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La fame di energia dell’IA mette a dura prova le infrastrutture esistenti, costringendo a ripensare la distribuzione energetica e sollevando interrogativi sui costi e la sostenibilità futura
La crescita esponenziale dell'IA sta creando una crisi energetica senza precedenti, con data center che consumano quanto intere città. Giganti come NVIDIA propongono soluzioni tecniche come l'aumento del voltaggio, ma questo rischia di spostare il problema sulla rete elettrica. La vera sfida diventa infrastrutturale, sollevando seri dubbi sui costi e la sostenibilità di questa rivoluzione tecnologica.
Una fame di energia che riscrive le regole del gioco
I numeri sono di quelli che non ti fanno dormire la notte.
Entro il 2026, si stima che i data center dedicati all’IA consumeranno da soli più di 90 terawattora all’anno. Per darti un’idea, secondo l’International Energy Agency, un grande centro di calcolo per l’IA può arrivare a consumare tanta elettricità quanto una piccola città.
E la tendenza è in crescita verticale: se oggi i data center rappresentano circa il 4% del consumo elettrico statunitense, le proiezioni indicano che potrebbero arrivare al 12% entro il 2028.
Questa sete insaziabile di energia non riguarda solo i chip. Una fetta enorme del consumo se ne va in sistemi di memoria e, soprattutto, di raffreddamento.
È una spirale che si autoalimenta: più potenza di calcolo installi, più calore generi, e più energia ti serve per smaltirlo.
Di fronte a questa valanga energetica, i giganti della Silicon Valley non sono rimasti a guardare. Hanno tirato fuori dal cilindro una soluzione che, a loro dire, dovrebbe cambiare tutto, come scrive The Register.
La “soluzione” dei colossi tech: più voltaggio per tutti, o quasi
Nvidia, che in questo momento detta legge sul mercato, sta spingendo con forza per uno standard di alimentazione a 800 volt in corrente continua (VDC) all’interno dei data center. La logica è quasi brutale nella sua semplicità e si basa su un principio di fisica che conosciamo tutti: più alzi la tensione, meno corrente ti serve per trasportare la stessa quantità di potenza.
Meno corrente significa meno calore perso lungo i cavi e, quindi, maggiore efficienza.
Adam White di Infineon, uno dei maggiori produttori di semiconduttori di potenza, lo ha detto chiaramente: “Man mano che le GPU diventano più potenti, devi portare più energia nei rack stessi”.
Questo cambio di paradigma permetterebbe di gestire rack fino a 600 kilowatt, un balzo enorme rispetto ai 125 kilowatt di oggi. Dell, per esempio, sta già spedendo sistemi che toccano i 270 kilowatt per rack, con l’obiettivo di arrivare a quasi 480 kilowatt l’anno prossimo, come descritto da Data Center Knowledge.
Tutto molto bello, se non fosse che questa transizione richiede una riprogettazione completa della filiera, dai trasformatori alle unità di alimentazione (PSU) interne ai server. Viene da chiedersi se questa “soluzione” non finisca per favorire principalmente chi, come Nvidia, progetta sistemi integrati sempre più complessi e costosi.
Ma aumentare il voltaggio dentro il rack è solo una parte della storia.
Perché una volta che hai risolto il problema “dentro le mura”, ti accorgi che il vero collo di bottiglia si è appena spostato un po’ più in là: alla rete elettrica che sta fuori.
Oltre il rack: quando il problema si sposta sulla rete elettrica nazionale
Un cluster di server per l’IA può assorbire centinaia di megawatt, creando sbalzi di carico che mettono in crisi la stabilità della rete elettrica.
Un black-out in un impianto di queste dimensioni non è come staccare la spina al tostapane di casa: può causare effetti a catena su intere regioni.
La flessibilità, come sottolineano gli esperti di Lancium, diventa la parola chiave.
I nuovi data center devono essere progettati per dialogare costantemente con i gestori della rete, usando sistemi di accumulo a batteria per assorbire i picchi di richiesta e stabilizzare il carico.
E poi c’è il raffreddamento.
Con queste densità di potenza, il classico raffreddamento ad aria non basta più. Si passa obbligatoriamente al raffreddamento a liquido diretto sui chip, una tecnologia fino a 3.000 volte più efficiente ma che, ancora una volta, richiede investimenti e competenze del tutto nuove.
Le aziende stanno correndo ai ripari, ma la sensazione è che la tecnologia stia avanzando a una velocità tale che l’infrastruttura fatica a tenerne il passo.
La domanda, a questo punto, non è se l’IA cambierà il mondo, ma a quale costo energetico e infrastrutturale lo farà.
E soprattutto, chi alla fine presenterà il conto?

Questo treno corre su binari che si sbriciolano, ma finché il panorama dal finestrino è accattivante, nessuno pare preoccuparsi del deragliamento annunciato.
@Antonio Romano Il problema non è il deragliamento, ma chi ha già comprato il terreno dove ci schianteremo. Il panorama è solo l’anestetico prima dell’impatto.
Questa crescita è un treno lanciato a tutta velocità. Ma i binari sono ancora da posare. Mi emoziona vedere dove arriveremo, anche se a volte questa corsa mi mette un po’ di ansia.
Continuo a leggere di problemi infrastrutturali quando la questione è solo di percezione e marketing, il mio pane quotidiano. Etichettate questo consumo come “carburante per il futuro” e improvvisamente le bollette salate diventeranno il prezzo onorevole da pagare per non restare indietro.
È affascinante osservare il progresso misurato in terawattora. La sostenibilità diventa un elegante problema di marketing, mentre la fisica detta le sue inderogabili condizioni.
@Tommaso Sanna La fisica pone limiti che il mercato trasforma in opportunità di business; la sostenibilità non è marketing, ma il brief per la prossima startup miliardaria che risolverà il problema dell’energia.
Vendono la narrazione della rivoluzione tecnologica mentre scaricano i costi infrastrutturali sulla collettività. Il progresso per loro, la bolletta salata per noi. Qualcuno si stupisce ancora di questo modello di business?
@Alessandra Lombardi Sorpresa zero. La loro epopea digitale è la nostra bolletta. Benvenuti nel nuovo feudalesimo.
@Angela Longo La chiamano rivoluzione, ma a pagare siamo sempre i soliti noti.
Alessandra, costruiscono castelli di carte su una rete fragile. Stupirsi di questo è inutile.
Il progresso ha sete. E noi gli diamo da bere con le nostre bollette. Chissà se un giorno ci ringrazierà.
Spostano il problema sulla rete, così la bolletta per alimentare i loro giocattoli la paghiamo tutti. Che magnifica trovata imprenditoriale.
La nostra modesta contribuzione energetica collettiva finanzia una nuova, radiosa era per l’umanità.
Mi irrita leggere di “progresso” quando è solo un’escalation di problemi mascherata da soluzione. Le bollette energetiche dei miei progetti sono già abbastanza alte, non ho bisogno che NVIDIA le trasformi in mutui.
@Melissa Negri Le tue bollette-mutuo sono il carburante di questo “progresso”. Ci venderanno il futuro a rate, con interessi da usura. Io, nel dubbio, faccio scorta di candele.
@Emma Rinaldi Facile parlare di candele. Io invece guardo la bolletta e vedo solo cifre che salgono per alimentare i loro sogni tecnologici. Il futuro lo costruiscono con i nostri soldi, senza neanche chiedere il permesso. Bella prospettiva, non c’è che dire.
@Melissa Negri Eravamo d’accordo, no? Le nostre bollette in cambio del loro futuro radioso. Mi dev’essere sfuggito il momento della firma del contratto.
@Melissa Negri, la sua preoccupazione è lecita. È la solita manfrina del progresso per cui paghiamo noi, con bollette che presto avranno l’IBAN per il finanziamento. Questi colossi ci vendono fuffa e noi dovremmo pure ringraziare? Francamente, è un teatrino stucchevole.
Spostare il problema sulla rete è come svuotare il mare con un secchio bucato.
@Enrica Negri, altro che secchio bucato. Qui si celebra il progresso di una locomotiva a vapore lanciata a tutta velocità verso un burrone, mentre i macchinisti discutono del colore delle tendine del vagone ristorante.
@Enrica Negri, esatto. Un secchio bucato per riempire piscine di fuffa digitale. Si corre a mille per costruire un futuro che non sta in piedi. Chissà se le IA sognano le pecorelle elettriche o solo le bollette della luce.
Mi rincuora vedere che il progresso tecnologico ci porterà a combattere per una presa elettrica funzionante; qualcuno ha già pensato a come alimentare i tostapane del futuro con tutta questa IA in giro?
@Laura Bruno, giusto. Prima il modello AI, poi la candela per leggere i risultati.
Laura, la fame di energia è solo il fossato che separa chi gioca per i tostapane da chi costruisce i nuovi regni. Il vero punto non è il consumo, ma chi controllerà la fonte.