L’IA minaccia 3 milioni di posti nel Regno Unito: è la fine del lavoro?

Anita Innocenti

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L’intelligenza artificiale pronta a sostituire milioni di posti di lavoro nel Regno Unito, ma non è la fine del mondo, bensì una trasformazione che richiede nuove competenze e una risposta politica adeguata.

Una scossa per il Regno Unito: l'IA minaccia di cancellare 3 milioni di posti a bassa qualifica entro il 2035. Non è la fine del lavoro, ma una brutale trasformazione che alza l'asticella delle competenze. Mentre il governo lancia piani ambiziosi, la vera sfida è la formazione per evitare una frattura sociale e rispondere alla paura tangibile dei lavoratori.

Parliamoci chiaro: i numeri pubblicati dal Guardian non sono roba da prendere alla leggera. Se pensavi che l’intelligenza artificiale fosse solo un giocattolo per generare immagini divertenti o testi mediocri, ti tocca ricrederti in fretta. La notizia che sta rimbalzando ovunque è una doccia fredda per chiunque pensava di potersene stare tranquillo nel proprio angolino: stiamo parlando di una previsione che vede l’IA pronta a rimpiazzare 3 milioni di posti di lavoro a bassa qualifica nel Regno Unito entro il 2035.

Hai capito bene?

Tre milioni.

Non stiamo parlando di spiccioli, ma di una fetta gigantesca della forza lavoro che rischia di trovarsi, da un giorno all’altro, con in mano un pugno di mosche. Questo tsunami tecnologico non colpirà a caso, ma andrà a impattare chirurgicamente su quei ruoli dove la competenza tecnica è più bassa. Ma attenzione, perché se ti fermi al titolo sensazionalista rischi di perdere il pezzo più importante del puzzle, quello che fa tutta la differenza del mondo.

Non è la fine del lavoro, è un cambio di pelle brutale

La narrazione apocalittica vende bene sui giornali, ma la realtà è un po’ più sfumata e, se vogliamo, ancora più sfidante. Non siamo di fronte alla scomparsa del lavoro tout court, ma a una trasformazione radicale che non farà prigionieri. Mentre l’IA si mangia i lavori ripetitivi e a basso valore aggiunto, si aprono praterie immense per chi ha le competenze giuste.

Lo confermano i dati discussi anche alla Camera dei Lord, dove si evidenzia che mentre milioni di ruoli svaniranno, ne emergeranno di nuovi, soprattutto nei settori ad alta specializzazione e nell’assistenza sanitaria, come sottolineato da AoC.

Capisci la differenza?

Il lavoro non sparisce, si sposta.

Si alza l’asticella.

E qui sorge il problema vero: chi oggi occupa quei posti a rischio, avrà la forza e gli strumenti per saltare quell’asticella o rimarrà a guardare gli altri correre?

E proprio mentre ci chiediamo che fine faranno queste persone, c’è chi, nei palazzi del potere, prova a mettere una pezza, anche se il dubbio che sia troppo poco e troppo tardi è legittimo.

Le promesse del governo e i dubbi sulla formazione

Il governo britannico, fiutando l’aria che tira, ha lanciato il suo “AI Opportunities Action Plan”. Sulla carta è tutto bellissimo: investimenti miliardari, potenziamento della capacità di calcolo sovrana e la promessa di creare migliaia di nuovi posti di lavoro.

Sembra il classico annuncio trionfale, vero?

Eppure, grattando sotto la superficie, emergono le solite criticità.

Come emerso durante i dibattiti riportati da Parallel Parliament, c’è una preoccupazione tangibile sul fatto che questi piani possano lasciare indietro intere fasce della popolazione. Si parla di miliardi in infrastrutture,

ma la formazione?

Chi insegnerà al magazziniere o all’amministrativo a gestire questi nuovi sistemi complessi?

Le multinazionali festeggiano per l’aumento di produttività, ma il rischio concreto è che si crei una frattura sociale insanabile tra chi cavalca l’onda e chi ne viene travolto.

Questa incertezza non è solo un argomento da salotto politico, ma si sta trasformando in una paura reale e palpabile che serpeggia tra i lavoratori ogni mattina.

La paura corre tra le scrivanie (e fa bene)

Non giriamoci intorno: la gente ha paura.

E sai che c’è?

Fa bene ad averne.

I dati Acas ci dicono che più di un lavoratore su quattro teme che l’IA possa fargli perdere il posto. Non è paranoia, è istinto di sopravvivenza.

C’è un divario enorme di percezione: chi smanetta con l’IA tutti i giorni la vede come un’opportunità, un superpotere per fare meglio e in meno tempo. Chi invece la subisce passivamente, la vede come il nemico che gli porterà via lo stipendio.

Ed è qui che si gioca la partita vera per te e per il tuo business.

Non puoi permetterti di stare nel mezzo.

O capisci come integrare questi strumenti per alzare il valore di ciò che offri, o rischi di finire in quella statistica dei “bassa qualifica” destinati all’oblio.

Il messaggio è chiaro: il tempo dei lavori “copia-incolla” è finito.

Ora serve testa, strategia e la capacità di governare la macchina, non di farsi governare da essa.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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