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Google giura che Gemini sarà senza pubblicità, ma un report lancia l’allarme: davvero Big G rinuncerà agli introiti pubblicitari legati all’IA?
Mentre OpenAI testa la pubblicità su ChatGPT, Google afferma che il suo Gemini rimarrà senza annunci. Nonostante le smentite ufficiali a voci contrarie, la vera monetizzazione di Google si concentra già su prodotti IA alternativi come AI Overviews, puntando a costruire fiducia sull'assistente. Una scommessa a lungo termine contro i profitti immediati dei rivali.
Gemini senza pubblicità? La scommessa di Google controcorrente
Da una parte abbiamo OpenAI che, senza troppi complimenti, inizia a testare le inserzioni pubblicitarie su ChatGPT. Dall’altra, Google che a gran voce giura di non voler “sporcare” il suo gioiellino, Gemini, con la pubblicità.
Una divergenza di vedute che la dice lunga su come questi due colossi stiano immaginando il futuro, e i profitti, dell’intelligenza artificiale conversazionale.
La strategia di Google, almeno sulla carta, è chiara: prima perfezioniamo il prodotto e costruiamo un rapporto di fiducia con te che lo usi, poi penseremo a come guadagnarci.
A ribadirlo con forza è stato nientemeno che Demis Hassabis, il CEO di Google DeepMind, che durante il World Economic Forum di Davos ha messo a tacere ogni speculazione: non ci sono piani di alcun tipo per portare annunci in Gemini.
Una dichiarazione netta, che suona come una promessa fatta ad utenti e investitori. A fargli eco c’è Dan Taylor, il VP del settore ads di Google, che ha ripetuto il concetto più volte, smentendo categoricamente ogni voce contraria.
Sembra una posizione di una chiarezza disarmante, vero?
Eppure, proprio quando tutto sembrava definito, è spuntato un report che ha rimescolato le carte in tavola.
Il giallo delle inserzioni: tra smentite ufficiali e voci di corridoio
Qualche settimana fa, Adweek ha lanciato la bomba, affermando che alcuni rappresentanti di Google avrebbero informato i grandi inserzionisti dell’intenzione di introdurre annunci su Gemini a partire dal 2026. Una notizia che ha fatto il giro del mondo in pochi minuti, perché contraddiceva palesemente la linea ufficiale.
La reazione di Google non si è fatta attendere: Dan Taylor è intervenuto pubblicamente per smentire tutto, ribadendo che non ci sono piani attuali per cambiare rotta.
Una smentita secca, quasi stizzita.
Ma la domanda resta: da dove è uscita quella notizia?
Un semplice malinteso o una fuga di notizie più o meno controllata per saggiare il terreno?
Diciamocelo, quando si parla di queste cifre, le coincidenze sono rare.
Mentre Google si affanna a spegnere questi incendi mediatici, la vera strategia di monetizzazione legata all’IA sta già girando a pieno regime, ma in un posto completamente diverso.
Perché l’assenza di pubblicità su Gemini non significa affatto che Google abbia rinunciato a guadagnare con l’intelligenza artificiale.
Anzi.
La pubblicità c’è, ma non la vedi (in Gemini)
Google non sta rinunciando agli introiti, ha solo deciso di spostare il campo di gioco.
La pubblicità basata sull’AI non è in Gemini, ma è già attiva e funzionante in prodotti come AI Overviews e AI Mode, ovvero le esperienze di ricerca potenziate dall’intelligenza artificiale.
E i risultati, a quanto pare, sono più che incoraggianti. Queste nuove modalità di ricerca hanno già raggiunto più di 2 miliardi di utenti attivi al mese, e le persone interagiscono con gli annunci presenti in queste sezioni con una frequenza molto simile a quella degli annunci tradizionali.
In pratica, hanno trovato un modo per far funzionare il modello senza intaccare, per ora, l’esperienza conversazionale pura di Gemini.
Questa scelta ci dice molto.
Google sta giocando una partita a lungo termine, puntando a consolidare Gemini come un assistente affidabile prima di pensare a come monetizzarlo direttamente. Una mossa che la differenzia nettamente da OpenAI, forse spinta da una maggiore pressione nel generare ricavi a breve termine.
La vera domanda, però, è un’altra: questa tregua dalla pubblicità su Gemini è una strategia duratura o solo una mossa per guadagnare tempo mentre si perfeziona un modello di advertising meno invasivo e più intelligente?
Staremo a vedere.

Un cavallo di Troia vestito di bianco. Quando usciranno i soldati dalla sua pancia?
Massimo Martino, i soldati non sono le ads, ma i dati che regaliamo. L’obiettivo è costruire fiducia, la monetizzazione arriverà in forme diverse.
Elena Negri, hai ragione, il prezzo sono i dati. Ma questa fiducia mi pare solo un modo per legarci a loro. E dopo?
Hai colto il punto. È la classica mossa per creare dipendenza. Ci legano con un servizio comodo, apparentemente gratuito, e quando diventerà indispensabile le condizioni cambieranno. La fiducia che chiedono oggi è solo il primo passo per legarci a loro domani.
@Massimo Martino La porta della pancia è sempre aperta. I soldati siamo noi, che consegniamo le chiavi della città in cambio di risposte. Google non ha bisogno di pubblicità, possiede già il catasto.
@Giovanni Battaglia Esatto, il catasto è loro. Gemini non è il prodotto, è l’ufficiale giudiziario che viene a fare l’inventario dei nostri pensieri. Ci offrono un caffè mentre ci pignorano il futuro, e noi ringraziamo pure per la cortesia.
Google costruisce un’autostrada senza pedaggio. Peccato venda le mappe dei nostri viaggi al miglior offerente. Svegliatevi, per favore.
Io con le ads ci campo, quindi dovrei essere preoccupato, ma la promessa di una Google altruista mi fa solo sorridere. Aspettiamo che la bolla della “fiducia” scoppi per vedere le prime sponsorizzazioni.