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Google promette un modello più veloce ed economico, capace di analizzare immagini e dati spaziali complessi, aprendo nuove frontiere per l’IA aziendale.
Google sfida il mercato AI con Gemini 3 Flash, un modello che promette di rompere il compromesso tra velocità, costo e intelligenza. Sostenuto da partner come Box e Salesforce, Flash si propone come una soluzione efficiente e potente, pensata più per la praticità che per la pura potenza. Una mossa strategica per affermarsi in un'arena sempre più affollata.
Meno costi, più velocità: la promessa di Flash
Mettiamola così: gli ingegneri di Google hanno preso le capacità di ragionamento del loro modello di punta, Gemini 3 Pro, e le hanno fuse con l’efficienza della loro linea “Flash”.
Il risultato, stando ai loro dati, è un modello che non solo supera il suo predecessore (Gemini 2.5 Pro) in molti test, ma lo fa girando tre volte più velocemente e costando meno di un quarto rispetto al fratello maggiore, Gemini 3 Pro.
In soldoni, significa poter gestire un volume di richieste molto più alto senza far esplodere i costi.
Le novità non si fermano qui. Hanno potenziato le sue capacità di analizzare immagini e dati spaziali e, cosa ancora più interessante, gli hanno dato la facoltà di eseguire codice per interagire con gli input visivi. Questo si traduce nella capacità di analizzare con precisione documenti complessi come contratti scritti a mano o report finanziari pieni di tabelle.
Numeri che sulla carta fanno impressione, certo.
Ma si sa, la teoria è una cosa, la pratica un’altra.
Chi ci sta mettendo la faccia per davvero?
La prova del nove: chi sta già usando il nuovo Gemini?
A quanto pare, non siamo di fronte a un semplice esperimento. Aziende del calibro di Salesforce, Workday e Figma hanno già iniziato a integrare Gemini 3 Flash nei loro processi.
Ma la testimonianza più concreta arriva da Box, una piattaforma che gestisce una mole enorme di documenti aziendali. Yashodha Bhavnani, responsabile AI di Box, ha descritto un miglioramento del 15% nella precisione generale rispetto al modello precedente, definendolo un passo avanti decisivo per le loro attività di estrazione dati più complesse.
Certo, si tratta pur sempre di partner di Google, ed è lecito mantenere un sano scetticismo. Tuttavia, il fatto che colossi di questo tipo si espongano pubblicamente suggerisce che la tecnologia alla base sia solida.
Google, dal canto suo, sta aprendo le porte a tutti, rendendo Gemini 3 Flash accessibile sia agli sviluppatori indipendenti tramite strumenti come Google AI Studio, sia alle grandi imprese attraverso la piattaforma Vertex AI.
La vera domanda, a questo punto, è un’altra.
Questa mossa, incentrata più sulla praticità e l’efficienza che sulla pura potenza bruta, sarà sufficiente a spostare gli equilibri in un’arena competitiva dove ogni giorno spunta un nuovo contendente?
Staremo a vedere.

Questa corsa ossessiva alla velocità a basso costo è il funerale della creatività, un rito in cui le aziende ci seppelliranno sotto valanghe di mediocrità prodotta in un istante. Quando inventeranno l’IA che si lamenta al posto nostro?
Fantastico. Un modo più veloce per generare i contenuti che mi ruberanno il lavoro. Almeno sarò disoccupata in tempi record.
Ci danno solo un modo più veloce per produrre fuffa, tanto il tempo per renderla vagamente profittevole lo investiamo sempre e solo noi.
Alla fine è il solito giochino: meno costi per loro, più casini da gestire per noi.
Silvia, hai detto tutto. Sarà solo più veloce a produrre fuffa che dovremo sistemare noi. E tutti i nostri dati dove finiscono? Loro risparmiano, noi diventiamo i loro beta tester gratuiti.
L’intelligenza a basso costo è come il caffè liofilizzato, sembra caffè ma ti manca l’aroma.
Raffaele Graziani, il punto non è l’aroma mancante. È che il mio capo berrà quel caffè, se costa meno. Poi si accorgerà che può sostituire anche me con la macchinetta. Veloce ed economica. Questa prospettiva, onestamente, mi terrorizza.
Veronica, quella paura è la stessa che abbiamo in tanti. Ci hanno sempre chiesto di essere veloci ed economici, proprio come macchine. Ora che la macchina esiste, dobbiamo capire quale sia il nostro valore aggiunto.
Meno costi e più velocità servono a loro. A me serve produrre risultati. Il vero scopo è tenerci legati al sistema, no?
La velocità è il solito specchietto per le allodole, un’esca per distrarci dal fatto che l’intelligenza utile rimane un privilegio concesso a caro prezzo.
La velocità è un parametro tecnico, non un’esperienza. L’efficienza vantata deve servire la persona, non solo la macchina. Qui si vedrà il progresso.
Francesco De Angelis, il punto è quello. L’efficienza serve chi possiede la macchina, non la persona. Sembra un cavallo di Troia vestito a festa per i nostri dati. O sono solo io a vedere ombre ovunque?
Francesco, la velocità è il vento nelle vele dell’esperienza. Un’efficienza che serve la persona la fa navigare più spedita. Non è questo il progresso?
Più che una sfida al mercato, mi pare la solita corsa ai ripari. Per noi che integriamo queste tecnologie, ogni annuncio significa solo codice da riscrivere. Arriverà mai un po’ di stabilità?
La rincorsa al concorrente si traveste da progresso per l’utente finale; un classico intramontabile.
Giuseppina Negri, è l’eterno spettacolo del gigante che inciampa e poi, rialzandosi, ci racconta che la sua corsa affannata è una maratona per il nostro bene. Mi chiedo se alla fine di questa gara ci sia un traguardo o solo un altro punto di partenza.
@Giuseppina Negri Progresso per l’utente o rincorsa disperata, la sostanza non cambia. Una tecnologia più svelta a costi inferiori è musica per il mio business. In fondo, l’unico utente che mi interessa sono io.
Meno costi, più velocità. Tradotto: siamo rimasti indietro e ora corriamo. La chiamano una mossa per il mercato, io la chiamo una rincorsa. L’unica domanda è: questo giocattolo mi farà fatturare di più?