Wikipedia vende i dati ai giganti dell’IA: accordi con Amazon, Meta e Microsoft per sopravvivere

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Wikipedia vende la sua conoscenza all’IA: un accordo per sopravvivere o un patto col diavolo?

La Wikimedia Foundation, per far fronte ai costi generati dall'uso intensivo dei suoi dati da parte delle IA, ha stretto accordi commerciali con colossi come Amazon, Meta e Microsoft. Questa mossa, presentata come necessaria per la sopravvivenza, solleva però seri dubbi etici: la conoscenza libera si trasforma in un prodotto, basato sul lavoro volontario e venduto al miglior offerente.

Wikipedia bussa alla cassa dei giganti dell’IA

Pensa a Wikipedia.

L’enciclopedia libera, quella fatta da volontari, quella che ci ha salvato tutti durante un esame.

Bene, tieniti forte: ora sta stringendo accordi commerciali con i colossi della tecnologia.

La notizia è emersa in occasione del 25° anniversario della piattaforma e i nomi sul tavolo sono quelli che contano: Amazon, Meta, Microsoft, Mistral AI e Perplexity. Questi si aggiungono a partner precedenti, creando un gruppo di clienti di Wikimedia Enterprise, il braccio commerciale della fondazione. In pratica, la conoscenza collettiva del mondo ora ha un listino prezzi ufficiale per le grandi aziende.

Ma aspetta un attimo.

Una fondazione no-profit che si mette a vendere i dati ai giganti che, in teoria, dovrebbe tenere d’occhio?

C’è qualcosa sotto, e non è solo una questione di festeggiare un compleanno.

Il vero motivo: quando l’IA diventa un costo (e una minaccia)

Il punto è che le intelligenze artificiali, per diventare così intelligenti, si sono “abbuffate” di contenuti presi da Wikipedia. Questo processo, chiamato scraping, fa schizzare alle stelle i costi dei server per la Wikimedia Foundation.

Ma il problema è doppio. Non solo le IA usano i dati, ma poi li rielaborano e li servono agli utenti sotto forma di risposte dirette.

Il risultato?

Tu fai una domanda a un chatbot, lui ti dà la risposta presa da Wikipedia e tu non visiti più il sito originale. Meno traffico significa meno donazioni e, a lungo termine, una minaccia concreta alla sopravvivenza stessa dell’enciclopedia.

La soluzione, quindi, è stata creare un accesso a pagamento tramite API ad alte prestazioni, una specie di corsia preferenziale per le aziende che vogliono usare i dati su larga scala.

E loro, ovviamente, hanno risposto presente.

Ma cosa dicono questi colossi per giustificare l’accordo?

Preparati, perché le loro dichiarazioni sembrano uscite da un manuale di comunicazione aziendale.

Tra dichiarazioni di principio e dubbi concreti: chi ci guadagna davvero?

Microsoft, per bocca del suo vicepresidente Tim Frank, parla di voler “creare un futuro dell’IA responsabile”, dove la qualità dell’informazione è al centro di tutto. Anche altri partner, come riporta la stessa Wikimedia Foundation, sottolineano il loro impegno per un’IA etica e rispettosa dei creatori di contenuti.

Parole bellissime, non c’è che dire.

Peccato che la realtà sia un po’ più complessa.

Tutto questo flusso di denaro si basa sul lavoro gratuito di circa 250.000 redattori volontari che, come descritto da The Register, non vedranno un centesimo. In più, la qualità stessa dei contenuti di Wikipedia è da tempo sotto esame, a causa di editor attivisti o pagati per inserire punti di vista specifici.

La domanda che resta sul tavolo è pesante: per salvarsi, Wikipedia sta forse cedendo un pezzo della sua anima, trasformando la conoscenza libera e diretta in una risorsa filtrata e venduta al miglior offerente?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore