xAI di Elon Musk: una voragine finanziaria mascherata da crescita?

Anita Innocenti

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Perdite vertiginose e spese folli per realizzare il sogno di un’IA che alimenti i robot umanoidi, ma i finanziamenti basteranno?

Nonostante i ricavi in crescita, xAI di Elon Musk naviga in un mare di perdite, bruciando quasi un miliardo al mese. Sostenuta da finanziamenti colossali, la scommessa sull'intelligenza artificiale appare come una corsa sfrenata verso un futuro incerto. È una strategia visionaria o il preludio di una bolla spettacolare destinata a scoppiare?

xAI: una voragine finanziaria mascherata da crescita?

Quando senti parlare di xAI, la startup di Elon Musk, probabilmente pensi a grandi promesse e intelligenza artificiale rivoluzionaria.

Ma c’è un’altra faccia della medaglia, una che parla di soldi che bruciano a una velocità impressionante.

Documenti finanziari interni, come descritto da Bloomberg, parlano chiaro: una perdita netta di 1,46 miliardi di dollari solo nel terzo trimestre del 2025. Un dato che non solo segna un peggioramento rispetto al miliardo perso nel primo trimestre, ma che solleva più di una domanda sulla sostenibilità del progetto.

Questa cifra, per quanto enorme, è solo la punta dell’iceberg di una strategia di spesa che definire aggressiva sarebbe un eufemismo.

Nei primi nove mesi del 2025, xAI ha bruciato circa 7,8 miliardi di dollari di liquidità, spendendo quasi un miliardo al mese per infrastrutture, cervelli da assumere e ricerca. Pensa che la perdita a livello di EBITDA ha già superato i 2,4 miliardi di dollari a settembre, andando oltre le previsioni per l’intero anno.

Il paradosso di xAI: ricavi in aumento, perdite da capogiro

Eppure, in questo mare di rosso, spunta un dato che potrebbe confondere: i ricavi crescono. E anche bene. Nel terzo trimestre, xAI ha fatturato 107 milioni di dollari, quasi il doppio del trimestre precedente, con un utile lordo che è schizzato da 14 a 63 milioni.

Sembra una buona notizia, vero?

Non così in fretta.

Anche con questa crescita, l’azienda rischia di mancare l’obiettivo annuale di 500 milioni di dollari, essendosi fermata a circa 200 milioni a fine settembre. È un po’ come avere un’auto velocissima che consuma più carburante di quanto tu possa mai mettere nel serbatoio.

A questo punto la domanda sorge spontanea: come fa un’azienda che perde così tanto a continuare non solo a esistere, ma a pianificare un’espansione colossale, come descritto da Futurism?

La risposta sta in una potenza di fuoco finanziaria che pochi possono vantare.

La grande scommessa: 20 miliardi di dollari per alimentare il sogno di Musk

Per sostenere questa corsa sfrenata, xAI ha chiuso un round di finanziamento da 20 miliardi di dollari, che ha portato la valutazione della società a una cifra stratosferica di 230 miliardi. Nomi come Nvidia, Valor Equity Partners e l’autorità di investimento del Qatar hanno messo mano al portafoglio, portando il totale dei finanziamenti a oltre 40 miliardi.

Denaro fresco che, secondo i dirigenti, basterà a coprire le spese per almeno un altro anno.

Ma per fare cosa, esattamente?

L’obiettivo, secondo i vertici, non è creare un’altra azienda di software, ma quella che Musk ha battezzato “Macrohard”, un’entità focalizzata unicamente sull’IA, con l’ambizione finale di alimentare i robot umanoidi Optimus di Tesla per rimpiazzare il lavoro umano.

Le perdite di xAI, per quanto gigantesche, non sono un caso isolato nel settore. La corsa all’IA è una partita costosa in cui tutti i grandi giocatori stanno investendo cifre da capogiro per accaparrarsi infrastrutture, come il nuovo data center da 20 miliardi in Mississippi, e i migliori talenti.

La vera domanda, però, rimane aperta: questa strategia di bruciare miliardi oggi in nome di una promessa di rivoluzione domani è sostenibile a lungo termine?

O stiamo assistendo alla creazione di una bolla spettacolare, alimentata da visioni futuristiche e finanziamenti senza precedenti, destinata a scontrarsi prima o poi con la dura realtà del profitto?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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