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L’assistente desktop di Anthropic automatizza le attività quotidiane, ma solleva interrogativi sulla sicurezza dei dati e sul controllo che avremo sui nostri dispositivi.
Anthropic sfida OpenAI e Google con Cowork, un agente AI desktop che promette di automatizzare le attività quotidiane con semplici comandi. Nato come estensione del tool per sviluppatori Claude Code, questo "collega digitale" solleva però importanti interrogativi sulla sicurezza dei dati e sul rischio di un lock-in tecnologico, pur rappresentando un passo avanti nell'interazione uomo-macchina.
Anthropic lancia Cowork: il tuo nuovo collega AI o un altro modo per legarti a un’azienda?
Da tempo sentiamo parlare di agenti AI, software intelligenti capaci di agire in autonomia sui nostri dispositivi. Finora, però, erano per lo più strumenti complessi, roba da programmatori.
Anthropic, una delle aziende leader nel settore, ha deciso di cambiare le carte in tavola presentando Cowork, un assistente desktop che promette di portare queste capacità a chiunque, anche a chi di codice non capisce assolutamente nulla.
L’idea è quella di automatizzare le noiose attività quotidiane con semplici comandi vocali o testuali.
Una rivoluzione interessante, ma che nasconde anche qualche interrogativo.
La mossa è chiaramente strategica: portare le capacità del loro acclamato strumento per sviluppatori, Claude Code, a un pubblico molto più vasto.
Ma come funziona esattamente questo nuovo “collega” digitale?
Che cos’è questo Cowork, in parole povere?
Mettiamola semplice: Anthropic ha preso il suo potentissimo strumento per programmatori e gli ha tolto tutta la parte tecnica, rendendolo accessibile tramite un’interfaccia intuitiva.
In pratica, dai a Claude il permesso di “vedere” una specifica cartella sul tuo computer e poi gli assegni dei compiti parlandogli come faresti con un assistente umano.
Lui, in autonomia, legge, modifica e crea file per portare a termine il lavoro.
Gli esempi mostrati sono concreti: puoi chiedergli di riorganizzare la cartella dei download rinominando i file in modo ordinato, trasformare una pila di screenshot di ricevute in un foglio di calcolo per le spese, oppure creare una presentazione partendo dalla registrazione di una riunione.
Può persino navigare sul web per completare attività che richiedono informazioni online.
La differenza chiave, secondo l’azienda, è che non devi stare lì a guidarlo passo dopo passo: puoi assegnargli più compiti e lui li elabora in parallelo.
Fin qui, tutto molto promettente.
Ma la parte più interessante è come e perché sono arrivati a creare questo strumento.
Nato quasi per caso (e costruito in 10 giorni)
A quanto pare, l’idea di Cowork non è nata in una riunione strategica, ma osservando gli utenti. Anthropic si è accorta che un sacco di gente, programmatori inclusi, stava già usando Claude Code per fare tutt’altro: ricerche per le vacanze, organizzazione di email, persino per monitorare la crescita delle piante. Hanno capito che c’era una richiesta enorme per un’automazione intelligente che andasse ben oltre la scrittura di codice.
E qui la cosa si fa quasi incredibile: Anthropic dichiara di aver costruito e lanciato Cowork in circa 10 giorni, usando proprio Claude Code. In pratica, un’intelligenza artificiale ha costruito la sua “sorella” non tecnica, comprimendo i tempi di sviluppo in un modo che fino a poco fa sarebbe stato impensabile, come descritto nel dettaglio da Karo Zieminski.
Una velocità che fa riflettere, certo.
Ma quando si corre così veloci, spesso ci si dimentica di qualcosa per strada.
E se quel qualcosa fosse la sicurezza dei nostri dati?
La grande scommessa contro OpenAI e Google, con qualche rischio
Diciamocelo, questa mossa di Anthropic è un attacco diretto e frontale ai giganti del settore.
Mentre Microsoft spinge da anni il suo Copilot con risultati, a quanto pare, non proprio esaltanti, Anthropic punta a prendersi una categoria intera: quella dell’esecuzione autonoma di compiti direttamente sul computer dell’utente.
Una cosa che, al momento, né ChatGPT né Gemini fanno allo stesso modo.
Tuttavia, c’è un “ma”.
La stessa Anthropic ammette, tra le righe, che Cowork non è immune ad attacchi di “prompt injection” e che, se le istruzioni non sono chiarissime, potrebbe anche fare danni, come cancellare file locali per errore.
L’azienda si affretta a dire che ci sono delle difese, ma che la sicurezza degli agenti AI è un campo ancora in pieno sviluppo.
È una mossa per darci più potere o, come ha commentato qualcuno sui social, per creare un “AI lock-in per l’intero ufficio”?
Per ora, l’accesso non è per tutti. Cowork è disponibile in anteprima solo per gli abbonati al piano più costoso, Claude Max, attraverso l’app per macOS.
Una strategia classica per creare attesa e raccogliere dati da un gruppo ristretto di utenti.
La vera domanda, quindi, non è tanto se questi strumenti cambieranno il nostro modo di lavorare, ma a chi stiamo affidando le chiavi del nostro computer.
E una volta consegnate, sarà così facile riprendersele?
