OpenAI apre le porte: ora puoi pubblicare la tua App su ChatGPT

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Ma l’apertura del marketplace di OpenAI nasconde delle insidie: quali sono le regole del gioco e chi ne beneficerà davvero?

OpenAI ha lanciato il suo App Store per ChatGPT, aprendo a sviluppatori ma con regole precise. La mossa mira a creare un "giardino recintato", centralizzando l'esperienza utente. L'entusiasmo della community si scontra con i primi problemi tecnici, sollevando dubbi sulla strategia e su chi trarrà i maggiori benefici da questa nuova piattaforma applicativa.

La notizia era nell’aria da un po’, e finalmente è arrivata.

OpenAI ha ufficialmente aperto le porte agli sviluppatori per la pubblicazione delle loro applicazioni su ChatGPT, una mossa che, diciamocelo, cambia le carte in tavola per chiunque sviluppi o utilizzi l’intelligenza artificiale. Dopo mesi di attesa e annunci vaghi, il 17 dicembre 2025 è diventata la data che segna il passaggio di ChatGPT da semplice chatbot a potenziale piattaforma applicativa, un po’ come Apple fece con il suo App Store. L’idea è semplice: permettere a chiunque di creare e distribuire strumenti che espandono le capacità del modello, raggiungendo milioni di utenti.

Ma come spesso accade quando un gigante tecnologico fa una mossa del genere, la domanda da porsi non è solo “cosa posso farci?”, ma piuttosto “quali sono le condizioni?”.

Le regole del gioco, secondo OpenAI

In pratica, da oggi puoi inviare la tua applicazione attraverso il pannello di controllo della piattaforma di OpenAI, e se viene approvata, finirà nella Directory delle App di ChatGPT.

Semplice, no?

Non proprio.

OpenAI ha messo dei paletti ben precisi, con linee guida che coprono tutto, dalla sicurezza alla qualità, passando per la privacy. Per esempio, vogliono assicurarsi che la sicurezza e la privacy dei dati non diventino un far west, imponendo requisiti tecnici specifici per la gestione dei server e la protezione delle informazioni, come descritto nero su bianco nelle loro linee guida per gli sviluppatori.

E non finisce qui: hanno creato un sistema di riconoscimento a più livelli. Se la tua app rispetta gli standard minimi, sarà trovabile nella directory. Ma se dimostra “forte utilità nel mondo reale e alta soddisfazione degli utenti”, allora OpenAI ti concede il pass per la corsia preferenziale, mettendoti in evidenza e suggerendoti attivamente durante le conversazioni.

Tutto lineare, sulla carta. Ma questo sistema di “merito” non rischia di creare una competizione dove a vincere sono sempre i soliti noti, quelli con più risorse per creare esperienze utente impeccabili fin da subito?

Il vero obiettivo: creare un giardino recintato

Dietro l’apertura agli sviluppatori c’è una strategia molto chiara: trasformare ChatGPT nel centro nevralgico da cui non vorrai (e forse non potrai) più uscire. Integrando servizi di terze parti, da Zillow a Spotify, OpenAI sta cercando di rendere il suo strumento indispensabile per ogni aspetto della nostra vita digitale.

È un modello già visto, che punta a creare una piattaforma chiusa dove OpenAI detta le regole, gestisce la visibilità e, presto, anche i guadagni. Non è un caso che abbiano già accennato al fatto che i dettagli sulla monetizzazione per gli sviluppatori arriveranno a breve. E, ovviamente, dove c’è un’opportunità di guadagno, c’è un modello di business che tenderà a favorire la piattaforma stessa.

Ma mentre i piani alti di OpenAI disegnano il futuro, chi sta provando a entrare oggi in questo nuovo mondo cosa si trova di fronte?

Primi intoppi e l’entusiasmo della community

La community degli sviluppatori, ovviamente, ha risposto con grande fermento. L’idea di poter accedere a una base di utenti così vasta è una tentazione forte.

Eppure, non è tutto liscio come l’olio. Già dalle prime ore, sono emersi problemi tecnici nel processo di sottomissione.

Come riportato da diversi utenti sul forum ufficiale della community di OpenAI, il sistema di verifica aziendale sembra fare un po’ di bizze, con notifiche che non arrivano e procedure che si bloccano a metà.

Piccoli granelli di sabbia nell’ingranaggio, certo, ma che fanno sorgere un dubbio:

L’infrastruttura è davvero pronta a gestire un’ondata di nuove applicazioni o si tratta di una corsa per occupare il mercato il più in fretta possibile?

Quindi, cosa ci portiamo a casa?

Da un lato, una porta che si apre su opportunità potenzialmente enormi per chi ha l’idea giusta e le capacità per realizzarla. Dall’altro, la consapevolezza che si sta entrando in un territorio governato da regole non nostre, dove la visibilità e il successo dipendono dal benestare di un’unica azienda.

L’invito è stato fatto.

Resta da vedere chi, alla fine, trarrà il maggior beneficio da questa festa.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

17 commenti su “OpenAI apre le porte: ora puoi pubblicare la tua App su ChatGPT”

    1. Eva Testa, la torta è un’esca per farci entrare nel recinto e lavorare. Siamo noi la vera fetta, il prodotto venduto al miglior offerente. La questione non è dove sia la nostra parte, ma quanto vale la nostra creatività con regole imposte.

  1. È affascinante osservare la nascita di un nuovo monopolio applicativo, nel quale noi formatori digitali saremo lieti di insegnare agli altri come muoversi con grazia all’interno dei confini prestabiliti.

    1. Alberto Parisi, la questione non è chi ha messo le sbarre, ma quanto paghiamo d’affitto per la cella che ci affanniamo a decorare, convinti sia un attico con vista sul futuro digitale.

      1. Paolo Pugliese, il problema è proprio il tipo di affitto: noi paghiamo con le nostre idee, arredando la loro proprietà. Alla fine ci accorgeremo di aver costruito una prigione scambiandola per un attico.

  2. Silvia Graziani

    Ci hanno costruito un bel parco giochi recintato dove noi facciamo le capriole gratis per loro; alla fine il gettone lo intascano sempre gli stessi.

  3. È affascinante osservare la corsa alla digitalizzazione della servitù della gleba. Forniamo dati, idee e lavoro gratuito in cambio di visibilità nel feudo di OpenAI. La vera domanda non è chi beneficerà, ma quanto a lungo ci illuderemo di essere partner e non prodotti.

  4. Alessio De Santis

    Un altro giardino recintato. Ci danno i semi per coltivare i loro fiori. Noi zappiamo, sudiamo, sogniamo il raccolto. Ma il padrone del campo prende tutto. Resta solo la terra secca tra le mani.

  5. Che generosità offrire agli sviluppatori un nuovo padrone a cui regalare le proprie idee, un modello di business che non fallisce mai per chi tiene il banco.

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