È proprio vero: la prima posizione su Google non vale più come prima

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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I dati del Q3 2025 rivelano un cambio di paradigma: il brand non basta più, le ricerche commerciali perdono click e l’AI Overview stravolge le regole, ma le long-tail keywords offrono una scialuppa di salvataggio.

Il Q3 del 2025 segna una svolta per la SEO: la prima posizione su Google non è più una garanzia. I dati mostrano un crollo del CTR per ricerche branded e commerciali, eroso dalle AI Overviews. L'unica salvezza sembra essere una strategia su keyword long-tail, dove il contenuto di valore resiste all'automazione di Google.

Parliamoci chiaro: se stai ancora festeggiando perché il tuo sito è “primo su Google” per la tua parola chiave preferita, potresti dover rimettere in frigo lo champagne.

I dati arrivati dal terzo trimestre (Q3) del 2025 non sono solo numeri freddi, sono un campanello d’allarme che suona fortissimo per chiunque faccia business online.

Advanced Web Ranking ha analizzato il report di Big G e quello che ne esce è un quadro che cambia radicalmente il modo in cui dobbiamo interpretare il successo SEO.

Non si tratta di una semplice fluttuazione stagionale, ma di un cambio di comportamento dell’utente che non possiamo permetterci di ignorare.

Il brand non ti protegge più (o almeno, non come credi)

Partiamo dal dato che mi ha colpito di più, perché va contro tutto quello che abbiamo dato per scontato negli ultimi dieci anni. Fino a ieri, se un utente cercava il nome del tuo brand, cliccava sul primo risultato (il tuo) e finiva lì. Facile, lineare, scontato.

Oggi non è più così.

Il report evidenzia un fenomeno preoccupante per le ricerche “branded” da desktop: la prima posizione ha perso l’1,52% di Click-Through Rate (CTR). Potrebbe sembrarti poco, ma aspetta di sentire il resto. Le posizioni dalla 2 alla 6 hanno guadagnato collettivamente l’8,71%.

Capisci cosa sta succedendo?

L’utente cerca il tuo nome, ma poi si guarda intorno. Non si fida più ciecamente del primo link; scorre, valuta, cerca recensioni, confronti o alternative.

È come se entrassero nel tuo negozio ma, prima di comprare, decidessero di fare un giro tra gli scaffali dei concorrenti parcheggiati lì vicino. Per te che gestisci un’azienda, questo significa che presidiare la prima posizione per il tuo nome non basta più: devi dominare l’intera prima pagina, o rischi di regalare traffico qualificato a chi ti sta col fiato sul collo.

Ma se pensi che questo sia il problema peggiore, aspetta di vedere cosa succede a chi cerca di vendere qualcosa.

Le ricerche commerciali stanno sanguinando click

Se il tuo business si basa su query transazionali (quelle dove la gente vuole comprare, tipo “prezzo scarpe running” o “software gestionale”), i dati sono ancora più impietosi.

Le prime due posizioni per le ricerche commerciali hanno perso un combinato di 4,20 punti percentuali su desktop.

Non è che la gente abbia smesso di cliccare, è che Google ha riempito quella parte di pagina con tutto tranne che i tuoi risultati organici.

Tra annunci sponsorizzati sempre più invadenti, box di comparazione prezzi e mappe, lo spazio “vero” si è ridotto all’osso.

Lo stesso vale per le ricerche locali.

La prima posizione ha lasciato sul campo oltre 2,5 punti percentuali.

È evidente che Google sta trattenendo l’utente sulla sua piattaforma il più possibile, trasformando la pagina dei risultati in un recinto chiuso da cui è difficile uscire.

E qui arriviamo al punto dolente: se continui a puntare tutto su parole chiave secche e commerciali sperando nel miracolo, stai combattendo una guerra con le armi spuntate.

Tuttavia, in mezzo a questo caos, c’è un’unica, vera scialuppa di salvataggio che sta resistendo alla tempesta.

La rivincita delle “code lunghe”

Mentre tutti si scannano per le briciole sulle parole chiave brevi, le cosiddette long-tail keywords (le ricerche composte da 4 o più parole) stanno tenendo botta in modo incredibile.

È l’unica categoria che ha mostrato stabilità.

Perché?

Perché quando una persona scrive una frase lunga e specifica (es. “come configurare analytics per ecommerce shopify”), sta cercando una risposta precisa, non un prodotto da comprare al volo o un brand da valutare. In quel contesto, Google fa (ancora) fatica a rimpiazzare il contenuto di valore con dei widget colorati.

Se vuoi portare traffico vero al tuo sito nel 2025, devi smettere di ossessionarti sulle keyword generiche e iniziare a rispondere alle domande complesse dei tuoi clienti. È lì che l’utente cerca ancora l’esperto, l’umano, l’approfondimento reale.

Eppure, c’è un motivo preciso per cui tutto questo sta accadendo proprio ora, un fattore esterno che sta riscrivendo le regole del gioco e che molti stanno sottovalutando.

Il vero responsabile di questo terremoto ha un nome e cognome: AI Overviews.

Non possiamo nasconderci dietro un dito. Il calo drastico dei click sui primi risultati coincide perfettamente con l’espansione delle risposte generate dall’intelligenza artificiale direttamente in SERP. Uno studio parallelo di GrowthSRC Media ha mostrato che dopo il rollout completo delle panoramiche AI, il CTR del primo risultato organico è crollato del 32%, passando dal 28% al 19%.

Pensaci un attimo: quasi un terzo del traffico potenziale vaporizzato perché Google ha deciso di rispondere al posto tuo.

E la seconda posizione?

Giù del 39%.

Dimmelo te se questa non è una dichiarazione di guerra ai creatori di contenuti. Google sta diventando un motore di risposta, non più di ricerca, e se il tuo contenuto è superficiale o facilmente riassumibile da un bot, sei fuori dai giochi. Ma c’è un dato in controtendenza che ti deve far riflettere: le posizioni dalla 6 alla 10 hanno visto un aumento dei click in questo scenario.

Significa che l’utente, spesso insoddisfatto della pappetta pronta servita dall’AI, scorre verso il basso cercando la fonte originale, l’autorevolezza, la voce umana.

Quindi, cosa ci portiamo a casa? Che la SEO non è morta, ma è diventata tremendamente più selettiva. Non serve più “essere primi” a tutti i costi su termini che l’AI può cannibalizzare. Serve essere unici, verticali e maledettamente utili sulle richieste specifiche dove la macchina non arriva.

È tempo di rimboccarsi le maniche e cambiare strategia, perché là fuori nessuno ti regala più niente.

#avantitutta

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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