Spam potenziato dall’IA: la nuova sfida che sta mettendo in crisi Google

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Ma il gigante di Mountain View sembra in difficoltà, quasi sorpreso da un nemico che credeva sconfitto e che invece sta tornando più forte e subdolo di prima.

Google, un tempo baluardo contro lo spam, appare oggi in affanno. L'intelligenza artificiale generativa ha potenziato gli spammer, inondando Gmail e i risultati di ricerca con contenuti di bassa qualità. Nonostante i continui aggiornamenti, Mountain View sembra inseguire un nemico sempre più subdolo, mettendo a rischio la fiducia degli utenti e l'affidabilità delle informazioni online.

Una falla che si allarga: dallo spam nelle email ai risultati di ricerca

Diciamocelo, i numeri da soli fanno impressione. Ogni giorno, nel mondo, viaggiano circa 160 miliardi di email di spam. E in questo mare magnum, Gmail si trova a gestire un volume pazzesco, bloccando, a detta loro, quasi 10 milioni di email spazzatura al minuto.

Eppure, nonostante questi sforzi, qualcosa si è inceppato. Molti business legittimi segnalano di finire ingiustamente nei filtri antispam, perdendo fino al 23% delle loro comunicazioni non per il contenuto, ma per astrusi calcoli sulla “reputazione del mittente”.

Ma il vero campanello d’allarme, quello che dovrebbe farci drizzare le antenne, come scrive Search Engine Journal, arriva da un’altra parte: i risultati di ricerca.

Le nuove AI Overviews, quelle risposte generate dall’intelligenza artificiale che Google sta spingendo in cima ai suoi risultati, stanno diventando un terreno fertile per lo spam. In pratica, gli spammer hanno capito come “ingannare” l’IA per farle promuovere contenuti di bassa qualità, se non addirittura dannosi.

Una situazione che, ovviamente, non è passata inosservata a Mountain View.

O almeno, così sembra.

La rincorsa di Google: una raffica di aggiornamenti che sa di affanno

Di fronte a un problema che si allarga, Google ha risposto. E lo ha fatto con la sua arma preferita: gli aggiornamenti dell’algoritmo. Tanti, forse troppi, in un lasso di tempo così breve da suggerire una certa urgenza, quasi un affanno.

Nel 2025 abbiamo assistito a una vera e propria raffica: un primo colpo ad aprile con nuove policy contro l’abuso di contenuti su larga scala, seguito da un massiccio aggiornamento anti-spam partito a fine agosto e, infine, un ulteriore giro di vite a dicembre. Quest’ultimo, in particolare, ha lasciato il segno, con alcuni siti web che hanno visto il loro traffico crollare da migliaia di visite a poche decine, come descritto da alcuni utenti sui canali di supporto ufficiali di Google.

L’impressione è quella di un’azienda che insegue, che cerca di tappare le falle man mano che si aprono, invece di anticipare la mossa del nemico.

Il punto è che, mentre Google affina le sue armi tradizionali, i produttori di spam ne hanno forgiata una completamente nuova, e molto più potente.

L’intelligenza artificiale: da strumento a complice involontario dello spam

L’arrivo di strumenti di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT ha, di fatto, messo il turbo nelle mani di chi crea contenuti spazzatura. Una ricerca di Darktrace ha rilevato un aumento del 135% negli attacchi di “ingegneria sociale” subito dopo la diffusione di questi strumenti.

Parliamo di email e messaggi creati ad arte per sembrare incredibilmente autentici, tanto che quasi due terzi delle persone ammettono di non saper distinguere un testo scritto da un’IA da quello di un umano.

Questo fa un po’ sorridere, amaramente, se pensiamo alla Google di un tempo, quella che non esitava a penalizzare colossi come Mozilla per qualche commento spam sfuggito al controllo. Oggi, invece, sembra che gli stessi algoritmi di Google a volte premino proprio quei contenuti abusivi che dovrebbero combattere.

Lo spam, quindi, non è più solo una scocciatura nella casella di posta. È diventato un problema che rischia di minare alla base la qualità e l’affidabilità dell’informazione che troviamo online.

La vera domanda, a questo punto, non è se Google riuscirà a tappare la falla di oggi, ma se la sua intera diga sia ancora in grado di reggere l’urto di domani.

Una domanda che, per ora, resta scomodamente senza risposta.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

23 commenti su “Spam potenziato dall’IA: la nuova sfida che sta mettendo in crisi Google”

  1. Si lamentano del mostro che loro stessi hanno nutrito, un capolavoro di ipocrisia. Mi chiedo solo quanto a lungo gli utenti saranno disposti a pagare il biglietto per assistere a questo circo digitale.

    1. @Isabella Sorrentino È il meraviglioso contrappasso: sono annegati nell’automazione che vendevano come progresso. Ora chi pulisce il disastro che hanno lasciato a tutti noi?

  2. Chiara Barbieri

    Baluardo contro lo spam. Un’ottima barzelletta. Hanno svenduto la qualità per l’indicizzazione di massa, alimentando il problema. La fiducia non è a rischio, è già evaporata da tempo. È solo che ora se ne accorgono tutti.

  3. Daniele Palmieri

    L’inondazione di contenuti mediocri generati automaticamente sta soffocando chiunque provi a produrre qualcosa di valido. Dovremmo solo arrenderci a questa marea di spazzatura?

    1. Nicolò Sorrentino

      Roberta, hanno liberato la bestia, è chiaro. Ma lamentarsi è inutile. Ora devono domarla o costruirne una più forte per tenerla a bada. Che cosa stanno aspettando a muoversi?

      1. Roberta De Rosa

        Nicolò, si muoveranno quando lo spam costerà più di quanto renda la loro finta intelligenza. È una semplice questione di bilancio, non di etica.

        1. Nicolò Sorrentino

          Roberta, il loro bilancio è l’unica cosa che conta. La nostra casella di posta è solo un danno collaterale accettabile. Quando lo capiremo?

  4. Chiara De Angelis

    Affascinante vedere Google sorpreso dal risultato delle sue stesse politiche. Per noi del settore, una quotidiana commedia degli errori.

  5. L’era dell’informazione pulita è finita, rassegniamoci. Google ha aperto il vaso di Pandora con l’IA generativa e ora si lamenta degli spiriti usciti. Benvenuti nel glorioso futuro che hanno costruito per noi.

    1. Claudia Ruggiero

      Letizia, lamentarsi è sterile. Il rumore creato dall’IA verrà semplicemente filtrato da un’altra IA, è una nuova e prevedibile dinamica di mercato.

    2. Letizia, la rassegnazione è il lusso dei passeggeri. Google non ha aperto un vaso, ha deviato il fiume per alimentare il suo mulino. Ora siamo noi a dover costruire le dighe.

  6. Un colabrodo? No, un’autostrada per fuffa. L’IA fa il suo, loro dormono. È un problema di management, non di tecnologia. Svegliatevi.

    1. Simone, il paradosso è che un colosso tecnologico, maestro di algoritmi, si scopra vulnerabile non per un difetto tecnico ma per una presunta inerzia umana. Mi sfugge la logica dietro il lasciare che il proprio prodotto di punta si degradi così.

      1. Paola, quale inerzia? È semplice calcolo economico. Il degrado del servizio è un dettaglio trascurabile finché gli introiti pubblicitari non calano. Non c’è altro da capire.

    2. @Simone Damico Loro usano l’IA, gli spammer pure. È una guerra tra macchine. E se per Google non fossimo noi i clienti da proteggere?

    1. Roberta De Rosa

      Eva, questi colossi digitali sono un colabrodo che vende promesse. La mia casella email sembra la fiera dell’est, un topolino comprato dal padre per due soldi.

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