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Google, Microsoft e Perplexity svelano le loro strategie GEO: i consigli (e gli avvertimenti) per affrontare il futuro della ricerca online e non farsi ingannare dalle promesse di facili guadagni.
Mentre le agenzie vendono la GEO come la nuova frontiera, i giganti tech frenano. Google invita a creare per gli umani, non per le macchine. Microsoft spinge per risposte strutturate, non link. Perplexity è drastica: senza un brand forte, ogni tattica è inutile nell'era delle risposte istantanee. La verità è che non esistono formule magiche.
Hai notato anche tu che ultimamente tutti sembrano impazziti per la GEO?
Sembra che se non ottimizzi per i motori generativi domani mattina chiuderai baracca. Le agenzie hanno iniziato a vendere pacchetti “GEO” come se fosse la soluzione definitiva a tutti i mali del traffico organico, promettendo visibilità su ChatGPT o sulle AI Overviews di Google.
Ma prima di lanciarti in investimenti azzardati o farti prendere dal panico, fermati un secondo.
Ho analizzato cosa dicono i diretti interessati, quelli che i bottoni li premono davvero, e la realtà è ben diversa da quella che certi guru vorrebbero venderti.
Google frena l’entusiasmo: l’umanità vince ancora sui trucchi
Danny Sullivan, la voce pubblica di Google Search, è stato lapidario e, lasciamelo dire, ha smontato parecchi castelli in aria, intervistato da Business Insider. Mentre il mercato urla di creare contenuti “snackable” o super sintetici per piacere alle macchine, Sullivan ha praticamente detto che questa è una sciocchezza colossale.
Il suo consiglio è di una banalità disarmante: smettila di inseguire l’algoritmo del momento e preoccupati di essere utile alle persone in carne ed ossa.
Secondo Sullivan, tutto quel lavoro certosino per “piacere al sistema” potrebbe rivelarsi tempo perso non appena il modello si aggiorna, lasciandoti con un pugno di mosche.
Non c’è nessuna magia segreta: l’igiene del sito, i dati strutturati e la possibilità per i crawler di accedere ai contenuti restano la base.
E se pensavi che aggiungere video o immagini a caso ti avrebbe salvato solo perché l’IA è multimodale, beh, ripensaci: ti avrebbero aiutato comunque, IA o non IA.
Insomma, Google ci sta dicendo di calmarci, ma se da Mountain View predicano calma, da Redmond arrivano segnali decisamente più tecnici che non possiamo ignorare.
Microsoft Bing: non si tratta più di link, ma di risposte
Se Google gioca a fare il pompiere, Microsoft ci mette davanti a una realtà tecnica che cambia le carte in tavola. Krishna Madhavan, Principal Product Manager di Bing, ha messo in guardia contro le scorciatoie, ma ha sottolineato una differenza sostanziale: non stiamo più combattendo per una lista di link blu, ma per essere inclusi in una risposta sintetizzata.
Capisci la differenza?
Non devi portare l’utente sul tuo sito per spiegargli le cose, devi fornire al motore le informazioni affinché sia lui a spiegarle.
Come descritto nell’articolo di Business Insider, Madhavan suggerisce di andare oltre la semplice parola chiave e di ragionare per “intento dell’utente” e struttura domanda-risposta.
La formattazione diventa sostanza: liste, tabelle e una punteggiatura pulita (niente caratteri strani che confondono le macchine) sono il modo in cui dici all’IA “ehi, l’informazione ce l’ho io”.
Ma attenzione, perché mentre Microsoft ci spinge a strutturare i dati, c’è chi sostiene che tutto questo tecnicismo sia inutile se non hai un nome che la gente riconosce davvero.
Perplexity e la verità scomoda: è tutto finto se non hai un brand
Qui le cose si fanno interessanti e anche un po’ provocatorie. Jesse Dwyer di Perplexity non le ha mandate a dire e ha tirato una frecciata che dovrebbe far fischiare le orecchie a molti consulenti.
Ha definito gran parte di questa corsa alla GEO come una via di mezzo tra opportunità e “fesserie” (hogwash, per usare il suo termine colorito). Secondo lui, l’errore più grande che puoi fare è pensare di prendere le vecchie tattiche SEO e appiccicarle sopra l’IA sperando che funzioni.
Il punto che solleva Dwyer è molto più profondo e inquietante: l’IA rimuove l’attrito della ricerca.
La gente non cerca più, chiede e ottiene.
E in un mondo dove la risposta è immediata, l’unica cosa che ti salva dall’anonimato è avere un brand forte. Se il motore risponde direttamente, l’utente non ha motivo di cliccare su di te, a meno che non ti conosca già o il motore non citi esplicitamente la tua autorità.
In pratica, ci stanno dicendo che il budget che prima spendevi per posizionarti su una keyword tecnica, ora dovresti forse spostarlo per costruire un marchio che la gente (e le macchine) ritengano affidabile a prescindere.
Dunque, le Big Tech ci stanno servendo un piatto agrodolce: da una parte ci dicono che i fondamentali non cambiano, dall’altra ci avvertono che il modo in cui veniamo “letti” è completamente diverso. Non farti fregare da chi ti vende la formula magica per la GEO, perché a quanto pare, nemmeno loro sanno esattamente come si evolverà la bestia.

‘Sta “verità” suona familiare. Brand forte? Tradotto: solo chi ha già cash conta. Le agenzie vendono panacea, ovvio. Io diffido. Chi crea per l’umano, poi, usa ‘sta roba?
Brand forte è il nuovo “soldi per la pubblicità”, no? Tutti vendono aria fritta. Chi ci crede?
Finalmente qualcuno ammette che ‘sta GEO è la solita bolla per vendere aria fritta, mentre i giganti giocano sporco. Brand forte? Che gentilezza.
La GEO è una farsa. 🙄 Tutte promesse vuote. 😠 Se i grandi frenano, le agenzie vendono solo panico. 💸 Io ci vedo solo avidità. Questo sistema è marcio. 🤢 Perché devo sempre fidarmi di chi vende? 😟
‘Sta frenesia per la GEO è un tilt, `sto casino non finisce più; se i big dicono focus umano, perché le agenzie vendono solo trucchi?
Ah, le agenzie. Vendono fumo. Brand forte, dicono. Ovvero: spendi o sei morto. Prevedibile.
‘Sta roba della GEO è un polverone pazzesco; gli umani prima di tutto, dice Google, ma le agenzie vendono pacchetti a palate. Ma chi ci capisce più ‘na mazza con tutti ‘sti trend?
Le agenzie vendono aria fritta, lo sai. Questi “giganti” dicono che serve il brand. Se non hai un nome, sei fritto con le risposte veloci. Tutto ‘sto circo GEO mi puzza di fregatura. Chi ci crede, spende soldi a caso.
Questi oracoli tecnologici, con la loro saggezza postuma, dipingono un quadro dove il brand è il salvatore, svelando l’ovvio con enfasi barocca. Siamo tutti pedine in questa scacchiera digitale, non crede?
La “GEO” è il nuovo feticcio, un nome figo per dire “speriamo che l’IA ci scelga”. 🙄 Se solo creassimo contenuti validi, ci fregherebbe meno delle loro “verità”. 🧐
Queste “verità” sembrano solo confermare l’isteria di mercato. 😔 Creare valore umano resta il faro. Tutto il resto è rumore. 🤷♂️
Le agenzie vendono oro colato. Brand forte è l’ancora, il resto è fuffa. Tutti vogliono il genio nella lampada. Chi costruisce mattoni veri non teme le scosse.
Ma vedi che casino! Tutte queste sigle e ‘sta corsa al “futuro” mi fanno venire il nervoso. Agenzie che vendono aria fritta, lo dico sempre. Se non hai un nome che la gente cerca, sei fritto, punto. Non capisco perché si ostinino a complicare le cose semplici. Siamo tornati al medioevo?
Ma figuriamoci se non l’ho notato! 🙄 Tutti vendono la GEO, ma poi i giganti dicono: fate contenuti per gli umani. Chi ci capisce più qualcosa? 🤨 Smettiamola con le formule magiche, va.