Google rivoluziona l’e-commerce con l’AI Mode: la fine del sito web come lo conosciamo?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Rivoluzione e-commerce: Google detta le nuove regole, ma cosa perdono i venditori in questo scenario dominato dall’AI?

Google lancia la sua più grande offensiva sull'e-commerce con il nuovo Universal Commerce Protocol (UCP) e strumenti basati su IA. L'obiettivo è permettere agli utenti di acquistare direttamente dai risultati di ricerca, bypassando i siti dei venditori. Una mossa che promette efficienza ma rischia di relegare i negozi a un ruolo marginale, cedendo il controllo della relazione col cliente a Google.

Google si prende l’e-commerce: la fine del carrello come lo conosciamo?

Google ha deciso di riscrivere le regole del gioco dell’e-commerce, e lo sta facendo in un modo così radicale da cambiare per sempre il modo in cui i clienti trovano, confrontano e acquistano prodotti. L’azienda ha svelato una serie di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, pensati per far sì che tu, cliente, non debba mai più lasciare il suo ambiente per completare un acquisto.

Al centro di questa rivoluzione c’è il Universal Commerce Protocol (UCP), uno standard aperto sviluppato mettendo insieme un’alleanza di pesi massimi del settore come Shopify, Etsy, Target e Walmart, con il benestare di colossi dei pagamenti come Mastercard, Visa e American Express, come riportato su Search Engine Journal.

Ma cosa significa, in parole povere, questo protocollo universale?

Significa creare un linguaggio comune che permette agli agenti AI, ai sistemi dei negozi e ai fornitori di pagamenti di parlarsi senza intoppi. In pratica, Google sta costruendo l’autostrada su cui viaggeranno le transazioni del futuro, eliminando la necessità di deviare verso il sito del singolo venditore.

La prima applicazione concreta di tutto ciò è già realtà negli Stati Uniti: un checkout diretto all’interno della Ricerca Google e dell’app Gemini. Stai cercando un prodotto, l’AI ti dà dei consigli e… zac, compri direttamente da lì, con i dati di spedizione e pagamento già pronti grazie a Google Wallet.

Una mossa che, sulla carta, dovrebbe semplificare la vita a tutti.

Ma siamo sicuri che sia così?

Perché se il cliente non arriva più sul tuo sito, cosa perdi per strada?

Il sito e-commerce diventa un fantasma?

La vera scossa di questa trasformazione sta proprio qui: la transazione si completa senza che l’utente metta mai piede sul sito del venditore. Questo stravolge decenni di strategie e-commerce basate sull’attirare traffico, ottimizzare l’esperienza utente sulla propria piattaforma e raccogliere dati preziosi.

Certo, il retailer rimane ufficialmente il “venditore” e incassa i soldi, ma perde il contatto diretto nel momento più caldo del processo d’acquisto. È un po’ come avere un negozio bellissimo, ma i clienti comprano da un catalogo che gli mostra un intermediario, senza mai varcare la tua soglia.

Per addolcire la pillola, Google ha lanciato anche il Business Agent, un assistente virtuale personalizzabile che appare nei risultati di ricerca. In pratica, è un commesso AI con il tuo marchio che risponde alle domande dei clienti, ma lo fa sempre e comunque nel salotto di Google.

Questa dinamica crea una pressione enorme, specialmente per i piccoli e medi negozi. Se i grandi marchi aderiscono al protocollo di Google, chi rimane fuori rischia di diventare invisibile nei nuovi flussi di acquisto guidati dall’intelligenza artificiale.

Se un utente si abitua a comprare con un clic dentro Gemini, perché dovrebbe fare la fatica di visitare un sito esterno?

A questo si aggiungono i Direct Offers, un programma pilota che permette ai brand di mostrare sconti esclusivi agli utenti proprio mentre stanno cercando un prodotto. Ancora una volta, è Google a decidere quando e come mostrare l’offerta, relegando il venditore a un ruolo sempre più passivo.

La domanda sorge spontanea: si sta forse cedendo il controllo diretto sul cliente in cambio di una vendita più facile?

Un gioco a cui non puoi non partecipare

La mossa di Google non è un fulmine isolato, ma la spinta più decisa in una direzione che tutto il settore tecnologico sta prendendo. Come descritto da TechCrunch, anche Shopify ha stretto un accordo simile con Microsoft per integrare gli acquisti dentro l’assistente Copilot.

La verità è che la battaglia per il futuro del commercio si combatte sul campo degli agenti AI, e chi controlla l’agente, controlla il cliente. Google sta investendo pesantemente per assicurarsi che il suo agente sia quello predefinito per fare shopping, esattamente come ha fatto per la ricerca di informazioni.

Per i negozi online, la situazione è delicata.

Aderire a questo nuovo sistema significa accedere a un flusso di clienti ad alta intenzione d’acquisto, ma al prezzo di delegare a Google una parte fondamentale della relazione con il cliente. Non partecipare, d’altra parte, potrebbe significare essere tagliati fuori da una fetta crescente del mercato.

Ci stiamo muovendo verso un futuro in cui “visitare un negozio” non significherà più digitare un indirizzo web, ma semplicemente fare una domanda a un’intelligenza artificiale.

E in questo nuovo mondo, le regole le sta scrivendo, ancora una volta, Google.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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