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L’esperto di Google mette in guardia dalle strategie “GEO” aggressive, prevedendo una futura necessità di “pulizia” a pagamento per i siti web che ne abuseranno.
John Mueller di Google lancia un monito tagliente sul futuro della SEO: il "GEO-Detox". Sfruttando un parallelismo con il passato, Mueller prevede che le agenzie che oggi vendono strategie di Generative Engine Optimization (GEO) domani proporranno costosi servizi per ripulire i danni creati. Un avvertimento a non inseguire facili scorciatoie che si riveleranno tossiche e costose.
Hai presente quando ti dico che nel nostro settore la storia tende a ripetersi con una costanza quasi imbarazzante?
Ecco, John Mueller di Google ha appena lanciato una provocazione che conferma esattamente questo timore.
Diciamocelo chiaramente: mentre tutti corrono dietro alla nuova gallina dalle uova d’oro chiamata GEO (Generative Engine Optimization), qualcuno ai piani alti di Mountain View sta già ridendo pensando ai disastri che dovranno essere ripuliti tra dodici mesi.
Tutto è nato da uno scambio su Bluesky che ha il sapore amaro della realtà.
Ian Lurie, un veterano del settore, si stava lamentando di una pratica che definirei schizofrenica: ci sono agenzie che vendono strategie di ottimizzazione per l’IA (la famosa GEO) e, nello stesso pacchetto, creano pagine “cloaked” visibili solo ai bot, una tecnica che puzza di spam lontano un chilometro.
È qui che Mueller è intervenuto, con quel suo stile che mescola ironia e avvertimento tecnico, dicendo: “Non dimenticate tutto il lavoro di GEO-Detox che verrà pagato l’anno prossimo. Il ciclo della vita SEO”.
La battuta ha colpito nel segno perché svela il trucco del prestigiatore.
Ma perché questa uscita dovrebbe preoccuparti?
Perché non è solo una battuta, è un avvertimento su come funziona il portafoglio delle aziende che si affidano a guru improvvisati.
Il ciclo infinito: prima ti vendo il veleno, poi l’antidoto
Mueller non ha tirato fuori questo concetto dal nulla. Ha esplicitamente ricordato un precedente storico che molti preferiscono scordare: l’era della Link Building selvaggia.
Ricordi quando ti vendevano migliaia di link per posizionarti?
Bene, subito dopo l’aggiornamento Penguin, le stesse agenzie hanno iniziato a vendere servizi di “Link Detox” per ripulire i profili backlink tossici che loro stesse avevano creato o incoraggiato. È un modello di business perfetto, se ci pensi: ti creo un problema facendotelo pagare come soluzione, e poi ti faccio pagare di nuovo per risolverlo quando Google decide di penalizzarti.
La sua osservazione sul “GEO-Detox” suggerisce che stiamo per vedere lo stesso film con l’intelligenza artificiale. Oggi ti convincono a riempire il sito di contenuti generati per “piacere alle macchine”, domani pagherai qualcuno per rimuovere quella spazzatura perché Google avrà affinato i suoi filtri e penalizzerà chi ha abusato della tecnica.
È la classica corsa all’oro dove gli unici a guadagnare sono quelli che vendono i picconi… e poi le bende per le ferite.
E se pensi che Mueller sia solo uno che passa il tempo sui social, faresti bene a ricrederti guardando il suo curriculum.
Chi è John Mueller e perché le sue parole pesano
Stiamo parlando di una figura che non ha bisogno di presentazioni per gli addetti ai lavori, ma che tu devi conoscere per capire la gravità dell’affermazione. John Mueller è il Senior Webmaster Trends Analyst di Google ed è in azienda dal settembre 2007; in pratica, è il ponte principale tra il gigante di Mountain View e chi gestisce siti web.
Ha un background in ingegneria meccanica e lavora dalla Svizzera, coordinando le relazioni con la community globale. Non è un teorico da poltrona: è la persona che ogni settimana risponde ai dubbi tecnici di migliaia di professionisti.
Quando una figura del genere, che conosce l’algoritmo meglio delle sue tasche, fa sarcasmo su una nuova tendenza, non sta solo facendo umorismo. Sta segnalando che Google vede già l’abuso in atto. La sua posizione è sempre stata quella di promuovere pratiche sostenibili a lungo termine, evitando scorciatoie che magari funzionano per due settimane ma ti distruggono il business per due anni.
Questo ci porta dritti al cuore del problema: esiste davvero questa GEO o è solo un’etichetta per venderti aria fritta?
La verità scomoda sulla GEO (e cosa fare davvero)
Mentre il mercato si riempie di esperti che promettono di farti apparire nelle risposte di ChatGPT o nelle AI Overview di Google con trucchi magici, la realtà tecnica è molto più noiosa (e solida). Danny Sullivan, il Search Liaison di Google, ha tagliato corto sulla questione con una frase che dovresti stamparti in ufficio: “Good SEO is good GEO“. Come evidenziato in un recente webinar di Yoast, il concetto è disarmante nella sua semplicità: se fai le cose per bene per gli utenti, le stai facendo bene anche per le intelligenze artificiali.
L’idea che serva un “detox” implica che ciò che viene venduto oggi come ottimizzazione specifica per l’AI sia, in molti casi, spazzatura tecnica destinata a diventare tossica.
Non cadere nella trappola di chi ti propone di stravolgere il sito per inseguire l’ultimo acronimo di moda.
Se lavori sulla qualità, sull’autorità e sulla risposta reale alle domande degli utenti, non avrai mai bisogno di un “Detox”.
Lascia che siano i tuoi concorrenti a spendere budget per intossicarsi oggi e disintossicarsi domani.
Noi puntiamo alla sostanza.
