra faccia della medaglia è sordida…

Negli ultimi decenni il ruolo sociale dello scrittore è decaduto completamente, passando dalle stelle alle stalle. Fino a non molti anni fa giornalisti, copywriter e figure affini erano ricoperte d’alloro, mentre ora sono considerati troppo spesso le ultime ruote del carro. Viviamo nell’epoca in cui il testo di un blog post può essere pagato 5 € e un articolo su una prestigiosa testata nazionale viene valutato 20 €.

Ce l’hanno detto in tutte le salse: contenti is the king. E dell’autore, beh, chissenefrega.

Ma ehi, la musica sta cambiando. Oggi Google ci dice esplicitamente che la reputazione dell’autore è uno dei fattori principali con cui valuta la qualità di un contenuto.

Quali sono le implicazioni di questa affermazione?

Se sei un autore/content creator/copywriter:

1) Verticalizzarti ti conviene. Che tu scriva per te stesso o per altri poco cambia. Se produci contenuti in maniera costante su un certo argomento puoi guadagnare crescente autorevolezza agli occhi di Google. Insomma, più scrivi su un certo tema, più la tua firma diventa importante e capace di influenzare positivamente il ranking di un contenuto. Non proprio una robetta di poco conto, no?

2) La tua firma ha valore. Se la reputazione dell’autore entra a far parte dei fattori di qualità (e quindi di ranking), capisci bene che la tua firma acquista valore anche dal punto di vista commerciale. Tienine conto in ottica professionale… e anche nelle trattative commerciali.

Se sei il responsabile di un sito web:

1) Chiarisci a Google chi sei tu e chi sono i tuoi autori. L’epoca dei blog anonimi è forse finita per sempre. Cerca invece di dare a Google tutte le informazioni possibili su di te e su chi scrive per te: crea una pagina “chi siamo” ricca, metti bene in evidenza le informazioni di contatto e i link ai social, crea delle pagine autore con bio interessanti e link ai profili social. Google ti sta dicendo che le persone hanno un peso, tu devi cercare di fargliele vedere!

2) Lavora sulla tua reputazione offsite. Certo, creare un sito verticale su un argomento con decine di contenuti utili e approfonditi ti fa guadagnare punti agli occhi di Google… ma probabilmente non è più sufficiente. Inizia quindi a dedicare una parte delle tue energie anche a consolidare la tua reputazione al di fuori del sito. Guest post e digital PR sono sicuramente strumenti vincenti che dovresti iniziare ad usare (ma ehi, anche la link building ha ancora un certo valore, non dimenticartela).

PSSSS! Sei un copywriter o un autore di contenuti web? Non capisci perché Google premia gli articoli (brutti) dei competitor e non i tuoi? Scopri cos’è e come può esserti utile la Scrittura Visibile.

1.5 Contenuti copiati e riscritti

Ormai lo sanno anche i muri che a Google i contenuti copiati paro paro non piacciono granché. Ma cosa dire dei contenuti “fortemente ispirati” o di quelli riscritti?

Beh, nelle Linee Guida è molto chiaro: ai quality rater viene detto di andarci giù pesante con i contenuti copiati o leggermente modificati. E questo vale anche quando viene citata la fonte originale!

I contenuti creati “with no or very little time, effort, or expertise” si beccano il rating qualitativo più basso in assoluto, lo stesso che tocca alle pagine spammose o truffaldine.

Insomma, Google vuole che nei tuoi contenuti tu ci metta sudore e sangue. Fai quindi attenzione alle operazioni di riscrittura e a come prendi ispirazione dalle fonti, lavora per rielaborare bene le informazioni e inserirle in un contesto originale e autorevole.

Lo so, questo può sembrare paradossale se pensi che, con aggiornamenti algoritmici come MUM, Google punta sempre di più ad appropriarsi dei contenuti dei siti per distribuirli direttamente in SERP. In ogni caso il messaggio è cristallino: l’asticella della qualità si alza sempre di più, tu devi riuscire a stare al passo o rassegnarti a soccombere.

2. Supplementary Content

Il contenuto supplementare o secondario è, secondo Google, tutto quello che “non aiuta direttamente la pagina a realizzare il suo scopo”. Per esclusione, il contenuto secondario è tutto ciò che non rientra nel main content o nelle ads: contenuti della sitebar, link di navigazione, banner di iscrizione alla newsletter, commenti eccetera.

Il contenuto secondario influisce sulla qualità della pagina nella misura in cui contribuisce ad una buona user experience. In altre parole, questa parte della pagina non deve interferire o inficiare sulla qualità della navigazione e non deve impedire agli utenti di usufruire correttamente della pagina (soprattutto da mobile). Un ragionamento molto simile a quello che viene fatto sulle ads, come vedremo ora.

3. Ads

Partiamo con la buona notizia. Di per sé, la presenza di ads o contenuti sponsorizzati non influisce negativamente sulla qualità della pagina.

Hai tirato un bel sospiro di sollievo? Beh, ti fermo subito.

Nelle Guidelines Google specifica molto bene che il sito web viene in ogni caso considerato responsabile della qualità delle ads mostrate, anche se non controlla direttamente il contenuto delle ads.

Facciamo un esempio. Io vedo sempre più spesso pagine di rinomati quotidiani nazionali con una sezione di link sponsorizzati dove viene inserita roba di bassissima lega, evidentemente spammosa o clickbait. Articoli del tipo “Guarda come questa donna di Cagliari è diventata milionaria in sei mesi”, per capirsi.

Ecco, ads di questo genere influenzano probabilmente il giudizio di qualità complessivo del contenuto. Google condanna inoltre tutte quelle ads che possono “distrarre” dal contenuto principale, ovvero:

  • Annunci o immagini sessualmente allusive o porno
  • Annunci con immagini grottesche
  • Annunci o contenuti con titoli e immagini scioccanti, disturbanti o esagerati
Esempi di link sponsorizzati che non piacciono a Google

Oltre a tutto questo, le ads non devono ostacolare una buona navigazione di pagina e non devono impedire agli utenti la fruizione del contenuto.

Occhio quindi alle pagine interstiziali, agli annunci mobile e ai pop-up! Google dice infatti che:

A single pop-over Ad or interstitial page with a clear and easy-to-use close button is not terribly distracting, though may not be a great user experience.

Una singola ads a pop-up o una pagina interstiziale con un bottone per uscire visibile e facile da usare non è una terribile distrazione, tuttavia potrebbe non costituire una user experience veramente buona.

Insomma, i pop-up non sono condannati a priori, ma l’accento torna sempre sull’esperienza utente. Se le tue ads, i pop-up o i banner sono in qualche modo fastidiosi, la qualità complessiva della pagina andrà inevitabilmente a calare.

L’importanza della user experience e del sito web

Nelle Quality Raters Guidelines Google lo afferma in tutte le salse: l’esperienza utente è assolutamente centrale nel determinare la qualità della pagina.

Non che questo ci stupisca. Al contrario, Google è estremamente coerente con sé stesso. Su questo blog ho già parlato di come i segnali legati all’UX siano sempre più importanti dal punto di vista del ranking, e di come i Core Web Vitals si inseriscano in questo paradigma.

Tornando però alle Linee Guida, ci sono alcuni aspetti che meritano un’attenzione particolare.

Parlando di ads e contenuto secondario abbiamo capito che il layout delle pagine è estremamente rilevante, in quanto appunto è capace di determinare la bontà o meno della navigazione sul sito web. Da webmaster dovrai quindi esaminare con molta cura l’impatto di tutti i contenuti secondari sull’esperienza di visita, soprattutto quando si è in ambito mobile. Le ads, i banner o i link di navigazione impediscono in qualche modo una buona fruizione della pagina? Corri a porre rimedio!

Anche sull’usabilità reale della pagina Google si dimostra molto accurato. Sappi infatti che i quality rater sono invitati a testare davvero il sito web, ad esempio aggiungendo prodotti nel carrello se si tratta di un e-commerce.

La presenza di pagine 404 adeguate e di informazioni relative al customer service e ai responsabili del sito web è pure un fattore importante che incide dichiaratamente sulla qualità della UX e più complessivamente sull’affidabilità del sito web, soprattutto sugli e-commerce e sui siti web che offrono servizi finanziari.

Nelle Guidelines – che puoi scaricare tradotte in italiano più in basso – trovi diversi esempi di pagine di contatto e pagine 404 valutate da Google. Ti consiglio molto caldamente di usare queste valutazioni come spunto per gestire al meglio le tue pagine del sito web 😉

In sintesi: le 10 cose che devi assolutamente sapere sulle Quality Guidelines 2021 di Google

Ehi, hai letto tutto fino a questo punto? Complimenti vivissimi!

Se invece sei saltato qui giù direttamente dall’indice… beh, dai, ti voglio bene lo stesso.

In ogni caso, adesso arriva lo zuccherino. Qui è dove ti riassumo tutto il malloppone e ti sintetizzo quello che abbiamo visto insieme in un utilissimo decalogo. Considerali i 10 comandamenti sulla qualità che Google ci offre nel 2021, se vuoi 🙂

  1. Crea contenuti chiari, comprensibili e originali. Questa è ormai la base, qualcosa che viene quasi dato per scontato.
  2. Sappi che Google valuta sempre più anche i fattori non prettamente digitali, come l’autorevolezza degli autori e dei siti web. Attivati quindi per consolidare la tua reputazione offsite.
  3. Se lavori con contenuti del tipo Your Money Your Life, sappi che dovrai attenerti a standard di qualità ancora più alti (e che la firma pesa molto).
  4. L’esperienza, la competenza e i riconoscimenti dell’autore (es. premi) incidono sul giudizio di qualità delle pagine. Questa è un’ottima notizia per i creator, soprattutto se specializzati.
  5. La user experience è importantissima, così come il layout delle pagine. Non distrarre gli utenti con contenuti secondari e ads ingombranti o fastidiosi.
  6. Usa titoli che rispecchino effettivamente i contenuti delle pagine. Evita come la peste tutto ciò che puzza di clickbait.
  7. La quantità di contenuto deve essere proporzionale all’argomento e in linea con la promessa del titolo.
  8. Attento al tipo di ads che compaiono sulle tue pagine, perché possono influenzare negativamente la qualità e il ranking dei tuoi contenuti.
  9. Fornisci informazioni complete sul sito web: cura molto bene la pagina chi siamo e le info di contatto, soprattutto se hai un e-commerce. Se hai un portale o un blog, assicurati di dare spazio agli autori con pagine dedicate.
  10. Le recensioni hanno valore, ma la qualità pesa più che la quantità. Cerca quindi di spingere per ottenere review ricche, complete e “parlanti”.

BONUS – Scarica le Quality Guidelines 2021 in italiano!

Te le avevo promesse, ed eccole qua: le Linee Guida sulla Qualità del 2021 tradotte in italiano!

Scaricale subito per uscire finalmente dal “sentito dire” e capire cosa sono le pagine di qualità… direttamente dalla fonte!

Sei ancora incerto? Vuoi capire se le tue pagine e il tuo sito rispettano davvero gli standard di Google?

Beh, puoi sempre chiedere il parere di un esperto SEO 😉  Se vuoi mi trovi qui.

Fai marketing ascoltando, non strillando.
Un abbraccio.


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