Grok e i deepfake: Apple e Google complici?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Dietrofront delle Big Tech? I dubbi sulla gestione dei contenuti generati da Grok, tra accuse di doppi standard e silenzi assordanti

Il chatbot Grok di X viene usato per creare deepfake sessuali, violando le policy degli app store. Eppure, Apple e Google non rimuovono l'app, scatenando l'ira di tre senatori americani e l'avvio di indagini in Europa. La controversa "soluzione" di Elon Musk, che propone di rendere la funzione a pagamento, non fa che alimentare le polemiche internazionali.

Grok e i deepfake sessuali: Apple e Google fanno finta di niente?

Sta succedendo qualcosa di molto strano negli app store di Apple e Google.

Mentre le due aziende si vantano da sempre di avere policy rigidissime a protezione degli utenti, soprattutto dei minori, sembra che queste regole diventino stranamente flessibili quando si tratta di X (il fu Twitter) e del suo chatbot, Grok.

La questione è talmente seria che tre senatori democratici americani hanno preso carta e penna e scritto direttamente ai CEO dei due colossi, chiedendo una spiegazione che, a oggi, non è ancora arrivata.

Il punto è semplice: gli utenti hanno scoperto che si può usare Grok per creare deepfake a sfondo sessuale. In pratica, puoi dargli in pasto la foto di una persona reale e chiedergli di spogliarla o di metterla in pose sessualizzate.

Il risultato non solo è disgustoso, ma viene anche pubblicato automaticamente come risposta pubblica su X, con vittime che sono principalmente donne e bambini.

Un meccanismo che viola palesemente le regole sia di Apple che di Google.

Eppure, Grok è ancora lì, disponibile al download.

Due pesi, due misure? la strana tolleranza degli app store

Quello che fa davvero pensare è il doppio standard. I senatori Wyden, Luján e Markey, nella loro lettera, hanno ricordato ad Apple e Google come in passato siano state fulminee nel rimuovere app come ICEBlock e Red Dot, colpevoli, secondo l’amministrazione, di mettere a rischio gli agenti federali.

Quelle app, però, non creavano contenuti illegali o dannosi; semplicemente tracciavano operazioni di immigrazione.

Allora la domanda sorge spontanea:

perché un’app che permette di generare materiale pedopornografico o di abuso non consensuale resta tranquillamente sugli store, mentre altre, per motivi decisamente meno gravi, vengono fatte sparire in un attimo?

Diciamocelo, la coerenza non sembra essere il punto forte di Cupertino e Mountain View in questa faccenda.

La sensazione è che le regole valgano per tutti, tranne che per i giganti come X.

E di fronte a tutto questo, cosa fa X, la casa madre di Grok?

La risposta, purtroppo, non è quella che ti aspetti.

La “soluzione” di Musk: far pagare per contenuti illegali

La reazione di Elon Musk, inizialmente, è stata una serie di emoji che ridono sotto un deepfake di se stesso. Poi, di fronte alle critiche crescenti, è arrivata la “soluzione”: le funzioni di generazione di immagini di Grok sarebbero state limitate ai soli utenti paganti.

In pratica, se vuoi creare contenuti sessuali non consensuali, devi pagare.

Una mossa che, invece di risolvere il problema, ha dato l’impressione di volerlo monetizzare.

Ma non è finita qui.

Diversi utenti hanno segnalato che, anche dopo questa modifica, era ancora possibile accedere a queste funzioni da account gratuiti, dimostrando che i controlli tecnici messi in piedi da X erano, nel migliore dei casi, approssimativi.

La toppa sembra essere peggio del buco.

Ma se Oltreoceano la situazione è già tesa, in Europa si sta preparando una vera e propria tempesta.

L’Europa non ci sta: la pressione internazionale sale

L’Unione Europea ha messo subito le cose in chiaro, ordinando a X di conservare tutti i documenti relativi a Grok fino al 2026, un segnale inequivocabile che si sta preparando un’indagine approfondita.

Anche il Regno Unito, attraverso il suo garante per le comunicazioni, ha avviato una valutazione rapida ai sensi dell’Online Safety Act, e il Primo Ministro Keir Starmer ha definito le immagini “illegali”, non escludendo nessuna opzione, compreso il ban totale di X dal Paese.

La Commissione Europea ha liquidato la proposta di Musk di limitare la funzione agli utenti a pagamento con una frase lapidaria:

“Che siano a pagamento o meno, non vogliamo vedere immagini del genere”.

A questo coro si sono unite anche Malesia, India e Francia, che hanno chiesto spiegazioni urgenti a X e xAI.

La pressione sta montando da ogni angolo del globo, e la posizione di Apple e Google diventa ogni giorno più difficile da difendere.

La vera domanda, alla fine, non è se le loro policy esistano, ma per chi valgano davvero.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore