Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
Google trasforma le chiamate in dati in tempo reale, ma per le imprese locali significa essere reattivi al telefono e gestire nuove sfide operative e di reputazione digitale.
La nuova intelligenza artificiale di Google alza la cornetta e chiama i negozi per verificare informazioni in tempo reale, spostando il campo di battaglia della SEO dal web al bancone. Questa mossa, definita Agentic AI, non è solo una comodità per l'utente ma un test operativo per le aziende: rispondere male o non rispondere affatto potrebbe significare perdere clienti e visibilità.
Google ora telefona ai negozi al posto tuo: inizia l’era dell’AI che “fa cose” (e non solo cerca)
Ti ricordi quando pensavamo che l’intelligenza artificiale servisse solo a generare testi un po’ robotici o immagini con troppe dita?
Bene, dimentica tutto.
Google ha appena fatto una mossa che cambia le regole del gioco per chiunque abbia un’attività locale, portando il motore di ricerca fuori dallo schermo e dritto nel mondo reale. Non stiamo parlando di fantascienza, ma di una funzionalità appena lanciata che permette all’AI di alzare la cornetta e chiamare fisicamente i negozi per verificare disponibilità di prodotti, prezzi e orari, come riportato ufficialmente sul blog di Google.
Il funzionamento per l’utente è disarmante nella sua semplicità: cerchi un prodotto, magari un giocattolo o un articolo di bellezza, aggiungi “vicino a me” e, se i dati online non sono freschi, appare un tasto “Let Google call”.
Tu clicchi, l’AI chiama, e tu ricevi il risultato bello e pronto.
Sembra una comodità incredibile per chi odia stare in attesa al telefono, vero?
Eppure, se hai un’azienda, questa novità dovrebbe farti drizzare le antenne all’istante, perché sposta il carico di lavoro direttamente sul tuo bancone.
Come funziona davvero questa “magia” (e cosa succede dietro le quinte)
Immagina la scena: il tuo telefono aziendale squilla.
Dall’altra parte non c’è un cliente in carne ed ossa, ma una voce sintetica che si presenta come Google e chiede se avete ancora quella specifica marca di shampoo o se siete aperti a Natale.
Secondo quanto descritto da TechCrunch, il sistema è progettato per essere trasparente: dichiara subito di essere un bot automatizzato e chiede il permesso di procedere.
Se il tuo staff riaggancia o tratta male l’AI, indovina un po’?
Quell’informazione non arriva al cliente e, molto probabilmente, perdi la vendita.
Google sta letteralmente trasformando le chiamate in dati strutturati in tempo reale. Non si limita a leggere il tuo sito web o la tua scheda Business Profile (che magari hai aggiornato l’ultima volta nel 2023), ma va a caccia dell’informazione fresca, “viva”.
Questo significa che la tua visibilità locale non dipende più solo da quanto sei bravo a fare SEO classica, ma da quanto sei reattivo nel rispondere al telefono.
E qui casca l’asino, perché diciamocelo: quanti piccoli imprenditori hanno il tempo o le risorse per gestire un flusso di chiamate fatte da robot mentre hanno il negozio pieno zeppo di clienti reali?
La sfida operativa è enorme, ma c’è un risvolto ancora più insidioso che riguarda la reputazione digitale della tua attività.
Sei pronto a far rispondere il tuo staff a un robot?
Se pensi che non rispondere a queste chiamate sia una soluzione, ti sbagli di grosso.
Queste interazioni diventano segnali di coinvolgimento. Una chiamata persa o una risposta scortese non sono più eventi isolati, ma dati che l’algoritmo potrebbe usare per valutare l’affidabilità del tuo servizio.
Google sta essenzialmente testando la tua operatività in tempo reale. Se il tuo dipendente, stressato dal caos natalizio, liquida l’AI in due secondi, Google registra che l’informazione non è disponibile o che l’attività non è affidabile in quel momento.
Devi addestrare chi risponde al telefono.
Non è uno scherzo.
Il tuo staff deve capire che quella voce metallica è, a tutti gli effetti, un potenziale cliente che sta per entrare dalla porta con il portafoglio in mano.
Le aziende che si struttureranno con sistemi telefonici intelligenti o con personale formato per gestire queste interazioni avranno un vantaggio competitivo mostruoso rispetto a chi subirà passivamente la tecnologia.
Ma attenzione, perché questo non è solo un aggiornamento tecnico: è una dichiarazione di potere da parte di Big G.
L’agente AI non è il futuro, è il presente (e comanda lui)
Siamo di fronte a quello che viene definito “Agentic AI“, ovvero un’intelligenza artificiale che agisce per conto dell’utente.
Google non vuole più essere solo il tramite che ti mostra un numero di telefono; vuole essere l’assistente che fa il lavoro sporco, trattenendo l’utente all’interno del suo recinto dorato il più a lungo possibile. Ormai è chiaro che l’obiettivo è centralizzare ancora di più l’esperienza d’acquisto.
Il rischio per le imprese?
Diventare semplici fornitori di dati per l’interfaccia di Google. Se l’AI gestisce la relazione, tu perdi il contatto umano diretto, quel momento magico in cui un bravo venditore può fare upselling o conquistare la simpatia del cliente.
Certo, puoi decidere di non partecipare, ma saresti invisibile proprio nel momento in cui l’utente è pronto a comprare. La domanda che ti devi fare ora non è se ti piace o no questa tecnologia, ma come puoi farla lavorare per te senza diventarne schiavo.
Aggiorna la tua scheda Google Business Profile in modo maniacale (così l’AI chiamerà meno), istruisci il tuo team e preparati: il telefono sta per squillare, e stavolta a parlare sarà un algoritmo.
#avantitutta
