OpenAI lancia ChatGPT Go: ma ne avevamo davvero bisogno?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Un nuovo piano tariffario che si posiziona tra la versione gratuita e quella Plus, offrendo un assaggio delle funzionalità premium senza l’impegno economico del piano superiore

OpenAI lancia ChatGPT Go, un nuovo piano di abbonamento che si posiziona tra la versione gratuita e quella Plus. L'offerta, pensata per utenti regolari, promette accesso a modelli avanzati con alcune limitazioni. La mossa solleva però un interrogativo: è un reale valore aggiunto o una strategia per spingere gli utenti a pagare, creando un divario competitivo?

OpenAI lancia ChatGPT Go: ma è davvero la svolta che aspettavamo?

Quando pensi che OpenAI abbia già sparato tutte le sue cartucce, ecco che tira fuori dal cilindro un’altra novità: arriva sul mercato globale ChatGPT Go.

Sì, hai capito bene, un nuovo nome si aggiunge alla famiglia.

Ma prima di correre a vedere di cosa si tratta, fermati un attimo.

La vera domanda che dovresti porti non è cosa sia, ma perché arriva proprio ora, in un momento in cui la competizione sull’intelligenza artificiale è più agguerrita che mai.

La risposta, come sempre, non è così scontata come sembra.

Arriva ChatGPT Go: l’anello mancante o un’altra spesa?

In poche parole, ChatGPT Go si presenta come un nuovo piano di abbonamento. Come annunciato direttamente da OpenAI, questa opzione si posiziona strategicamente tra la versione gratuita, che ormai tutti usiamo, e quella Plus, decisamente più potente ma anche più costosa.

L’idea di un’opzione intermedia non è nuova, ma viene da chiedersi se non sia solo un modo per convincere chi è ancora indeciso a mettere mano al portafoglio, offrendo un assaggio delle funzionalità premium senza richiedere l’impegno economico del piano superiore.

Diciamocelo, la mossa è furba.

Ma è un vantaggio reale per te o solo per le casse di OpenAI?

La risposta, come sempre, sta nei dettagli di cosa ti mettono sul piatto.

Cosa c’è dentro il pacchetto “Go”?

Analizzando l’offerta, ChatGPT Go sembra pensato per chi usa l’IA in modo più che occasionale, ma non ha bisogno di tutta la potenza di fuoco del piano Team o Enterprise. Parliamo di un accesso più rapido ai modelli di ultima generazione, come GPT-4, ma con dei limiti di utilizzo più stringenti rispetto al fratello maggiore.

Questa mossa si inserisce in una lunga sequenza di aggiornamenti che, come descritto nella cronologia raccolta da Search Engine Journal, ha trasformato un semplice chatbot in uno strumento sempre più complesso e stratificato. Sembra quasi che OpenAI stia testando la nostra soglia di sopportazione alla spesa, frammentando l’offerta per capire fin dove siamo disposti a pagare per un briciolo di efficienza in più.

Ma al di là del costo, la vera domanda è un’altra:

questa nuova mossa cambia le regole del gioco per noi professionisti e per il mercato?

L’impatto reale: cosa significa per il tuo lavoro

Qui le cose si fanno interessanti.

L’introduzione di un piano “low-cost” a pagamento potrebbe, nel tempo, rendere la versione gratuita sempre meno appetibile, quasi una demo con prestazioni limitate per spingerti a fare l’upgrade. È una strategia commerciale vecchia come il mondo, ma applicata a una tecnologia così pervasiva solleva qualche dubbio.

Stiamo forse andando verso una “serie A” e una “serie B” degli utenti di intelligenza artificiale, dove chi paga ha un vantaggio competitivo concreto?

OpenAI sta chiaramente giocando una partita a scacchi, posizionando le sue pedine per dominare non solo la fascia alta del mercato, ma anche quella intermedia.

La corsa all’IA, però, non si vince con un abbonamento in più, ma dimostrando un valore reale e tangibile nel lavoro di ogni giorno.

OpenAI ha fatto la sua mossa.

Ora la palla passa a noi, nel capire se questa nuova proposta è un vero alleato o solo l’ennesima voce di costo in un bilancio già affollato.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

20 commenti su “OpenAI lancia ChatGPT Go: ma ne avevamo davvero bisogno?”

  1. Alessio De Santis

    Ci stanno pescando con l’amo. Un piccolo verme per attirarci. Prima questo Go, poi chissà. Ci tirano lentamente nella loro rete digitale, un filo alla volta. Come faremo a liberarci quando le maglie saranno troppo strette?

    1. Alessio, le maglie della rete sono segmenti di mercato. Ci etichettano con un prezzo. La libertà non è un’opzione prevista.

    2. Alessio, la loro rete digitale è solo un altro carrello da abbandonare. Il vero fastidio sono le email che mandano per farti completare l’acquisto.

  2. Riccardo De Luca

    Stanno affettando il prodotto come un salame. Ogni fetta ha un prezzo diverso. Finiremo per pagare l’abbonamento anche per il tasto invio. Una genialata, a suo modo.

  3. Questa frammentazione dell’offerta è una mossa calcolata per abbassare la soglia psicologica all’acquisto, un’operazione che riconosco fin troppo bene. Mi chiedo quanto del mio cinismo sia solo invidia per chi applica queste tattiche con una certa eleganza.

  4. Ci abituano alla mangiatoia, così il salto al pasto completo sembra meno ripido. Il vero prezzo non è l’abbonamento, è l’atrofia del nostro giudizio. Quando smetteremo di cascare in trappole così elementari?

  5. Benedetta Donati

    Hanno costruito il purgatorio degli indecisi. Una gabbia dorata per chi sta nel mezzo, così possono studiarci meglio. Ci mettono un’etichetta e aspettano. Mi chiedo quale sia la mia.

    1. Benedetta Donati, gabbia dorata è una visione poetica. Questo è un recinto di prova. Ci danno le briciole per testare la nostra fame prima di venderci il sacco intero. L’etichetta non è un nome, è solo il prezzo sul cartellino.

      1. Benedetta Donati

        Isabella Riva, ci trattano come piccioni al parco, lanciando briciole più costose. Prima o poi ci venderanno la panchina su cui siamo seduti.

    2. Benedetta Donati, più che una gabbia, questo è il pascolo di prova dove separano le pecore. Ti danno un po’ di erba buona per vedere quanto vali. Non chiederti che etichetta ti danno, chiediti se hai intenzione di restare in quel recinto.

  6. La discussione sulla sete indotta è superata, la vera mossa è creare un prodotto per l’eterno indeciso. Un limbo a pagamento che non soddisfa né il curioso né l’esigente. Mi chiedo se questo piano sia il riflesso di un mercato o della sua insicurezza.

    1. Riccardo De Luca

      Melissa Negri, il prodotto per l’eterno indeciso è un colpo di genio. Un contentino a pagamento per chi non sa che pesci pigliare. Compri il biglietto per la sala d’attesa. Resta da capire se poi qualcuno ti apre la porta.

  7. Chiara De Angelis

    La solita segmentazione del mercato. Prima creano l’abitudine, poi il bisogno di un upgrade. E noi utenti ci sentiamo sempre un gradino sotto. Quanto siamo prevedibili nel cascarci ogni volta.

    1. Chiara, è come se ti offrissero un sorso di vino per farti desiderare l’intera cantina. La vera abilità non è inseguire la bottiglia migliore, ma capire se hai sete del prodotto o di risultati concreti.

      1. Chiara De Angelis

        Carlo, il punto è che la sete te la creano loro. Ti fanno assaggiare il vino buono per poi lasciarti a bocca asciutta.

  8. Un assaggio di funzionalità premium è solo un altro modo per raccogliere dati da chi non può permettersi il piano completo. Diventi un beta tester pagante, in pratica. Un vero affare per noi utenti.

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