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Dallo shopping semplificato alle partnership con i colossi del retail: chi controllerà davvero le nostre scelte d’acquisto nell’era dell’intelligenza artificiale?
OpenAI integra funzioni di acquisto in ChatGPT, trasformandolo in un personal shopper che centralizza l'intero processo in una chat. Se da un lato questa mossa promette convenienza, dall'altro solleva seri dubbi sulla nascita di un nuovo guardiano del mercato digitale, capace di influenzare le scelte dei consumatori e penalizzare i piccoli brand.
ChatGPT diventa il tuo commesso personale: la rivoluzione dello shopping è qui, ma a quale prezzo?
Pensa all’ultima volta che hai cercato di comprare qualcosa online. Probabilmente hai aperto una decina di schede del browser, confrontato prezzi su siti diversi, letto recensioni sparse qua e là, per poi magari abbandonare tutto per la frustrazione.
Ecco, OpenAI sta scommettendo forte sul fatto che questa fatica sia arrivata al capolinea. L’azienda ha infatti integrato funzionalità di acquisto direttamente dentro ChatGPT, trasformando il suo chatbot da semplice assistente informativo a un vero e proprio personal shopper. L’idea è semplice e potente: condensare l’intero processo di scoperta, comparazione e acquisto in un’unica conversazione.
Questa mossa non è un piccolo aggiornamento, ma un vero e proprio scossone al mondo del commercio digitale. Invece di una lista di link blu da cliccare, ora puoi chiedere a ChatGPT di trovarti un prodotto e lui ti risponde con una selezione curata, completa di confronti, prezzi in tempo reale e recensioni, permettendoti di comprare senza mai lasciare la finestra della chat.
Come descritto da Search Engine Journal, questo approccio collassa il tradizionale percorso d’acquisto in un singolo dialogo, eliminando di fatto intermediari e passaggi macchinosi.
Tutto liscio, veloce e apparentemente perfetto.
Ma se l’intero viaggio del cliente si sposta all’interno di una chat proprietaria, chi decide davvero cosa vedi e, soprattutto, cosa finisci per comprare?
Un nuovo guardiano all’ingresso del mercato digitale
Diciamocelo chiaramente: questa non è solo una questione di comodità per l’utente.
È una mossa strategica che mira a scardinare il dominio di Google nella ricerca di prodotti e a ridefinire le regole del gioco.
Fino a ieri, il successo di un brand online dipendeva dalla sua capacità di posizionarsi sui motori di ricerca. Domani, potrebbe dipendere dalla sua visibilità all’interno di una conversazione con un’IA.
Greg Jarboe, un esperto di marketing digitale, ha definito questa evoluzione “un cambiamento epocale nella scoperta dei prodotti, nell’attribuzione delle vendite e nel potere dei brand”.
E ha ragione.
OpenAI promette che le classifiche dei prodotti saranno organiche, basate su segnali come prezzo, disponibilità e soddisfazione del cliente, senza sponsorizzazioni.
Una promessa allettante, certo, ma è difficile non essere scettici.
Quando un’unica entità controlla il canale attraverso cui passano le decisioni d’acquisto di milioni di persone, quanto tempo passerà prima che la “rilevanza” inizi a coincidere con gli interessi commerciali di chi paga di più?
Stiamo assistendo alla nascita di un nuovo, potentissimo guardiano all’ingresso del mercato, uno che potrebbe rendere ancora più difficile la vita ai piccoli brand che non possono permettersi accordi strategici.
E mentre colossi come Walmart e Shopify, come riportato da più fonti, stanno già saltando a bordo stringendo partnership con OpenAI, la domanda sorge spontanea:
Che fine faranno tutti gli altri?
Il futuro dello shopping è una conversazione (controllata?)
La strategia di OpenAI è chiara: creare un ambiente chiuso dove l’utente non ha più bisogno di uscire. Con l’introduzione della funzione Instant Checkout, annunciata sul blog ufficiale dell’azienda, il cerchio si chiude.
Non solo trovi il prodotto, ma lo paghi direttamente in chat, magari con la carta di credito che hai già salvato nel tuo account.
Comodo, senza dubbio, ma significa anche affidare a un’unica azienda non solo le tue ricerche e le tue domande, ma anche le tue abitudini d’acquisto e i tuoi dati di pagamento.
La promessa è quella di uno shopping più umano, conversazionale e personalizzato.
Un’esperienza tagliata su misura per te.
La realtà, però, potrebbe essere quella di un mercato dove le scelte sono sottilmente guidate da algoritmi opachi, le cui priorità non sono necessariamente le tue.
La vera partita non si gioca sulla comodità, ma sul controllo dei dati e sull’influenza che questi dati possono avere sui nostri comportamenti di consumo.
La rivoluzione conversazionale è iniziata, ma spetta a noi capire se vogliamo esserne protagonisti o semplicemente i destinatari di consigli d’acquisto sempre più “perfetti”.

L’eliminazione della fatica decisionale prelude alla neutralizzazione del libero arbitrio. Un click, zero sbatti. Si acquista ciò che il gatekeeper propone. Benvenuti nel feed, pecore.
Angela Longo, il pastore digitale ci toglie la fatica di scegliere il pascolo. Peccato che l’erba sia sempre quella del suo sponsor. Un bel gregge.
Angela Longo, il libero arbitrio non è mai stato una metrica ad alta conversione.