A ChatGPT non interessa nulla del tuo traffico o del tuo posizionamento

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Dati alla mano, scopriamo perché l’autorità del tuo sito conta più del traffico e come i contenuti lunghi e ben strutturati possono fare la differenza per essere citati da ChatGPT

Uno studio di SE Ranking del 24 novembre 2025 rivela che ChatGPT stravolge le regole SEO. Per essere citati, l'autorità del dominio e contenuti lunghi e aggiornati contano più del traffico. Le vecchie tattiche, come le keyword esatte, diventano controproducenti, spingendo verso un'ottimizzazione semantica e costringendo a un ripensamento totale delle strategie digitali.

Ti sei mai chiesto perché il tuo sito, per quanto ben posizionato su Google, su ChatGPT sembra non esistere?

Se pensavi che bastasse replicare le vecchie strategie per apparire nelle risposte dell’IA, ho una brutta notizia per te: ti stai sbagliando di grosso.

Uno studio di SE Ranking condotto su quasi 130.000 domini ha scoperchiato il vaso di Pandora, rivelando che i criteri con cui ChatGPT decide di citarti sono radicalmente diversi da quelli a cui siamo abituati. E, lasciatelo dire, alcuni di questi dati fanno davvero riflettere su quanto il panorama stia mutando sotto i nostri piedi.

La ricerca analizza oltre 200.000 pagine e ci sbatte in faccia una realtà scomoda: l’autorità del dominio conta molto più di quanto vorremmo ammettere.

Ma c’è un dettaglio ancora più inquietante che riguarda il traffico e che potrebbe farti rivedere completamente la tua strategia.

L’autorità vince su tutto (ed è un club esclusivo)

Partiamo dal dato più brutale: ChatGPT è terribilmente elitario. Se pensavi di potertela giocare con un sito di nicchia ben curato ma con pochi link, preparati a una doccia fredda.

I dati mostrano che la “Domain Trust” è il fattore numero uno. Non stiamo parlando della qualità della singola pagina, ma della potenza di fuoco dell’intero dominio. I siti con un punteggio di fiducia elevato (tra 97 e 100) ottengono in media 8,4 citazioni, mentre chi naviga nelle zone basse si ferma a un misero 1,6.

È una questione di massa critica.

C’è una soglia che sembra quasi magica: 32.000 domini referenti. Sotto questa cifra, le citazioni crescono a fatica; superata questa barriera, raddoppiano.

Questo significa che l’IA, nel suo tentativo di non dire sciocchezze (o allucinazioni, come piace chiamarle a loro), si rifugia sotto l’ala protettiva dei giganti. Si fida del brand, non del singolo contenuto.

E qui sorge il dubbio: stiamo andando verso una democratizzazione dell’informazione o verso un’oligarchia digitale dove solo i soliti noti hanno voce in capitolo?

E se pensi che portare tonnellate di traffico al tuo sito possa salvarti, aspetta di leggere cosa succede quando analizziamo i numeri dei visitatori, perché la logica qui salta completamente.

Il paradosso del traffico e la rivincita dei contenuti lunghi

Ecco la beffa: per ChatGPT, avere 20 visitatori al mese o averne 20.000 è praticamente la stessa cosa.

Hai capito bene.

Fino a quando non superi la soglia mostruosa di 190.000 visitatori mensili, il volume di traffico non sposta di una virgola la probabilità di essere citati. È come se l’IA ti ignorasse finché non diventi impossibile da ignorare.

Questo ci dice una cosa fondamentale: per le piccole e medie imprese, puntare tutto sui numeri di traffico per impressionare l’algoritmo è fatica sprecata.

Dove puoi fare la differenza, invece?

Nella sostanza.

Dimentica i post mordi e fuggi da 500 parole. Lo studio evidenzia che gli articoli che superano le 2.900 parole ottengono molte più citazioni rispetto ai testi brevi. Ma attenzione, non basta scrivere un poema; serve struttura.

L’IA ama i dati, le statistiche (più ce ne sono, meglio è) e la freschezza. Un contenuto aggiornato negli ultimi tre mesi vale oro, mentre roba vecchia di un anno viene scartata senza pietà.

Tuttavia, c’è un ultimo punto che ribalta decenni di insegnamenti SEO e che riguarda il modo in cui nominiamo le nostre pagine.

Butta via le keyword esatte

Siamo cresciuti con il mantra della parola chiave esatta nel titolo e nell’URL, vero?

Ebbene, con ChatGPT questa pratica rischia di essere controproducente. I dati mostrano chiaramente che URL e titoli che descrivono l’argomento in modo ampio e semantico performano nettamente meglio di quelli iper-ottimizzati per una specifica keyword. Se l’URL corrisponde troppo rigidamente alla query, le citazioni crollano.

Perché succede?

Probabilmente perché l’IA cerca di capire il contesto, il “topic” generale, e diffida di chi cerca di manipolare il risultato con corrispondenze esatte che sanno di vecchio SEO.

È un segnale forte: dobbiamo smettere di scrivere per i robot di dieci anni fa e iniziare a strutturare le informazioni per un lettore intelligente, artificiale o umano che sia, che cerca risposte complete, non stringhe di testo coincidenti.

In sintesi, o ti adatti a questa nuova fluidità semantica, o rischi di rimanere invisibile nella nuova era della ricerca.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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